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sabato 13 Luglio 2024
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    Frate Cappuccino accusato di violenza sessuale: assolto perché il fatto non sussiste

    San Casciano: a giudizio le pesantissime accuse rivolte da una giovane. Alla fine, assoluzione con formula piena

    SAN CASCIANO – Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste: dopo soli 15 minuti di camera di consiglio è stata emessa nella mattinata di oggi, lunedì 20 giugno, la sentenza sulla bruttisima vicenda. Che riguardava le accuse mosse a un frate Cappuccino del convento di San Casciano di viale Grandi da una giovane ragazza sancascianese.

     

    La Procura della Repubblica, con il pm Sandro Cutrignelli, aveva chiesto sei anni e due mesi per il religioso.

     

    Decisamente soddisfatto il legale che ha difeso il frate, l'avvocato Paolo Ghetti: "E' arrivata finalmente la sentenza dopo tre anni di questa infamia, sia sull'uomo che sull'Ordine dei Cappuccini. Una infamia che sarebbe potuta essere più breve se si fosse chiusa prima, in udienza preliminare, invece che con il rinvio a giudizio".

     

    Una vicenda che, comprensibilmente, aveva turbato molti a San Casciano. Balzata inevitabilmente alle cronache nel settembre del 2015, con l'accoglimento della richiesta di rinvio a giudizio per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di 28 anni da parte di due frati.

     

    I fatti risalivano al 19 settembre del 2013 (ormai quasi tre anni fa) nella sacrestia del convento di Cappuccini di San Casciano, luogo frequentatissimo dai sancascianesi, che hanno con questi religiosi all'ingresso del paese (venendo da Mercatale) un legame profondo.

     

    "Anche se poi – dice l'avvocato Ghetti – anche la localizzazione della presunta violenza è cambiata più volte, così come le versioni fornite dalla ragazza".

     

    Accusato di un gesto così terribile un frate 81enne, identificato e rinviato a giudizio dal Gup (Giudice per l'udienza preliminare) Alessandro Moneti; e un altro, descritto come cicciottello e stempiato dalla ragazza, che l'avrebbe tenuta ferma mentre la costringeva a praticare un rapporto orale all'altro. Che non è stato mai identificato (da qui però l'accusa di violenza di gruppo).

     

    La ragazza, secondo la sua ricostruzione, si era rivolta ai Cappuccini per avere conforto in seguito a un incidente stradale che l'aveva lasciata turbata. Una volta portata in sacrestia, aveva detto che lì si era consumata la violenza.

     

    "Anche oggi – dice ancora l'avvocato Ghetti – dalle parole di alcuni dei nostri testi, sono emerse ulteriori discrepanze nelle varie versioni raccontate dalla ragazza. Tanto che alla fine ci sono voluti solo 15 minuti di camera di consiglio per emettere la sentenza".

     

    "Una sentenza – conclude il legale del frate cappuccino – che comunque non cancella l'onta vissuta in questi quasi tre anni. L'assoluzione è stata la più ampia possibile; la ragazza non è stata praticamente creduta su nulla. Adesso vedremo (fra 90 giorni) le motivazioni: e capiremo se partirà in automatica, o i Cappuccini dovranno riflettere se farla partire, una contro querela per calunnia. E' stato macchiato l'intero ordine. E' stato fatto un enorme danno di immagine".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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