spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
domenica 23 Giugno 2024
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    Si sono ritrovati in tanti davanti alla chiesa sul crinale di San Pancrazio che sta cadendo a pezzi

    SANTA CRISTINA IN SALIVOLPE (SAN CASCIANO) – Uno striscione bianco messo sulla rete che delimita la scalinata della chiesa con scritto “Salviamo Santa Cristina”: è stato questo il primo passo dopo la nascita del Comitato per la Tutela e la Valorizzazione del Territorio di Santa Cristina in Salivolpe.

     

    Domenica 23 giugno sarà sicuramente una data da ricordare, perché sul piazzale antistante alla chiesa di Santa Cristina si sono ritrovate persone di tutte le età: anziani e giovani che in qualche modo hanno ricordi di vita passata in questo luogo.

     

    Così alle 18.30, con una puntualità che difficilmente in altre occasioni è rispettata, sono arrivati in tanti.

     

    Non si sono nemmeno risparmiate le persone particolarmente anziane che, pur di essere presenti, si sono portate perfino le sedie da casa.

     

    Sono così riaffiorati i ricordi, incrementati anche da vecchie foto ingiallite dal tempo conservate da Italo. Così come è tornato anche l’ultimo residente della casa colonica accanto alla chiesa, Giovanni.

     

    "Ho abitato qui dal 1969 al 2001 – racconta – anno in cui sono stato costretto a trasferirmi poiché, nonostante la mia disponibilità a rimanere facendo a mie spese dei miglioramenti all’abitazione, non mi fu rinnovato il contratto".

     

    "Qui – ricorda – si facevano varie feste, una in particolare era la festa della Mortella; venivano fatte le processioni che partivano dalla chiesa di Santa Cristina per poi arrivare alla fattoria di Sorbigliano, al Serraglio, alla Fattoria il Corno e alla bottega di Santa Cristina, dove veniva benedetta la campagna. In più si svolgeva la tradizionale processione del Corpus Domini, la festa della Compagnia (erano dodici le Compagnie delle varie chiese del posto che si ritrovavano) e la festa in onore di Santa Cristina".

     

    L’ultimo parroco è stato don Francesco Bacci, venuto a mancare il 31 gennaio 1984: "Era una persona stupenda don Bacci – ci dice Giovanni – amava in maniera particolare questo posto. Ricordo che la popolazione si accollò le spese per rimettere in funzione l’organo della chiesa: mi recai personalmente a prendere “l’organaro” alla Ginestra, così come don Bacci a sue spese rimise l’impianto delle campane messo fuori uso da un fulmine".

     

    "Quando ho saputo che qualche hanno fa tentarono di portare via i quadri – dice ancora – ho avuto una personale soddisfazione nell’apprendere che il quadro che rappresenta l’immagine di Santa Cristina non riuscirono a portarlo via, in quanto lo fissai io con delle staffe particolarmente forti in acciaio".

     

    Tanti anche coloro che si sono sposati in questa chiesa. A proposito di matrimoni c’era anche la coppia che per ultima si è sposata qui: era il 5 luglio 1997 e a sposarli fu padre Stefano Magazzini, un giovane sacerdote nato a San Pancrazio.

     

    Presente per l’occasione anche l’assessore del Comune di San Casciano Elisabetta Masti, la quale ha assicurato il Comune s’impegnerà in quelle che sono le sue competenze a far sì che il luogo riacquisti il suo decoro.

     

    Il prossimo appuntamento fissato dal Comitato è quello di andare a parlare con il vicario della zona di competenza, don Luciano Marchetti, proposto di Barberino Val d’Elsa, per esporgli lo stato in cui versa la chiesa.

     

    Insomma, qualcosa si sta seriamente muovendo e la dimostrazione di quanto affetto ci sia per la chiesa di Santa Cristina in Salivolpe lo hanno manifestato le tantissime persone che dopo il loro ritrovo si sono spostate alla bottega di Santa Cristina. Per una merenda davvero speciale. 

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...