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giovedì 29 Settembre 2022
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    L’ultimo saluto a Rebecca Aretini: fede, dignità, amore. Una comunità unita intorno a lei e alla sua famiglia

    Le parole di don Massimiliano Gori, la prima lettura di San Giovanni Apostolo da parte della madre. I pensieri del fratello e della sorella

    SAN CASCIANO – Un carro funebre bianco ha accompagnato oggi, venerdì 26 agosto, Rebecca Aretini, la 28enne mercatalina rimasta uccisa durante un’escursione sulle Apuane lunedì 22 agosto.

    Dal Monastero delle Clarisse, dove era esposta, alla Propositura Collegiata di San Cassiano, gremita di tante persone.

    Giovani, anziani. Persone di Mercatale (dove viveva Rebecca) e di San Casciano. I due suoi nonni e il Gruppo Scout San Casciano 1, di cui fa parte Elisabetta, la madre di Rebecca.

    Presenti anche il sindaco Roberto Ciappi, l’assessora Maura Masini e l’ex sindaco Massimiliano Pescini.

    Ad accoglierla in Propositura il Coro con i suoi canti, l’organo e il violino, che hanno accompagnato la funzione. Tanta, tantissima, la commozione.

    Don Massimiliano Gori, visibilmente provato anche lui, ha celebrato la Santa Messa assieme ad altri sacerdoti e diaconi.

    “Il canto d’inizio ci riporta a un evento bello – ha detto don Massimiliano – vissuto qualche anno fa a Cracovia, durante la Giornata Mondiale della Gioventù, alla quale hanno partecipato anche Rebecca e la sorella Eva Maria, insieme ai giovani della nostra parrocchia. Non avremmo mai voluto essere qui oggi, ma esserci in tanti ci dice come ci siano dei legami che ci aiutano nei momenti difficili”.

    “Per questo – ha proseguito – ci stringiamo attorno a Rebecca e alla sua famiglia, con la certezza che ci viene dalla fede. La nostra vita va al di là di questo momento, perché la nostra vita è senza fine”.

    E’ stata poi Elisabetta, la mamma di Rebecca, a leggere la prima lettura di San Giovanni Apostolo scelta dai familiari. Poi il Vangelo, letto da un diacono. E l’omelia di don Massimiliano.

    “Rebecca – ha detto – ha incontrato Dio nelle montagne per sentire la bellezza della natura. E, perché no, anche la bellezza di Dio che si manifesta nella bellezza della natura. Vi prego di tornare a casa, almeno chi è credente, con questa certezza: che non siamo soli”.

    “Ci possiamo chiedere il perché avvengano tutte queste brutte cose – ha aggiunto il proposto – se siamo nelle mani di Dio, ma non ci sono risposte e dobbiamo rassegnarci, l’unica risposta che possiamo trovare è sapere che Dio c’è vicino. Ci fidiamo che Dio possa saper scrivere qualcosa di buono e di bello anche su questo “rigo storto” che è la morte di Rebecca”.

    “La forza di Elisabetta, Daniele, Manuele, Eva Maria – ha ripreso – viene dalla fede. E si vede. C’è una frase che ha accompagnato l’estate dei ragazzi dell’oratorio, ci è piaciuta e la dico anche a voi: “Quando sei felice, facci caso”. Da oggi impariamo a far caso nei momenti di felicità che stiamo vivendo. Affidiamo Rebecca nelle mani di Maria: che la possa prendere in braccio e la possa portare lassù, su quella montagna, che è la casa di ognuno di noi. La casa di Dio”.

    Alla fine della funzione la sorella e il fratello di Rebecca hanno voluto ringraziare i presenti per la vicinanza e l’affetto alla famiglia.

    Il fratello ha letto un pensiero “Quello che eravamo prima l’uno per l’altro, lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato. Prega, sorridi, pensami. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami il tuo sorriso è la mia pace”.

    Subito dopo la sorella ha letto un pensiero scritto da Rebecca alcuni mesi fa.

    “Amarsi”

    Un impegno deve essere costante e venire prima di tutto. Non può dipendere da nessun fattore o umore, è la ragione stessa della vita, amarsi per amare. Non giudicarti non colpevolizzarti, non sminuirti, significherebbe soltanto perdere tempo prezioso.

    Il tempo lo devi impegnare per fiorire nel mantenerti, nello sfamare la tua anima, nel riempire gli occhi con i paesaggi che ami. Ciò che appesantisce il cammino va lasciato dietro le spalle.

    “La paura”

    La paura ci paralizza, non ci consente di vedere chiaramente la realtà delle cose, blocca sul nascere il nostro potenziale o peggio, l’immaginazione stessa. E’ giusto provarla a piccole dosi ma il rischio di assuefazione è sempre molto alto. Se uniamo l’insicurezza alla paura, allora nessuna vetta metadonicamente parlando verrà conquistata.

    La frase in cuor del tuo in parte è vera, devi solo decidere in quando e in come lo conquisterai. Terzo il buon allenamento per prepararti alla tua vetta sia fare ogni giorno qualcosa di speciale, qualcosa che non hai programmato e ricordarti di non giudicarti mai nel farlo. Buon viaggio.

    Una serie di applausi ha poi risuonato tra le navate, così come quando il carro funebre bianco ha accompagnato Rebecca nella sua ultima dimora, il camposanto di Mercatale.

    La raccolta delle offerte sarà devoluta alla missione di don Crispino per l’acquisto di una cisterna per l’acqua. Sulla stessa verrà posizionata una targa con scritto: “In memoria di Rebecca Aretini”. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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