SAN CASCIANO – La notizia l'ha diffusa, nel pomeriggio di oggi, sabato 8 febbraio, l'edizione fiorentina de La Repubblica: i pm Luca Turco e Giuseppe Ledda hanno chiesto il rinvio a giudizio (quindi l'inizio del percorso processuale) per i vertici che guidavano ChiantiBanca fra il 2015 e il 2016.
Quindici persone, ex amministratori: chiesto il processo per l'ex direttore generale Andrea Bianchi, per l'ex presidente Claudio Corsi, per l'allora vicepresidente del cda Carla Lombardi e il vicepresidente vicario Stefano Mecocci.
Chiesto il rinvio a giudizio anche per gli ex membri del consiglio di amministrazione Aldemaro Becattini, Niccolò Calamai, Luigi Ferri, Mauro Fusi, Leonardo Viciani, Claudio Tongiani, Vasco Galgani, Andrea Casini, per il presidente del collegio sindacale Enzo Barbucci e per i componenti del collegio Fabrizio Fusi e Marco Galletti.
Chiesta invece l'archiviazione per quattro dipendenti (oggi ex, visto che non lavorano più in ChiantiBanca): Diego Landi, Alessandro Barbato, Federica Paoletti, e Filippo Capaccioli.
Le indagini presero il via dopo la clamorosa ispezione di Banca d'Italia (fra 2016 e 2017), che portò l'istituto di credito a approvare un bilancio (del 2016) con un passivo di oltre 90 milioni di euro. A cui fece seguito il rinnovo delle cariche che vide la sconfitta del presidente in carica Lorenzo Bini Smaghi.
I reati contestati a vario titolo a coloro per i quali viene chiesto il rinvio a giudizio (udienza preliminare fissata per il 21 aprile) sono di ostacolo all'esercizio delle funzioni di autorità pubbliche di vigilanza (di Banca d'Italia) e false comunicazioni sociali.
Adesso starà al Gup (Giudicie udienza preliminare) stabilire se il processo, sulla base delle richieste dei pm, si farà.
di MATTEO PUCCI
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