spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
lunedì 4 Marzo 2024
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Figure che hanno fatto la storia: Mercatale ha ricordato don Vittorio Giovannini

    Nei 60 anni dalla morte, al circolo Mcl foto e ricordi di un parroco che è rimasto solo 5 anni ma ha lasciato il segno

    MERCATALE (SAN CASCIANO) – Grazie al circolo Mcl “Don Giovannini” di Mercatale, all’impegno di Sabrina e Caterina, nei giorni scorsi in occasione del sessantesimo della morte di don Vittorio Giovannini (nato Ronta il 24 agosto 1918 e morto a Tavarnuzze l’8 giugno 1957) è stata ricordata la figura di questo parroco, che ha lasciato segni tangibili nella comunità di Mercatale.

     

    Dopo una Santa Messa nella chiesa di Santa Maria, presieduta da don Francesco  Bolognesi, è stata inaugurata una mostra fotografica nei locali del circolo Mcl.

     

    Le foto sono state gentilmente concesse dall’Arsomiglio, ma anche da privati cittadini, compresi i familiari di don Giovannini che per l’occasione sono tornati a Mercatale.

     

    Giovanna, Gisella, Sonia (trasferitesi con i genitori da Ronta a Mercatale per seguire lo zio sacerdote), Stefania e Armanda, che hanno davvero apprezzato l'iniziativa.

     

    PELLEGRINAGGIO A ROMA – Mercatalini con don Giovannini

     

    A condurre la serata Sara Gremoli, dell’associazione culturale “Sgabuzzini Storici”, che prima di iniziare ha dato la parola all’assessore alle politiche socio-sanitarie del Comune di San Casciano Elisabetta Masti, che ha portato il saluto del sindaco Massimiliano Pescini, oltre ai suoi ricordi di frequentatrice del circolo. In particolare quando era in attività il Cinema Teatro “Fulgens”.

     

    Sara ha ripercorso le date più significative dei cinque anni (dal 1952 al 1957) trascorsi da don Giovannini a Mercatale, coadiuvata da Sabrina, segretaria del circolo.

     

    Tanti anche i ricordi dei mercatalini che lo hanno conosciuto e apprezzato. Come l’architetto Andrea Piazzini, che con sorpresa di tutti i presenti ha portato due dei quattro breviari e il Liber Valis, ovvero il compendio gregoriano delle celebrazioni ecclesiastiche, appartenuti a don Giovannini.

     

    "Sono oggetti che ho avuto dall’allora don Silvano Piovanelli dopo la morte di don Giovannini – ha detto Piazzini – Erano le uniche cose che possedeva. Ciò rispecchia benissimo la figura di questo sacerdote, tanto che sul suo testamento spiritale scriveva Sono nato povero e voglio morire povero".

     

    "Arrivò a Mercatale il 22 marzo 1952 – ha ricordato Piazzini – la sera tarda. Scendendo dalla Sita ad attenderlo fuori dalla chiesa non c’era nessuno, pensando che non arrivasse più, i fedeli si erano portati in chiesa per la recita del Rosario. Don Giovannini attraversò la piazza e, entrando in chiesa, appoggiò la valigia di cartone legata con uno spago, attendendo la fine della funzione, dopodiché si presentò dando la sua benedizione".

     

    LA MOSTRA FOTOGRAFICA – Si chiacchiera davanti alle foto

     

    Piazzini ha tenuto a dire che "il suo arrivo a Mercatale coincise con uno stravolgimento generale per l’epoca di tutta la comunità mercatalina. In poco tempo “smantellò” 600 metri di orto e alberi da frutto dietro la chiesa, compreso il pollaio della precedente perpetua. Lo fece con un preciso scopo, creare un punto d’incontro, di aggregazione per i giovani del paese".

     

    "Fu un solo piccolo passo – ha proseguito Piazzini – Da quella che si chiamava “la buca” spostò il barrettino in quella che era la canonica. Subito dopo dette vita al corso di magliaia, acquistò le prime macchine dove le giovani mercataline iniziarono a imparare a fare i guanti e i “colli”. Don Giovannini non si fermò, dopo le ragazze pensò anche ai ragazzi istituendo un “corso-scuola muratori” per circa quindici giovani di Mercatale e dintorni, sotto la guida di Giovanni Pelli, soprannominato Giotto”.

