OSTERIA NUOVA (BAGNO A RIPOLI) – Siamo arrivati al quarto appuntamento di “Storie di un paese. Indagine sul territorio di Osteria Nuova” di Michele Turchi per Pagnini Editore, che sarà presentato venerdì 28 novembre, alle 21.30, presso il Teatro Storico di Osteria Nuova, da Marta Gori, della biblioteca moreniana di Firenze, e Berlinghiero Buonarroti, noto studioso fiesolano.
Un appuntamento ormai a cui i ripolesi sono affezionati e l’autore ci spiega perché nell’intervista che ha rilasciato a Il Gazzettino del Chianti.
Settecento pagine per mille abitanti… c’era proprio bisogno di un quarto volume su Osteria Nuova?
"Per esattezza le pagine dei quattro volumi sono 688… per quanto riguarda il bisogno, prendo in prestito una frase dall’introduzione di Berlinghiero Buonarroti, che afferma: "Il rimasticamento di quello che si considerava il già noto permette di fornire una nuova impronta alla storia, con la conseguente migliore digeribilità della stessa verso una conoscenza meno superficiale". Questo è il senso di una “storia” in più volumi".
Dunque, questa specie di “sequel” era in programma fin dall’inizio?
"No. Il primo volume nacque vent’anni fa per colmare un vuoto. C’era ben poco di scritto su Osteria Nuova, disperso in varie pubblicazioni. Quel libro raccoglieva molte di quelle notizie, e soprattutto metteva per iscritto una memoria popolare che si stava pian piano perdendo. Poi con il tempo è venuta la voglia di approfondire certi argomenti, e ogni volume si è aggiunto agli altri, in una successione di costanti approfondimenti".
Questo volume però era nell’aria fin dal giorno della presentazione del terzo?
"In un certo senso è vero, ma quel giorno lanciai l’idea come una boutade, sinceramente non pensavo di farlo davvero… . Poi però pian piano quell’idea mi ha solleticato, come una specie di sfida, che mi ha sostenuto in corso d’opera. Col risultato che ne è venuto fuori il volume più corposo della serie".
I primi tre volumi sono usciti a distanza di sette, otto anni l’uno dall’altro, questo invece ha avuto una fase di gestazione decisamente più breve, solo tre anni.
"Sì, ma questo non significa che sia stato realizzato in fretta. In un certo senso questo nuovo libro è gemello del terzo, nascono entrambi dalla stessa fase di ricerca, lunga e approfondita, che però adesso è giunta alla fine del ciclo. Avevo in mente un tema conduttore incentrato sulle parole chiave storia e memoria. Questo è rimasto, perché nell’occuparsi di un microterritorio questi due aspetti vanno immancabilmente a braccetto. La storia scandisce le epoche, ma è attraverso la memoria che si forma il senso di appartenenza, fino a formare la comunità paesana".
Ci sono altri aspetti che distinguono questo volume da quelli che l’hanno preceduto?
"Sì, e anche questa è una caratteristica che non ho cercato, della quale mi sono accorto rileggendo il risultato finale. Pur con lo sguardo rivolto a Osteria Nuova, questa volta l’orizzonte è più ampio, si allarga a comprendere anche il territorio circostante, per meglio capire i contesti e le dinamiche in cui si sono svolti i fatti".
Quali sono in breve gli argomenti approfonditi?
"I capitoli sono otto, come nel precedente. Si parte dal Medioevo, prendendo in esame una serie di documenti che si concentrano nella seconda metà del XIII secolo, e ci danno un quadro sorprendente del territorio in quell’epoca lontana. Nel capitolo successivo si analizzano le tre opere d’arte trecentesche conservate nelle due chiese di Ruballa. Si cerca poi di ricostruire il funzionamento di un’azienda agricola mezzadrile, le Corti a Ruballa, e la sua evoluzione nel corso degli ultimi due secoli".
Poi torna a occuparsi del “Bamboccio”…
"Sì, mi piaceva l’idea di riprendere in mano uno dei miei primi articoli, scritto nel 1996, e rimetterci le mani per approfondirne i contenuti. C’è poi un capitolo che parla delle origini del ciclismo a Bagno a Ripoli, con aspetti del tutto inediti, per meglio capire il contesto in cui nacque la S.S. Resistente, nel 1922. Poi c’è la guerra. Questo mi ha dato l’opportunità di raccontare quegli anni cruciali attraverso gli occhi di persone che hanno vissuto delle esperienze molto diverse. Perciò ho potuto agire come un regista che può scegliere tra diverse inquadrature. E per finire le tradizioni popolari. È un capitolo scritto in modo semplice e diretto, quasi un’immersione in un passato che non c’è più. So in partenza che evocherà nostalgia per chi ha vissuto in quel mondo, ma mi piace pensare che incuriosirà anche chi non ha mai visto un paio di buoi al lavoro. Per finire c’è anche un breve glossario, che raccoglie parole delle quali si sta perdendo il significato, forse anche la memoria".
Una domanda è inevitabile: ci sarà un quinto volume?
"È difficile, almeno in tempi brevi, anche se non mancherebbero altri temi e argomenti da approfondire. Alla ricerca non c’è limite. I momenti però sono duri per tutti, mi auguro di avere in futuro il tempo, la voglia e le risorse per poterlo fare. Sinceramente non sono troppo ottimista".
di Cecilia Barbieri
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