SAN CASCIANO – Quella che si prospetta per il centro storico di San Casciano è una fine d'anno davvero difficile per il mondo del commercio locale.
Perché, a differenza degli anni scorsi, chiuderanno tutti insieme esercizi commerciali che sono vere e proprie "icone" del capoluogo. Che insomma, e si può dirlo senza timori di essere smentiti, hanno fatto la storia del paese.
Partiamo dai due resi ufficiali negli ultimi giorni: finirà il suo glorioso percorso l'edicola in via Machiavelli, dove Marino e la moglie Anna Maria hanno deciso che è arrivato il momento di smettere.
In piazza delle Erbe, e ad ufficializzarlo sono arrivati i manifesti di svendita per chiusura attività affissi in questi giorni, chiude il negozio di abbigliamento "Paolo e Gisella". E anche qui siamo nella profonde radici del commercio familiare, con una lunga storia tutta da raccontare.
Un altro negozio nel settore dell'abbigliamento con presenza pluridecennale concluderà il suo percorso, mentre ci sono almeno un altro negozio storico e un'attività di ristorazione ultra trentennale che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero vedere un cambio di gestione.
Insomma, anche per il centro commerciale naturale di San Casciano, che da anni resiste con oltre cento esercizi aperti tutto l'anno alle bordate della crisi, sembra davvero arrivata la resa dei conti.
L'opinione di Confesercenti
Ne parliamo con Maurizio Barlazzi, dell'ufficio Confesercenti che segue la realtà dell'area del Chianti fiorentino.
"Anche San Casciano – dice Barlazzi – sta risentendo della crisi generale del commercio di vicinato. Alla crisi economica iniziata più di dieci anni fa e ancora presente, si sono aggiunti prima la grande distribuzione (oggi anch’essa in crisi) poi le grandi piattaforme del web come Amazon".
"Indipendentemente dalla scelta di chiusura o trasferimento dell’attività – prosegue Barlazzi – per chi inizia ex novo o subentra, ci sono molti più problemi e il tasso di mortalità delle neo imprese è molto elevato. La liberalizzazione del commercio, avvenuta più di venti anni fa, rende difficile qualunque intervento di programmazione sui centri storici per creare un’offerta merceologica e di servizi competitiva".
"Confesercenti – riprende Barlazzi, rispondendo alla domanda del ruolo dell'associazione in questo scenario – sta da anni sostenendo i Centri Commerciali Naturali e ne incentiva lo sviluppo dove si manifesta la volontà delle imprese di costituirne dei nuovi".
"Sul problema dei fondi commerciali sfitti – informa – stiamo lavorando per creare una collaborazione stabile con i Comuni, con l’obiettivo di creare incentivi alla riapertura dei negozi (lodevoli le misure approntate dal Comune di San Casciano per rivitalizzare la frazione di Mercatale). La richiesta di limitare la tassazione locale per le imprese (ad esempio la Tari) è importante, ma non sufficiente".
"E’ necessario – conclude Barlazzi – che i negozi di vicinato adeguino la loro offerta coniugando la potenza comunicativa del web con la presenza fisica sul territorio: stiamo programmando un’offerta formativa per i Centri Commerciali Naturali che faciliti questo processo di innovazione".
di MATTEO PUCCI
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