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venerdì 14 Giugno 2024
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    Storie di guerra: Alberto Bellini, tornato dalla Russia e morto il giorno dell’Armistizio

    A raccontarci la storia, fra eroismo e tristezza, è la nipote Antonella Bertelli: fra lettere, vecchie foto e una medaglia

    SAN CASCIANO – 4 novembre 1918-5 novembre 2018: sono passati 100 anni… e un giorno dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

     

    Nei giorni scorsi abbiamo scoperto una vicenda di guerra, ai più sconosciuta. Si tratta di un sancascianese, Alberto Bellini, nato il 19 ottobre 1915 nel corso della Grande Guerra, deceduto all’età di 28 anni ad Acqui Terme (Piemonte) dove stava facendo il servizio militare come sergente, insignito con la Medaglia d’argento al valor militare.

     

    A parlarci della sua tragica storia è la nipote, Antonella Bertelli, che ci ha aperto una scatola piena di ricordi, lettere, fotografie, che la sua mamma ha conservato gelosamente fino a quando anche lei è venuta a mancare.

     

     

    Antonella, lei non ha conosciuto suo zio Alberto Bellini, ma sicuramente ne ha sentito parlare in casa…

     

    "Mia mamma Ada rimase sconvolta di quanto successo al fratello Alberto; tra l’altro avevano vissuto un precedente lutto, la morte a nove anni per meningite fulminate del fratellino Ugo. Anche mio nonno Libero, giardiniere a Villa Le Corti, fratello di Pasquale Bellini fornaio e in seguito gestore della Cooperativa di San Casciano dal 1918 al 1937, babbo di Ettore Bellini che per diversi anni in via Roma aveva un negozio di generi alimentari (il “VéGé”), aveva perso dei fratelli nella prima guerra Mondiale. Insomma avevano vissuto diversi lutti".

     

    Alberto dove era militare?

     

    "A Nettuno, qui c’è una lettera datata 1936 dove scrive alla mamma: "Cara Ada…". Ma era stato anche in Russia, dove fu salvato dal congelamento grazie a un prete russo che lo ospitò nella sua casa, anche di questo c’è una lettera spedita dal fronte russo datata così: 12 dicembre 1941 XX anno fascista: "Caro zio…". Probabilmente era indirizzata allo zio Pasquale".

     

    "Qui la temperatura si aggira, anzi si aggirava perché da qualche giorno non è freddo, a 30 gradi sotto zero – scriveva Alberto – attualmente non potendo stare nelle nostre tende mi trovo in una casa di un prete che ci ha fatto fare un bel bagno e ci ha lavato la biancheria, rammendato e stirato. Ci ha messo a disposizione la sua cucina, il quartiere è composto di due sole stanze, in una dorme  lui con altre persone, probabilmente dei suoi parenti, mentre noi la sera montiamo due lettini in cucina dove ci troviamo magnificamente… Sarei contentissimo di poter restare qui magari fino al nostro ritorno in Patria….Tuo nipote Alberto".

     

    Ci sono anche altre lettere, in una scrive: "Ieri ho ricevuto insieme alla posta anche tre pacchi, due da casa e uno dalla zia Regina, li ho trovati tutti intatti tranne quello della zia che era stato visitato da un topo e aveva mangiato il pane. Per non mortificarla però scriverò ugualmente una lettera di ringraziamento. Mi dicono da casa di rifare un pacco con le bottigliette di alluminio per altri invii, ma le ho regalate al prete per metterci l’acquasanta…".

     

     

    Tra l’altro aveva una bella calligrafia: "Sì, era un ragazzo bravo e molto intelligente, era appassionato di musica, suonava come  primo clarino della banda dell’esercito, lo si vede anche in alcune fotografie. Quando tornò dalla Russia fu destinato a una caserma di Acqui Terme, diceva: “Ormai non muoio più, se non sono morto in Russia”, ma purtroppo non fu così; il giorno dopo l’armistizio, il 9 settembre 1943 fu ucciso da fuoco nemico mentre difendeva la sua postazione".

     

    Le sue spoglie oggi riposano nel camposanto di San Casciano, mentre la Medaglia d’argento al valore militare è conservata, come le sue lettere e le foto, dalla nipote Antonella.

     

    Questa la motivazione del conferimento: "Medaglia d’argento al valor militare al Sergente – Deposito 2° Artiglieria di Corpo d’Armata (Alla memoria) Bellini Alberto di Libero da San Casciano Val di Pesa – Comandante di squadra, incaricato della difesa di un tratto della caserma, avendo individuato l’ubicazione di un tedesco armato di fucile mitragliatore che interdiceva il passaggio per la zona da lui vigilata, di propria iniziativa, per eseguire il fuoco contro l’avversario si portava allo scoperto. Gravemente colpito proibiva ai suoi dipendenti di soccorrerlo raccomandando loro di non preoccuparsi di lui, ma solo della vigilanza e della difesa”.

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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