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sabato 25 Giugno 2022
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    Sancascianesi nel mondo nei giorni della pandemia: la storia di Pietro, da Rotterdam

    "Si pensa che il virus non si possa fermare del tutto. Si prova a contenerlo tutelando l'economia"

    SAN CASCIANO – Pietro è originario di San Casciano e vive a Delft, vicino a Rotterdam, da 10 anni.

    Si è trasferito per un master in Ecologia industriale: “Cerco di salvare il mondo con la matematica”, sorride.

    “Lavoro in un’azienda che calcola l’impatto dei prodotti sul fronte sociale e ambientale – ci spiega – realizzando dei modelli che ne analizzano contemporaneamente il costo in termini di diritti umani, cambiamenti climatici, deforestazione e inquinamento”.

    Racconta un Paese che vive l’emergenza Coronavirus con fiducia nel proprio governo, anche se i provvedimenti sono arrivati solo nella seconda metà di marzo col cosiddetto lockdown intelligente: “Chi come me seguiva la situazione era già preoccupato, ma con l’esempio di Spagna e Italia gli ospedali olandesi si sono preparati e per ora stanno tenendo botta”.

    “Qui – aggiunge – è più accettato che talvolta persone anziane e già malate decidano di non andare in ospedale ma di restare a casa coi propri cari”.

    “Si pensa che non si possa fermare il virus del tutto – spiega – Si prova a contenere il contagio, a proteggere i più vulnerabili e a tutelare l’economia”.

    Sono chiusi scuole, bar e ristoranti, ma si può ancora uscire. I parchi sono aperti, mentre gli eventi sono stati annullati. La distanza di sicurezza da osservare è di un metro e mezzo. Poche persone possono entrare contemporaneamente in uffici e negozi e chi può lavora da casa.

    “Il pensiero comune è che il governo faccia le scelte più valide per tutti – rimarca – ed è naturale obbedire. Mi piacerebbe che questa sensazione si diffondesse anche altrove e che i governi diventassero più trasparenti così da aumentare la fiducia dei cittadini”.

    Da quando è nato suo figlio Benjamin, nel 2018, Pietro lavora 3 giorni a settimana: “Lo vedo più della mamma. C’è una mentalità molto aperta per questo genere di cose”.

    Viceversa, auspica che il Nord Europa possa essere invogliato a migliorare sul fronte delle iniziative sociali: “Nella vita di tutti i giorni – riflette – non ci sono le realtà di volontariato a cui siamo abituati in Toscana”.

    Pietro affronta la quarantena in co-housing, una condizione abitativa che ha sposato da quando vive in Olanda e che vorrebbe aiutare a crescere anche da noi: “Alcuni spazi sono condivisi dalle famiglie che abitano l’edificio. Anche adesso facciamo cose insieme, come prendere il caffè in giardino di sabato mattina”.

    “Ho capito – prosegue – di voler ridimensionare lo spazio che la tecnologia occupa nella mia vita, che è come se si allargasse da solo. Ondeggio tra diversi stati d’animo, perché le notizie mi mettono ansia. Ma allo stesso tempo gioco con Benji, faccio l’orto, cucino e mi dedico alla mia radio fatta in casa per diffondere musica e buone notizie”.

    Su Radio Kak-Kak scambia suggerimenti su come gestire la situazione con ascoltatori da tutto il mondo. Pietro spera che questa emergenza permetta di rivalutare il ruolo dell’UE, per le cui sorti è da sempre preoccupato.

    “Il mondo sta cambiando – conclude – e vorrei fare un appello a risolvere i vari problemi senza sfasciare l’Unione Europea, che è l’unica potenza democratica mondiale rimasta, la sola speranza di un mondo di pace”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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