“Pur non residenti costretti a mandare i figli a scuola qua: e paghiamo il massimo a prescindere dal reddito!”

IMPRUNETA – Il problema non è di poco conto, e riguarda quei confini "invisibili" fra le amministrazioni comunali che però, al momento della gestione dei servizi (e del relativo pagamento) si fanno sentire eccome nelle tasche dei cittadini.

 

"So di non essere l'unica ad aver portato alla vostra attenzione questo problema – ci scrive Catiuscia, mamma di dei due bambini – ovvero l'immissione in fascia alta dei bambini non residenti nel comune di Impruneta ma che, loro malgrado, sono costretti a frequentare le scuole imprunetine".

 

"Non so quanti possano essere – prosegue – Di sicuro i soldi in più che arriveranno nelle casse del Comune da questa manovra ,a mio avviso ingiusta, non servirà a pareggiare il bilancio. Una cosa però è certa: il bilancio della mia famiglia è andato in rosso grazie al sindaco di Impruneta".

 

"Io abito a Panzano – ci spiega – lavoro a Molin del Piano, qui non ho nessuno che mi possa aiutare con i miei bambini. Mio marito è in mobilità e lavora a chiamata. Ho due bimbi che ogni mattina salgono in macchina alle 6.15 e tornano a casa alle 19. Non è una vita piacevole ma è l'unica che fanno da nove anni".

 

Una rabbia dignitosa quella di Cariuscia: "Ho scritto al sindaco di Impruneta, perchè parlare con lui è impossibile, gli ho rivolto una semplice domanda. E cioè su quali basi la giunta ha deliberato questa fantastica delibera per la quale gli utenti non residenti non possono avvalersi del modello Isee per il calcolo della fascia di appartenenza per il costo della mensa, visto che non esiste più da diversi anni l'obbligo di frequentare le scuole nel comune di residenza. Tanto più che mia figlia è già in quarta elementare".

 

"Vorrei proprio sapere – dice – se questa cosa è costituzionale o no: peccato che le mie finanze non mi permettano di consultare… un legale!".

di Matteo Pucci

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