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lunedì 8 Agosto 2022
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    Siccità, olivi e olio: il parere dell’esperto. Francesco Giachi: “Annata segnata, previste raccolte esigue”

    "Nelle zone in cui i terreni sono maggiormente tendenti alla siccità si rischia inoltre di perdere anche le piante stesse. Quelle più deboli, se non dovesse piovere, potrebbero seccare"

    MERCATALE (SAN CASCIANO) – Alte temperature e mancanza di precipitazioni stanno creando non pochi problemi al territorio, del Chianti e non solo.

    Ci conviviamo tutti i giorni cercando di limitare il più possibile l’utilizzo dell’acqua per scopi diversi da quelli igienico-domestici.

    Le piante, più di noi, accusano la mancanza di pioggia, e la pratica agricola viene messa a dura prova. Una delle eccellenze del nostro territorio è la produzione di olio.

    Per comprendere la situazione attuale dei nostri oliveti abbiamo chiesto il parere di uno dei commercianti di olio più conosciuti nel nostro territorio, Francesco Giachi.

    Siamo ormai a inizio luglio, con temperature da record per questo periodo e il meteo non promette pioggia. Qual è la situazione attuale degli olivi?

    “Le piante sono sofferenti, basta fermarsi a guardare un appezzamento non regolarmente annaffiato per vedere la difficoltà degli olivi nel combattere la siccità. Siccità che purtroppo non è soltanto quella attuale, ma che ha caratterizzato anche il periodo invernale. La fioritura in primavera però prometteva un’annata con numeri importanti, ma la continua assenza di precipitazioni degli ultimi mesi non ha permesso ai fiori di allegare, se non in piccola parte”.

    Data anche la presunta siccità delle prossime settimane, quali sono le previsioni per la raccolta, in termini di quantità, del 2022? E cosa rischiamo?

    “Si prevedono numeri bassissimi e, in alcuni posti, non converrà neanche raccogliere visto il numero esiguo di olive sulle piante. Nelle zone in cui i terreni sono maggiormente tendenti alla siccità si rischia inoltre di perdere anche le piante stesse. Quelle più deboli, se non dovesse piovere per settimane, potrebbero seccare. In ogni caso, si stima che si possano avere quantità di raccolta pari al 30% rispetto all’anno scorso. Il 2021 è stata un’annata anomala: si pensava di riscontrare scarse quantità e conseguente mancanza di olio. Invece, fin da subito, le olive riuscirono a stupire regalando una resa fino al 20-22%. Ma quest’anno sarà molto difficile si ripeta”.

    Considerando un altro problema: come siamo messi con l’attacco della mosca?

    “È l’unica nota positiva che il caldo eccessivo e la mancanza di precipitazioni si portano dietro. La mosca attacca le olive e riesce a riprodursi in presenza di umidità e con temperature più basse di quelle attuali. In questo momento, e nemmeno nelle prossime settimane, ci sono le condizioni affinché questo accada”.

    Tornando alla siccità, gli agricoltori possono provare a migliorare la situazione in qualche modo o si dovranno rassegnare?

    “Purtroppo adesso è già tardi per intervenire. Sarebbe dovuto piovere almeno 20 giorni fa. Non è previsto un cambiamento nelle prossime settimane, ma anche se dovesse arrivare servirebbe solo per le poche olive ancora attaccate alla pianta. Molte sono già cadute e anche se si riuscissero a salvare le restanti avremmo comunque un quantitativo molto scarno”.

    Ipotizzando un clima sempre più difficile anche nei prossimi anni, come potrebbero intervenire gli olivicoltori per adattarsi a questo cambiamento? Ci sono alcune varietà maggiormente adattabili?

    “L’unica soluzione per non perdere la qualità eccellente degli oli italiani è quella di dare acqua alle piante. Le nostre varietà mal sopportano le temperature stringenti, siano queste fredde o calde. Ci sono alcune varietà estere che riescono a resistere a temperature di questo tipo, ma la qualità delle olive è peggiore rispetto alla nostra. Il rimedio, come dicevamo, è quello di annaffiare. In Spagna e in Grecia è molto diffusa l’abitudine di raccogliere l’acqua piovana dei mesi dell’anno più freddi, per creare invasi o anche piccoli laghi per poi annaffiare l’appezzamento. Da noi lo fanno in pochi, con la conseguenza che in periodi come quello che stiamo vivendo si perda gran parte della produzione. Un territorio come il nostro sarebbe ben predisposto alla raccolta delle precipitazioni. La presenza di pendenze collinari favorisce l’incanalatura delle acque: e perciò è molto più semplice andare a creare invasi e bacini di raccolta a valle”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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