SAN CASCIANO – Prosegue a San Casciano il dibattito politico scaturito da una battuta contenuta all’interno di un murale del gruppo consiliare Centrodestra per l’Alternativa con le riflessioni del consigliere comunale Enrico Farina.
# Scontro politico a San Casciano. Il Pd: “Affermazioni sessiste del centrodestra”
A prendere la parola è Paola Malacarne, consigliera comunale di Sinistra per San Casciano, presidente della Commissione Pari Opportunità.
“Ringraziamo il consigliere Enrico Farina – dice – che ci ha dato l’opportunità di condividere con la cittadinanza la riflessione l’importanza di un uso corretto della lingua italiana. Affinché i nostri figli e le nostre figlie possano trovare nel riconoscimento della loro identità, quella realizzazione personale e professionale cui aspirano, senza distinzione di genere”.
“Da poco tempo – riflette Malacarne – è finito il mese di marzo, il mese che l’amministrazione comunale, nel proseguo di un percorso già da tempo intrapreso, ha dedicato, con varie iniziative, ai Diritti delle Donne, andando ben oltre la storica celebrazione dell’8 marzo, attraverso una progettazione che mira a superare le questioni che vedono il genere femminile ancora soggetto di disparità, discriminazione e violenze di varie forme”.
“Il tema a cui si è voluto dare uno spazio prevalente – prosegue – riguarda un tipo di violenza apparentemente, ma non sostanzialmente, considerata di scarso rilievo e, verso la quale, si usa spesso un atteggiamento di benaltrismo ovvero “c’è ben altro cui pensare”. È questa una modalità di sviare il problema minimizzandolo fino ad assumere nella descrizione toni sarcastici, denigratori o sessisti”.
“La violenza dell’invisibilità – rimarca Malacarne – dell’assenza delle donne dai libri di storia così come da ogni altro riferimento culturale della nostra civiltà, che sostanzialmente nega, oscurandolo, il riconoscimento del loro valore, è premessa e terreno fertile su cui nasce l’atteggiamento pregiudiziale che alimenta il divario di genere tutt’ora esistente”.
“Di questa invisibilità – sostiene – è parte integrante anche quella riguardante l’uso di un linguaggio che non include il genere femminile, come invece la grammatica italiana prevede e dunque impone. Ne sono un esempio articoli o post che circolano sui social in cui si ridicolizza l’uso di certi termini declinati al femminile come fossero una bizzarra forzatura e non l’applicazione di regole linguistiche che soltanto una egemonia maschile, retaggio di un pensiero patriarcale dominante, si ostina a negare”.
“Così – esemplifica – per esempio, si ironizza sull’uso del termine Giudicessa, attribuito a Eleonora D’Arborea, come appellativo in uso nel XIV secolo, per designare chi governa un territorio, ignorando che si tratta di un titolo e non del femminile di giudice, il cui corretto accordo, in italiano, è LA giudice così come avviene per la maggior parte dei termini che finiscono in E”.
“Mentre il suffisso -essa – specifica – un diminutivo usato per termini ormai radicati nel linguaggio, come dottoressa, professoressa, è da evitare per le nuove professioni esercitate dalle donne, storicamente di appannaggio maschile, come avvocata, ministra o ingegnera.
Sul piano linguistico si ravvisa, quindi, la necessità di un ammodernamento nella comunicazione interpersonale, più aderente alla realtà attuale e consona ai ruoli che cittadine e cittadini sono chiamati ad interpretare”.

“In tal senso – e qui il riferimento al contenuto del murale del Centrodestra – risultano fuori luogo vignette pretestuose dove i termini sono usati con un sottinteso significato sessista per il quale “zoccolo” rimanda al termine dispregiativo femminile “zoccola” con chiara allusione ad un comportamento sessuale della donna, dimenticando che i sostantivi riferiti ad oggetti non sono modificabili, se non cambiando il loro significato come, ad esempio, il porto/la porta”.
“Uno degli scopi primari della Commissione comunale per la realizzazione di una effettiva parità tra uomo e donna – ricorda Malacarne – è quello di rimuovere i pregiudizi che continuano ad alimentare sfiducia per le donne che non rientrano nei ruoli imposti dalla cultura maschile, ostacolandone la realizzazione”.
“La lingua che si usa quotidianamente – sostiene ancora – è il mezzo più pervasivo e meno riconosciuto di trasmissione di una visione del mondo nella quale trova largo spazio il principio dell’inferiorità e della marginalità della donna. Se non dico mai scienziata, come può una bambina immaginarsi in questo ruolo?”.
“Ed è per questo motivo – conclude – che la commissione ritiene doveroso, tra i suoi compiti, promuovere e diffondere l’uso di un linguaggio rispettoso del genere femminile, anche attraverso corsi di formazione per coloro che amministrano la nostra comunità, dando in tal senso, un segnale chiaro di come, sul nostro territorio, viene intesa e realizzata una politica di parità, assumendo e favorendo un cambiamento profondo nel modo di pensare, agire ed esprimersi”.
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