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martedì 27 Settembre 2022
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    Dall’inizio del nuovo anno questo luogo di antico sapere e tradizione spenge per sempre le luci

    SAN CASCIANO – Ultime ore per una bottega storica di via 4 novembre, centro storico di San Casciano: dal nuovo anno si spengeranno le luci e le porte rimarranno chiuse chissà per quanto tempo.

     

    Stavolta tocca all’artigiano sessantacinquenne Omero Soffici, un vero artista nella lavorazione del legn,o che è riuscito a creare tanti piccoli e grandi oggetti. Lo abbiamo incontrato.

     

    Com’è arrivata la decisione di cessare l’attività?

    "Sono stati più fattori che mi hanno spinto nell’arco di tre mesi a prendere questa decisione. Per questo settore la crisi è arrivata più tardi rispetto ad altri, ma a un certo punto mi sono reso conto che la situazione non sarebbe migliorata, così ho fatto questa scelta".

     

    Quando iniziò questo lavoro?

    "All’età 14 anni  andando al “Conventino” a Firenze come allievo di Edoardo Fallaci, padre della giornalista Oriana. Essendo poi negli anni il suo ultimo allievo, mi lasciò la bottega e le sue sgorbie. Dopodiché arrivò lo sfratto e così mi trasferii a Casellina (Scandicci) dove abitavo, fino al ’77, per poi arrivare a San Casciano nella bottega dove mi trovo oggi".

     

    Una storia lunghissima…

    "Quando arrivai a quarant'anni di contributi decisi di andare in  pensione, per poi lavorare per altri dieci anni. Se non ci fosse stata questa crisi e altre problematiche l’idea era di continuare ancora, ma visto la “giungla” burocratica che diventa sempre più intricata è arrivato il momento di dire basta. Ho tentato, anche come dirigente per due mandati nella Cna, di esporre quelle che erano e sono le problematiche dei colleghi artigiani. Ma nonostante questi sforzi, l’impegno, nessuno ci ha dato ascolto".

     

    Quali le problematiche principali?

    "La crisi ha sconvolto i rapporti tra la committenza e chi esegue i lavori, perché ci siamo standardizzati su quelli che sono i prezzi della grossa distribuzione con cui un artigiano non può competere".

     

    In questi anni nessun giovane ha provato a entrare nella sua bottega per imparare la sua arte?

    "Alcuni anni fa ho avuto alcuni giovani per fare degli stage, però li ho potuti accettare fino al 2007. Poi è cambiata la legge: ad esempio se nella bottega non c’è l’antibagno, il bagno, e non c'è lo spogliatoio, non ti è concesso di insegnare a lavorare. E non si capisce perché negli altri Paesi europei, per esempio in Francia, non stanno a vedere tutte queste cose.  Non dico che non siano giuste, ma tutti i maestri artigiani lavorano in botteghe come la mia, di 40 metri quadri in affitto, e non è possibile ampliare i locali".

     

    Accanto a lei c’è stata sempre la famiglia:..

    "Mia moglie, mia figlia, persone importanti. Oggi anche… il nipotino!".

     

    Le mancherà questa bottega?

    "Sicuramente, perché questa negli anni è stata una seconda casa, un punto fisso d’incontro per altri artigiani e non solo… anche per i ciclisti".

     

    C’è qualcuno che si sente di ringraziare?

    "In modo particolare le persone che in questi anni si sono affidate a me, i miei clienti".

     

    Concludendo, Omero da “grande” cosa farà?

    "Mi sono arrivate importanti offerte che dovrò valutare, vedremo…".

     

    Intanto domenica 29 dicembre Omero ha voluto congedarsi assieme a tanti amici, conoscenti, clienti. E per un giorno quel banco dove ha imparato l’arte d’intagliatore è stato ripulito dai trucioli e apparecchiato a festa con varie delizie.

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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