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lunedì 24 Giugno 2024
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    Mattia, 17 anni, di Mercatale: “Ecco come riesco a trovare l’acqua sotto terra”

    Siamo andati a conoscere questo giovanissimo rabdomante, che già fatto battere 6 pozzi tra Mercatale, Panzano e Castellina in Chianti

    SAN CASCIANO – Una pratica che sembra abbia avuto origine già nel terzo secolo avanti Cristo.

    Una pratica che vede un individuo, il rabdomante, cercare e conseguentemente trovare falde acquifere, metalli e gas sotto la crosta terrestre avvalendosi di alcuni oggetti che aiutano e perfezionano la ricerca.

    Da sempre questa pratica è accompagnata dai dubbi dei più scettici, alimentati dal fatto che non è riconosciuta scientificamente.

    Ma noi abbiamo incontrato un giovane rabdomante, per capire un po’ più da vicino di cosa stiamo parlando. Per raccontare, soprattutto, una storia. La sua storia. Senza mettere in dubbio alcuno quelle che sono le scienze e la tecnologia.

    Mattia Corti, questo il nome del ragazzo di Mercatale (ancora minorenne) che con l’ausilio di bacchette a “L” in ottone, pendoli dello stesso materiale e un bastone di olmo, olivo, salice, biforcuto a forma di “Y” ricavato da lui stesso, riesce a trovare vene di acqua sotterranee con lo scopo poi di battere pozzi.

    “Il tutto è iniziato circa dieci anni fa, all’età di 7 anni – ci racconta Mattia – Quando un anziano rabdomante del territorio mi identificò come una persona in possesso della sua stessa dote. Mi regalò i cosiddetti attrezzi del mestiere. Che però, data la mia giovanissima età, riposi in un armadio senza dargli troppo peso”.

    Dopo qualche anno però, curioso di quanto indicatogli dal rabdomante, Mattia iniziò ad avvicinarsi alla materia e, tramite alcuni video trovati in rete, a mettere in pratica ciò che piano piano apprendeva.

    Ma la vera prova del nove fu quando un amico lo invitò a cercare l’acqua con lo scopo di battere un pozzo in un appezzamento a Mercatale.

    “Mi invitò a provare nel suo campo – racconta – Io accettai e dopo un po’ trovai il punto in cui avrebbe dovuto battere il pozzo. Inizialmente, visto che era la prima volta in cui facevo questo tipo di operazione, dissi al mio amico di non prendere le mie indicazioni come certe al 100 %, ma lui si volle fidare e di lì a poco chiamò la ditta che fece il pozzo nel punto da me indicato. Con grande soddisfazione, trovarono l’acqua alla profondità e con la portata da me indicate”.

    Questo perché il rabdomante, con l’ausilio degli strumenti prima citati, riesce a individuare il punto preciso in cui si trova la falda o la vena di acqua, la dimensione di questa, la profondità alla quale si deve arrivare per trovarla (con una tolleranza dovuta alla presenza nel sottosuolo di strati di argilla umida che possono influenzare la calibrazione) e la portata di litri al minuto che può avere.

    Ma andiamo per step: per prima cosa, facendo roteare un’asta di ottone a “L” trova la direzione in cui è possibile ci sia l’acqua (i gas o i metalli visto che in questa fase ancora non si possono distinguere) tramite un campo magnetico.

    Poi al lavoro della prima asta unisce quello della seconda così da individuare il punto in cui si trova la falda e misurarne la grandezza e capirne la direzione.

    A questo punto, con un bacchetto a “Y” fatto di un legno flessibile per evitare che si rompa, capisce se si tratta di acqua e trova il centro della falda seguendo il movimento del legno stesso. Individuato il punto preciso, con l’ausilio di un pendolo misura la profondità e la portata (a seconda di come il rabdomante si posiziona col corpo).

    “Ogni rabdomante ha la sua tecnica – ci spiega ancora Mattia – io seguo i giri che fanno i pendoli, che possono essere più o meno pesanti, mentre altri ad esempio contano le oscillazioni che questi possono fare”.

    “Le incognite e le difficoltà sono tante – aggiunge – Prima di tutto bisogna dire che è una pratica che stanca, vista l’energia che il rabdomante deve mettere nella ricerca. Poi la ricerca stessa può essere influenzata dall’umidità presente nel sottosuolo che non sempre corrisponde a una falda acquifera. Bisogna essere precisissimi nell’individuare il punto dove scavare, in quanto le falde possono essere anche molto strette”.

    “Per questo motivo – riprende – la trivella che poi andrà a battere il pozzo dovrà essere perfettamente in bolla, perché anche una minima inclinazione si può trasformare in metri e metri di distanza dal punto originario a 100, 150, ma anche 200 metri di profondità”.

    Nonostante la giovane età, Mattia ha già alle spalle diverse ricerche, tutte andate a buon fine. La sua percentuale di successo infatti è del 100%, avendo già fatto battere 6 pozzi tra Mercatale, Panzano e Castellina in Chianti.

    Si dice molto soddisfatto di tutto questo. E per lui è motivo di orgoglio non soltanto che la trivella trovi la falda, ma che poi si rivelino giuste anche le sue indicazioni riguardo alla profondità e alla portata di litri al minuto.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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