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giovedì 30 Giugno 2022
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    Lettere d’amore, testimonianze e memorie dei sopravvissuti: luglio ’44, San Casciano apre la valigia dei ricordi

    Luca Parenti e la storia d'amore dei suoi genitori sotto le bombe; Ilvana Dainelli e Italo Buiani e la scomparsa della piccola Lucia; Loretta Bencini e la scheggia che porta ancora all'interno della gamba

    SAN CASCIANO – Sono tante le storie che nel nostro territorio si sono intrecciate dei tumultuosi giorni del luglio 1944.

    Quando gli Alleati arrivarono per davvero e il fronte passò. Con tutta la violenza e i drammi che si lasciò dietro.

    “San Casciano, entrano i neozelandesi, che feste, liberati dalle canaglie tedesche, cioccolate, caramelle, sigarette, oh quanta roba da molto non veduta, ancora il cannone, ho perso tutto, pure il letto. Oh la guerra!”.

    Dalle pagine del diario di guerra e di narrazione quotidiana, riferita agli anni 1940-1945, di Zelinda Marcucci e delle centinaia di lettere d’amore che la giovane sancascianese, a poco meno di venti anni, scrisse dalla sua casa di via del Cassero indirizzate all’amato Bruno Parenti, anch’egli di San Casciano, prigioniero negli Stati Uniti e poi liberato dagli americani nel 1946, emerge la storia preziosa di una testimonianza d’amore e resistenza.

    Una cronaca emozionante e dettagliata della vita consumata dal terrore, svuotata lentamente, giorno dopo giorno, dalla povertà, dalla violenza, dalla morte, dal senso della perdita di un’identità e di un futuro.

    Una fitta corrispondenza da San Casciano e New York, e viceversa, bollettini di guerra che danno conto nel luglio ’44 dell’avanzata degli alleati a San Casciano e delle azioni di guerra in corso nelle grandi capitali del mondo. Come Mosca, Londra e Bruxelles.

    Parole scritte a mano e con il cuore di una ragazza di campagna, che si batteva solo per difendersi e sopravvivere ad un destino ingiusto e crudele; fotografie dell’epoca, ingiallite e puntualmente datate, ma mai attuali come oggi.

    Sono i documenti originali di un tesoro storico che il figlio di Zelinda e Bruno, Luca Parenti, ha ritrovato in una valigia e oggi custodisce con tanta cura.

    Luca Parenti mentre ricorda la storia dei suoi genitori

    Con questa e altre storie e rare pagine di guerra, testimonianze dirette e indirette, episodi tenuti in vita dai ricordi, che rischiano di disperdersi nelle maglie del tempo, di alcune cittadine e cittadini novantenni, il Comune di San Casciano ha celebrato il suo 25 aprile.

    Il settantasettesimo anniversario della Liberazione, il primo in presenza, dopo due anni di rievocazioni in solitaria e collegamenti on line a causa della pandemia.

    Una giornata di festa vissuta insieme alla comunità e un viaggio intrapreso a tappe nei luoghi della memoria sancascianese, tra San Casciano, Cerbaia, Montefiridolfi, Mercatale, Fabbrica, Tondo delle Corti, Valigondoli.

    Che ha reso omaggio ai caduti, alle vittime civili e militari e al patrimonio di testimonianze che il paese conserva attraverso la memoria dei suoi abitanti.

    A condurre il giro il sindaco Roberto Ciappi.

    “I nostri testimoni sono stati i primi portatori di pace e di diritti – ha detto il sindaco Roberto Ciappi – di un mondo nuovo libero e tollerante, aperto alla ricostruzione e alla convivenza pacifica, valori che oggi più che mai sono indispensabili”.

    “Da ogni luogo del nostro percorso oggi abbiamo riaffermato – ha continuato il sindaco – i principi della Carta Costituzionale, la conquista di valori fondanti come la libertà, la democrazia”.

    “Abbiamo sottolineato l’importanza della memoria – ha rimarcato – senza la quale non potremmo neanche pensare di progettare il nostro futuro, e il bisogno di costruire quotidianamente e in ogni sfera della nostra vita il ponte della pace come antidoto alla guerra”.

    Ilvana Dainelli con il nipote, il sindaco Roberto Ciappi

    Oltre al diario di guerra e ai documenti originali del ’44 di Zelinda Marcucci, ci sono i ricordi di Ilvana Dainelli del Cigliano, nonna proprio del sindaco Ciappi.

    E di Italo Buiani, di Spedaletto, testimoni diretti di uno degli episodi più drammatici che ha macchiato di sangue la terra sancascianese. 

    Entrambi ricordano la storia di una bambina, Lucia Martinelli, colpita a morte a 9 anni, vittima di una scheggia causata da un bombardamento nazifascista. 

    In particolare Italo, che aveva accolto nella sua casa in via Colle d’Agnola la famiglia sfollata di Lucia, racconta della lenta agonia della piccola di cui era divenuto compagno di giochi. 

    Italo Buiani

    “Era il 27 luglio del 1944, giorno della Liberazione di San Casciano – ricorda commosso – quando la bambina, mandata dal padre a prendere dell’acqua ad una sorgente vicina, tornò a casa in fin di vita colpita alla testa da una scheggia di granata”.

    “L’ho vista morire sotto i miei occhi – è il suo ricordo finale – dopo aver trascorso tre giorni in coma nella mia casa: la sua morte avvenne il 30 luglio e ancora ho quelle immagini scalfite nella mia mente”. 

    Storia altrettanto commovente è quella di Loretta Bencini, storica ex bidella delle scuole sancascianesi, invalida di guerra, che porta ancora i segni del proiettile alla gamba, salva per miracolo.

    Aveva 5 anni quando, il 27 luglio 1944, uscendo con la madre Bruna Piazzini, nata nel 1914, dal rifugio di via dei Cofferi a Mercatale, fu colpita alla gamba e assistette all’uccisione della madre, che morì sul colpo.

    Loretta fu portata prima in una casa, poi caricata su una scala, passando tra i campi e i boschi, perché la strada era stata minata dai tedeschi in ritirata.

    “Fui condotta a Villa Nunzi a Mercatale – ricorda ancora oggi – e successivamente trasportata dai soldati alleati presso l’ospedale di Santa Maria della Scala di Siena. E’ qui che mia nonna, Giuseppa Piazzini, scongiurò i medici di non amputarmi la gamba”.

    Ancora oggi Loretta porta quella scheggia all’interno della propria gamba. Salvata dalla nonna.

    Loretta Bencini con la vicesindaca Elisabetta Masti

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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