     

    I ricordi si susseguono nelle parole dell'architetto Piazzini: "Dal 16 aprile 1953 al  31 dicembre ’53 diedero vita alla costruzione a rustico della struttura del Cinema Teatro “Fulgens” (chiuso negli anni ’80). Creò anche  uno spazio adibendolo a biblioteca e predispone dei corsi scolastici per persone analfabete e, non certo per ultimo, riuscì a formare due squadre di calcio, la “Vigor” per i più grandi con maglie a strisce rosse e gialle e un’altra per i pulcini con maglie a strisce bianche e verd"i.

     

    "Curiose anche le dispute dell’epoca tra comunisti e democristiani – ha detto Piazzini sorridendo – In occasione delle elezioni politiche, furono installate due stazioni trasmittenti: una dell’ala comunista dove oggi si trova la sede della Misericordia in piazza Vittorio Veneto, e l’altra nella famosa “buca” dove si trovava il barrettino, diventata per l’occasione la sede della Democrazia Cristiana. Mi ricordo che l’ala comunista attraverso gli altoparlanti “minacciava” l’ala democristiana di mandare tutti in Siberia su un camion scoperto e dalla “buca” rispondevano per le rime. Quella voce seppure camuffata era la voce di don Giovannini!"

     

    La grandezza di questo parroco sta tutta nelle sue prime parole del testamento spirituale: "Sono nato povero e voglio morire povero".

     

    LE NIPOTI – Di don Giovannini

     

    "Questo – ha concluso Piazzini – è stato l’insegnamento più grande e indimenticabile perché non ha vissuto con le parole, ma con i fatti. Ricordo quanto avvenuto un giorno di Natale, dopo la Messa delle 11. Dino Marcucci passò dalla cucina e trovò don Giovannini solo che si sbucciava una mela. Era il suo pranzo di Natale".

     

    Altre testimonianze sono arrivate da Liliano Sani, ex giocatore di calcio della “Vigor”, Marco Ninci e Alessandro Lavacchi, all’epoca chierichetti, Lina e Grazia hanno ricordato i pellegrinaggi a Roma, Graziella e altre signore hanno  ricordato la lavorazione della maglieria.

     

    Tr l’altro da Ronta era presente anche Fulvio Boni che all’epoca, insieme al padre meccanico, portò a Mercatale le macchine da maglieria; mentre la madre insegnò alle giovani ragazze l’utilizzo.

     

    La nipote Sonia ha parlato anche a nome di Giovanna e Gisella, ringraziando di cuore per l’iniziativa, così come commoventi sono state le parole delle altre nipoti, Stefania e Armanda.

     

    LA SERATA – Molto partecipata e in alcuni momenti commovente

     

    Don Vittorio Giovannini morì in un incidente stradale in sella alla sua moto a Tavarnuzze di rientro da Firenze. Dove, tra l’altro, aveva comprato dei ricordini per i bambini che passavano alla prima comunione.

     

    Gli ultimi a vederlo in vita lo salutarono dal tram proprio nel momento in cui don Giovannini usciva da un negozio di Firenze dopo l’acquisto dei regali.

     

    In una ricerca fatta negli archivi della Misericordia di Mercatale si è scoperto che il circolo, subito dopo la morte, fu intestato a don Vittorio Giovannini: lo conferma un verbale di una riunione datata 17 luglio 1957, svoltasi appunto nel "circolo Acli don Giovannini".

     

    Una serata piena di emozioni, interrotta solo dallo scandire delle ore della campana e allietata dalle dolci canzoni di Monica, Caterina e Andrea, conclusa con una speranza: dal 2003 si sta lavorando per la riapertura del Cinema Teatro “Fulgens”, un lungo percorso burocratico che sembra adesso vedere uno spiraglio. L’augurio è che presto torni finalmente a riaprirsi quel sipario, aperto a suo tempo grazie a don Vittorio Giovannini.

     

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...