FIRENZE – Grazie alla segnalazione di Lorenzo Bojola, architetto fotografo e videomaker con fortissimi legami nel Chianti fiorentino (in particolare a Barberino Tavarnelle), oggi possiamo scrivere una pagina di storia inedita e da studiare: il ritrovamento di un rifugio antiaereo a Firenze.
Un ritrovamento il cui merito va a un sacerdote, don Pedro Daniel Dalio, amministratore parrocchiale di Sant’Ilario a Colombaia, che preso dalla curiositร (nellโottobre 2012) ha scoperto un rifugio antiaereo usato durante la seconda guerra mondiale dai residenti di Porta Romana e dintorni.
Con Lorenzo Bojola nel luglio 2020 abbiamo risalito la bellissima via Sant’Ilario, che da via Senese sโinerpica fino alla stupenda chiesa di Sant’Ilario a Colombaia, dove ad accoglierci cโera don Pedro.
Ma perchรฉ da quellโottobre 2012 nessuno si รจ interessato a questo ritrovamento?
“Dopo aver appreso il tutto – risponde Bojola – abbiamo fatto una ricerca per capire se a Firenze esistessero ancora oggi dei rifugi antiaerei, ma la risposta รจ stata no. Al massimo esistono ancora rifugi in vecchie case del centro, utilizzati al suono della sirena che avvertiva la popolazione di unโincursione aerea sulla cittร , luoghi dove le persone vi trovavano rifugio fino al cessato allarme”.
Come vi siete mossi?
“Abbiamo cercato anche di informare, prima di scrivere, varie personalitร , ma senza risultato. Cosรฌ, in accordo con don Pedro, abbiamo deciso di rendere pubblico questo ritrovamento, corredato di foto”.
Don Pedro, ci racconta comโรจ arrivato a questa scoperta?
“Qualche mese dopo il mio arrivo in questa parrocchia ho sentito dire che il terreno sito in fondo al presidio parrocchiale, era stato acquistato da monsignor Ferretti per la costruzione di una chiesa, piรน accessibile di quella parrocchiale. Lo scoppio della seconda guerra mondiale fece naufragare questo progetto. Contestualmente ho sentito dire che sotto quel terreno cโera un rifugio antiaereo utilizzato nel periodo della guerra. Le notizie non erano precise, tuttavia guardando il muro di cinta sulla via Senese sโintravedevano tracce di due ingressi”.
Ha provato a chiedere ai parrocchiani piรน anziani se si ricordavano del rifugio?
“Ho preso la testimonianza di uno in particolare, oggi perรฒ non piรน in vita, allโepoca era poco piรน di un bambino. Che ricordava il suono della sirena e che, preso per mano dai suoi genitori, entravano nel rifugio antiaereo come tanti altri. Ma i suoi ricordi si fermavano lรฌ. Ho provato anche a vedere nellโarchivio della chiesa se il sacerdote dellโepoca aveva annotato qualche particolare, ma niente”:
Quindi?
“Durante la pulizia del campo, in mezzo alle sterpaglie, ho trovato delle prese dโaria in terracotta che facevano presumere che sotto ci fosse qualcosa. Cosรฌ dopo alcune ricerche condotte da me in modo privato presso gli organi competenti, ho appurato che non cโerano vincoli di nessuna specie. Dopo ulteriori consulti ho deciso di fare unโapertura nel muro per scoprire cosa nascondesse. Il 7 ottobre 2012, con lโaiuto di tre muratori e una fotografa, siamo entrati allโinterno e abbiamo scoperto il rifugio antiaereo!”.
E avete documentato con accuratezza il tutto.
“Certo e le caratteristiche sono le seguenti: si tratta di una costruzione a forma di โUโ, i muri perimetrali sono fatti in pietra e la volta in mattoni. Lo stato di conservazione รจ pressochรฉ perfetto (si consideri che era chiuso da piรน di 65 anni). Le misure sono: 2 metri di larghezza; 2,25 metri di altezza. Ciascuno dei lati perpendicolari a via Senese sono di circa 17 metri di lunghezza e la stessa misura di 17 metri li unisce in fondo. In ciascuno dei due estremi ci sono due bagni elementari (ci sono tracce delle porte che li isolavano dal resto del rifugio). Ogni 8 metri circa ci sono dei muri interni di 120 centimetri di larghezza (in modo tale di non poter avanzare in linea retta). In mezzo a ogni trancia di 8 metri circa ci sono delle prese dโaria sbucano sul terreno soprastante. Dalla base delle prese dโaria alla base del terreno soprastante ci sono circa 50 cm di terra. Si vedono anche alcuni resti dellโimpianto illuminante”.
Tutta questa ricerca quanto รจ durata?
“Poche ore, dopodichรฉ abbiamo richiuso il tutto ripristinando il muro come era prima”.
Lorenzo Bojola ha definito questa struttura particolarmente interessante per la sua grandezza. Inspiegabile come abbiano potuto costruire il tutto allโinsaputa di molti. E adesso?
“La speranza รจ che quanto rinvenuto sia valorizzato e non rimanga chiuso per altrettanti anni”.
A don Pedro Daniel Dalio diciamo grazie: per avere scoperto questo pezzo di storia di una Firenze sconosciuta, che rimanda a un periodo storico che non va mai dimenticato.ย
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