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giovedì 13 Giugno 2024
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    Il Leone (stra)vince l’edizione del decennale del Carnevale Medievale Sancascianese

    Giuria unanime sullo spettacolo su Giotto-Cimabue. Premio speciale drammaturgia alla contrada del Cavallo

    SAN CASCIANO – L'edizione del decennale del Carnevale Medievale Sancascianese la (stra)vince la contrada del Leone, che mette d'accordo i giudici con ben 88 punti, lasciando la seconda classificata (il Gallo) a 61 punti.

     

    Al terzo posto la Torre con 59 punti, al quarto il Giglio con 57 punti. Al quinto il Cavallo con  55 punti. Tranne la prima quindi, come si vede tutte le altre sono state racchiuse in un… fazzoletto.

     

    Classifica frutto delle votazioni dei medievisti Franco Cardini e Anna Benvenuti dell'Università di Firenze e dell’antropologo Fabio Dei dell’Università di Pisa. E poi di Daniela Morozzi, nota attrice televisiva e teatrale, il produttore musicale Claudio Fabi, i giornalisti Silvia Ferretti della redazione del Tg Rai 3, Edoardo Semmola del Corriere Fiorentino, Matteo Pucci, direttore del Gazzettino del Chianti e delle testate SportChianti e WeChianti, e Edlira Mamutaj di Chiantisette.

     

     

    Per l'edizione del decennale inoltre, era stato istituito un premio speciale per la dramamturgia, in cui una giuria specifica ha valutato testo, scrittura, messa in scena, capacità attoriale. 

     

    Giuria composta da Sergio Forconi, celebre attore sancascianese d'origine, in coppia con il regista Alessandro Sarti, le giornaliste Ilaria Biancalani, corrispondente de La Nazione, e Anna Amoroso, penna de Il Nuovo Reporter e Ambra Tuci del Museo Marino Marini Pistoia.

     

    Ad aggiudicarselo la contrada del Cavallo, in una sorta di testa coda che l'ha vista ultima nella classifica generale ma prima in questa speciale, frutto probabilmente di una messa in scena piena comunque di grande pathos.

     

     

    Il Leone vince con Giotto e Cimabue

     

    Una messa in scena in cui ha spiccato il rapporto speciale fra Giotto e Cimabue, con un percorso di costruzione scenica che ha visto la realizzazione "on site" di una delle "Madonne" più famose della storia dell'arte.

     

    La contrada del Leone se l'è giocata così ed ha avuto ragione. Con la bellezza dell'arte, il rapporto fra allievo e maestro, fecondo e proficuo soprattutto per le "umane genti".

     

    "E' questo – scriveva nella presentazione la contrada del Leone – il messaggio che la nostra contrada vuol dare. Poiché se non si osa e si apprezza la diversità il mondo non può cambiare. Così come Giotto, grazie agli insegnamenti del maestro, impose una nuova linfa all'arte, anche noi oggi possiamo apprezzare le novità. E, anzi, mettere qualcosa di nostra parte!".

     

     

    Il Gallo e il tema della donna al rogo

     

    Seconda classificata la contrada del Gallo. Con un classico: la messa al rogo di una giovane donna. Violenza sulle donne: secoli dopo, niente (purtroppo) è ancora così attuale.

     

    La contrada di via Empolese e del Bardella è partita dal ritorno a casa di due uomini, stanchi per la guerra appena combattuta. 

     

    Che tornano in una città in pace, dove però la pace non è per tutti. Non per una donna, che mescola con sapienza le erbe. E che per un equivoco rimane vittima delle credenze dei tempi, andando al rogo con una scena finale molto emozionante.

     

    La Torre e la metafora dei Tarocchi

     

    Molto complesso il tema scelto dalla contrada della Torre, ovvero quello dei Tarocchi. Che risvegliano dal torpore il paese di San Cassiano, ormai troppo sonnolento.

     

    Ma dove c'è un uomo, il giovane Ilario, che non si rassegna a che tutto sia solo… questo. Così un giorno apre la porta "de lo borgo" e fa entrare i Tarocchi.

     

    In una danza tutta giocata sui colori del verde e giallo oro. Una metafora che vede Ilario al centro di una rottura di equilibri che farà diventare lui stesso la… ventiduesima carta.

     

    Il Giglio e due fratelli… avidi

     

    E' l'avidità il tema scelto dalla contrada del Giglio. Quella di due fratelli e del loro padre, per i soldi e per la verità e la conoscenza.

     

    Una avidità che si trasforma in morte e distruzione. Che solo in un momento squarcia il velo e, grazie al ravvedimento di uno dei fratelli, si trasforma per un attimo in salvezza. Della madre, ammalata e guarita.

     

    Ma l'avidità è troppo forte. Più forte dell'uomo. E diventerà la morte dell'intera famiglia. Eppure, come ci racconta la fanciulla a inizio e fine rappresentazione, "… nel mondo c'è quanto basta per le necessità di ogni uomo…".

     

     

    Il Cavallo e la tematica dell'omosessualità

     

    A tratti crudissima la messa in scena della contrada del Cavallo, che ha portato nel Piazzone le macchine di tortura nel loro massimo di brutalità e orrore.

     

    Una tortura prassi di vita quotidiana, che trova concordi il potere economico-nobiliare e quello della Chiesa.

     

    Una tortura che non risparmia un amore fra un nobile e un popolano, sbocciato e non represso. Che diventa morte per il secondo e suicidio per il primo.

     

    Un tema quello dell'omosessualità, come si dirà alla fine, molto, molto attuale. Una rappresentazione che, come detto, ha portato alla vittoria del premio drammaturgia.

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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