ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – Dopo il gazebo in piazza di sabato scorso, secondo appuntamento organizzato dal Comitato "L'Autostrada che vogliamo".
Che sabato 19 marzo alle 10 invita "tutti i cittadini liberi a cui interessa difendere il territorio, a partecipare alla passeggiata che partendo da Osteria Nuova (zona San Giorgio a Ruballa) ci porterà all'interno dei 24 ettari che saranno tombati dalle terre di scavo inquinate. Simbolicamente preleveremo terra e acqua di quel luogo a futura memoria di questo evento e delle sorgenti".
La passeggiata avrà una guida d’eccezione: Massimo Casprini, storico antellese, autore, insieme a Silvano Guerrini, del libro “Alle Sorgenti dell’Isone”.
Sarà, di nuovo, l'occasione per ribadire la domanda delle domande: la terza corsia da Firenze Sud a Incisa serve ancora?
"La domanda – dicono dal comiato – ce la ponevamo già 10 anni orsono quando Autostrade presentò il primo progetto. Il raddoppio dell’autostrada nel tratto appenninico e nel territorio fiorentino (fino a Incisa Valdarno) venne presentato già a metà degli anni '90 come una vera priorità nazionale. La soluzione prevedeva la realizzazione anche della bretella da Barberino del Mugello a Incisa Valdarno che avrebbe permesso al tratto fiorentino della A1 di assolvere principalmente alla mobilità metropolitana".
"Negli anni successivi – ricordano – gli scempi che si stavano consumando nel Mugello con la realizzazione della TAV consigliarono di non chiedere un altro sacrificio ai mugellani. Così la decisione fu quella di sacrificare solo il tratto fiorentino con una terza corsia da Barberino a Incisa".
Il comitato ha contestato da sempre la reale necessità di estendere la terza corsia da Firenze sud a Incisa per vari motivi "Perché questo tratto della A1 è forse l'unico in cui, anche senza l'ampliamento, l'autostrada entra già nelle case e attraversa aree di elevato valore paesaggistico".
E poi "perché non si verifica nessun rallentamento, come prevedevamo, dopo che il tratto Firenze Nord-Firenze Sud è passato a tre corsie; perché esistono già terze corsie di arrampicamento sia verso sud che nord in grado di garantire un sufficiente smaltimento del traffico pesante da e verso Incisa".
"Gli unici interventi che invece sarebbero indispensabili – rilanciano – sono le opere di mitigazione ambientale che in 50 anni di servizio sono state negate (forse neanche richieste dalle amministrazioni) nonostante il traffico invasivo e inquinante anche nei pressi dell'ospedale di Santa Maria Annunziata".
Perché, secondo quelli del comitato, "il territorio interessato (e in particolare Ponte a Niccheri, Antella e le altre frazioni minori poste a margine del tracciato autostradale) non dovrebbe “subire” ancora, ma semmai “ricevere”, dopo mezzo secolo di far-west della mobilità autostradale, che questa terza corsia vorrebbe perpetuare".
"Sostenevamo e sosteniamo ancora oggi – rimarcano – che, indipendentemente dall’approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale, che riteniamo solo una ipocrita formalità. lo stravolgimento che ne deriverebbe per i centri abitati e per il paesaggio collinare sarebbe sproporzionato rispetto ai benefici o all’utilità pubblica che si otterrebbero, considerando anche le opere di compensazione previste: irrisorie, alcune capziosamente peggiori del rimedio o addirittura dannose".
"Al danno si unisce la beffa del progetto approvato con decreto di V.I.A. del 21 gennaio 2015 – rammentano – che prevede di porre 1 milione e 509.000 mc di terre, stabilizzate con calce, proprio sulle sorgenti dell'Isone. In un’area di 24 ettari intrisa di acque che alimentano le falde di attingimento di tutti i pozzi artesiani della valle fino a Ponte a Niccheri. La stratosferica pressione di un rilevato che sovraccarica con 10-20 metri di terra un terreno di sorgenti, oltre a costituire una mostruosità e un pericolo nel tempo, rappresenta un'offesa irreversibile al nostro territorio e ad un ecosistema con rarità faunistiche che sono state anche oggetto di studi scientifici".
"Come se non bastasse – denunciano – a vigilare sulla stabilità del rilevato e sull'integrità delle acque sarebbe unilateralmente la stessa Autostrade S.p.A. che oltre a tombare per sempre 24 ettari del nostro territorio, li recinterebbe di buon grado come fossero, appunto, un cimitero. Il cimitero per l'Isone".
Il comitato si pone così "a tutore di quel territorio che, complici il lassismo delle amministrazioni che si sono succedute già prima del 2005, sedicenti difensori del territorio, hanno finito, con il loro atteggiamento imbelle, per svenderlo a mistificati interessi dei padroni della Autostrade Spa".
"Saremo – concludono – Davide contro Golia-Autostrade, ma se ci saranno occasioni e volontà di rivedere questo progetto ascoltando anche noi crediamo che soluzioni oggettivamente più razionali e al passo con i tempi possano essere trovate a vantaggio di tutti".
di Redazione
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