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mercoledì 20 Maggio 2026
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    A quarant’anni dall’ultimo duplice omicidio, serata sul Mostro di Firenze da tutto esaurito all’Arci San Casciano

    Incredibile partecipazione alla serata di venerdì 12 settembre. Oltre 200 persone in sala per oltre tre ore di dibattito e approfondimento: c'era anche Il Gazzettino del Chianti

    SAN CASCIANO – Uno dei casi più controversi della cronaca nera italiana, un’indagine che probabilmente non darà mai delle risposte certe alle tante domande che ancora circolano attorno agli omicidi del “Mostro di Firenze”.

    A quarant’anni dall’assassinio di Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot nel bosco degli Scopeti, al circolo Arci di San Casciano è stata organizzata una serata per ripercorrere la storia giudiziaria, e non solo, di quella serie di omicidi che ha lasciato dietro di sé morti, domande e tanta curiosità da parte di una comunità che è stata toccata nel profondo.

    Venerdì 12 settembre infatti l’affluenza all’evento è impensabile alla vigilia: più di duecento persone occupano ogni angolo disponibile del salone dell’Arci di San Casciano, spinte dalla curiosità e dalla presenza di relatori illustri che nel corso delle oltre tre ore di conferenza cercano di rendere più chiara una vicenda che di chiaro ha ben poco.

    Nel corso del confronto si susseguono Stefano Brogioni, giornalista de La Nazione e moderatore della serata, Vieri Adriani, avvocato legale dei familiari delle vittime francesi, Daniele Piccione, avvocato esperto della vicenda, e Francesco Petrini, storico e docente e anch’egli uno dei massimi studiosi del Mostro.

    Prima di entrare nel vivo della cronaca di quegli anni, prende parola Roberto Ciappi, sindaco di San Casciano, che sottolinea quanto ancora un argomento del genere riesca ad attrarre su di sé una forte attenzione, data dal fatto che il caso ha ancora molti punti irrisolti e che il nostro territorio è stato teatro dell’ultimo omicidio della serie.

    Omicidio che ha visto l’uccisione di una coppia francese e il successivo ritrovamento dei corpi da parte di un sancascianese, ai tempi diciottenne, che racconta l’accaduto all’inizio della conferenza.

    “Quella mattina presi la macchina per andare a cercare i funghi nel bosco degli Scopeti – racconta Luca Santucci – e una volta arrivato alla piazzola, parcheggiai l’auto accanto a una golf del tutto uguale alla mia. Dopo aver visto una tenda poco lontana, mi affacciai all’interno dell’abitacolo e la prima cosa che vidi fu un seggiolino per bambini.”

    Prima di continuare è costretto a fare una piccola pausa per l’emozione che, dopo quarant’anni, si fa ancora sentire.

    “Per entrare nel bosco presi un sentiero tracciato – aggiunge – e dopo pochi passi sentii un fortissimo ronzio di mosche. Perciò, spinto dalla curiosità, seguì il rumore e, percorsi pochi metri, mi trovai il cadavere del ragazzo tra i piedi. Il pensiero andò subito al seggiolino della macchina, iniziai a chiedermi dove fosse il bambino e dopo aver visto delle Superga bianche insanguinate nei pressi della tenda, tornai a casa deciso a non dire niente a nessuno, per paura di finire tra gli indagati”.

    “Una volta di fronte a mio padre però – conclude – egli si accorse subito del mio viso bianco e quindi gli raccontai tutto, dando il via alla successiva chiamata ai carabinieri”.

    Dopo la toccante testimonianza, il giornalista Stefano Brogioni fa una disamina della serie di omicidi del Mostro di Firenze, ripercorrendo in maniera molto dettagliata tutta la linea temporale dalla fine degli anni Sessanta all’ultimo caso, proprio quello dell’85 avvenuto a San Casciano.

    In coda all’intervento del moderatore, prima l’avvocato Daniele Piccione e poi l’avvocato Vieri Adriani descrivono l’aspetto giudiziario che ha accompagnato questa serie criminale in più di cinquant’anni.

    In particolare, il legale dei familiari delle vittime francesi sottolinea i tanti dubbi che circolano attorno alle indagini, al modo sommario col quale sono state svolte e agli indizi che col tempo non sono stati presi in considerazione o addirittura sono spariti (come una pezza insanguinata mandata in Inghilterra e poi scomparsa).

    Francesco Pertini invece si concentra sulla geografia riguardante i vari delitti e su una domanda che poi tornerà lungo tutto il corso della conferenza: ci possiamo accontentare dei Compagni di merende come responsabili di tutte queste uccisioni?

    Lo storico analizza come l’arco temporale che racchiude la striscia criminale e le distanze notevoli che ci sono tra un omicidio e l’altro siano molto curiosi.

    Chi ha commesso i delitti doveva conoscere molto bene il luogo dove avrebbe commesso il fatto, doveva essere a conoscenza delle vie di fuga e della conformazione del luogo stesso per muoversi con disinvoltura al buio. E il fatto che le varie scene del crimine siano in paesi così lontani tra loro lascia molte domande.

    La successione degli indagati, e i relativi dubbi, la racconta Daniele Piccione, soffermandosi in particolare sulla figura controversa di Francesco Narducci, medico di Perugia morto suicida nel lago Trasimeno.

    L’avvocato sottolinea come siano curiose alcune coincidenze: il fatto che il medico cambiò la targa della propria auto dopo il ritrovamento dei cadaveri della coppia francese (in un momento in cui i casellanti della provincia di Firenze erano stati incaricati di prendere nota delle targhe delle auto di passaggio guidate da un uomo solo o da una coppia di uomini), il fatto che un esponente delle forze dell’ordine di Perugia sia andato, ovviamente fuori dalla sua zona di competenza, sulla scena del crimine degli Scopeti il giorno del ritrovamento dei corpi, e le motivazioni che hanno spinto al suicidio un uomo rispettabile che conduceva una vita normale da medico di città.

    Dopo gli interventi dei relatori, prende la parola Francesco Cappelletti, esperto delle vicende riguardanti il Mostro di Firenze e consulente di Stefano Sollima e Leonardo Fasoli per la serie Netflix sul Mostro in uscita a fine ottobre.

    E Salvatore Maugeri, amico di Jean Michel Kraveichvili, che sta portando avanti l’interesse per la vicenda in attesa di risposte che finora non sono state date.

    Le tante domande al termine della serata hanno chiarito vari punti, ma uno su tutti la risposta alla domanda citata poco prima: le incongruenze e i dubbi sono troppi, perciò non possiamo accontentarci della completa responsabilità data ai “Compagni di merende”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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