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martedì 27 Luglio 2021
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    Zona artigianale del Ponterotto: “E se quel vecchio ponte dovesse crollare, cosa accadrebbe?”

    Le parole di Yuri Campofiloni (Fiom Cgil): "La classe politica, che manifesta alla GKN, a San Casciano disattende la necessaria variante urbanistica per questa zona dal 2016"

    PONTEROTTO (SAN CASCIANO) – Si parte dalla GKN, dalla durissima lotta in corso a Campi Bisenzio, per risalire fino nel Chianti fiorentino.

    E “atterrare” nella zona artigianale e industriale del Ponterotto. Dove tanti anni fa la battaglia (politica e sindacale) infuriò fu per costruirlo uno stabilimento, quello della Laika.

    Stabilimento che però, ed è evidente da anni, non è adeguato ai volumi dell’azienda di camper. In un’area che ha complessivamente bisogno di una profonda revisione, anche per lo sviluppo di altre realtà.

    A sottolinearlo, richiamando con durezza la politica alle sue responsabilità, è Iuri Campofiloni, della Fiom Cgil. E le sue non sono parole leggere. 

    “Oggi – inizia Campofiloni – intorno alla GKN si muovono dal semplice consigliere comunale al membro di governo. Ordinanze, interrogazioni, prese di posizione: bene, molto molto bene!”.

    Poi, come detto, passa da Campi Bisenzio al Ponterotto: “A qualche chilometro di distanza la stessa identica classe politica e relative cariche istituzionali disattendono la zona industriale del Ponterotto, in termini di variante urbanistica, dal 2016!”.

    “Infatti oggi – ricorda – tra Laika, Lippert, Euro ed altre piccole realtà, qui siamo arrivati a 1.200 lavoratori: 1.200! La sola Laika ha sfondato gli 800 dipendenti”.

    “Bene direte – prosegue Campofiloni – sì bene… c’è un però. Questa zona industriale è collegata solo dal ponte sopra la Pesa, che speriamo non si rompa mai”.

    “E bene – ammonisce, introducendo un’altra problematica – se quel ponticino, nato 600 anni fa per i carri e i buoi, e oggi percorso da bisarche e auto come fosse l’autostrada A1, dovesse crollare quella zona sarebbe isolata dal mondo”.

    “Oltre la zona industriale – dice ancora Campofiloni – sale la collina, con curve a gomito inaccessibili a mezzi pesanti”.

    “Dal 2016 – ricorda ancora tornando all’area artigianale-industriale – aspettiamo un intervento urbanistico adeguato, intervento che doveva essere pronto nel 2016. Ora la zona è satura, e se le multinazionali Lippert e Hymer volessero espandersi ed investire potrebbero non farlo. Con le conseguenze che già conosciamo”.

    “Quindi – conclude – può la politica fare la sua parte prima invece di recitarla dopo? Attendiamo con trepidazione”.

    La zona del Ponterotto vista dall’alto

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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