Inchiesta lavoratori sfruttati: “Fornivano manodopera a 70 aziende. Ma non è caporalato”

Incontro con Sergio Berziga, direttore Confagricoltura Firenze, nella serata del Rotary San Casciano - Chianti

CASTELLINA IN CHIANTI – "Stiamo seguendo con interesse l'inchiesta che ha visto le perquisizioni giovedì scorso nel Chianti Senese, visto che è la prima in tutta Italia che applicherà la nuova legge sul caporalato. Una legge che è sbagliata in alcune sue parti, troppo penalizzanti per le aziende".

 

A parlare è Sergio Berziga (secondo da sinistra nella foto), direttore di Confagricoltura Firenze, invitato da Rotary San Casciano – Chianti a fare un intervento durante la serata di lunedì 20 marzo alla Foresteria di Villa Cerna, a Castellina in Chianti.

 

Un invito, quello rivolto a Berziga dal presidente del club Giampaolo Pacini, che ha voluto puntare l'attenzione su un fenomeno che, dallo scorso anno, ha riguardato da vicino anche il Chianti fiorentino e senese.

 

"Sono settanta – dice Berziga – le aziende che venivano servite dalla cooperativa che è stata oggetto di indagini da parte delle forze dell'ordine nel Chianti Senese. Adesso vedremo gli sviluppi: quello che intanto si può dire è che non si tratta di caporalato, come ho letto e sentito troppe volte in questi giorni".

 

"Il caporalato in quanto tale – ha spiegato – è nato al sud, con il lavoratore che doveva (e deve tuttora) essere portato dal paese al luogo di lavoro. I caporali alla mattina andavano sulle piazze, dotati di mezzi di trasporto, portando i lavoratori nelle campagne addirittura con i bus. Con la tolleranza dei sindacati perché se è vero che prendevano un salario basso, avevano la disoccupazione agricola che copriva l'arco previdenziale".

 

"Il caporale – ha detto ancora – è un procacciatore di manodopera, una sorta di agente di viaggi che porta la gente a lavorare contrattando la retribuzione e la sua provvigione".

 

"Dalle nostre parti – è tornato a dire – chiamano caporalato quello che non è: sono appalti di manodopera".

 

Appalti che, secondo Berziga, sono ormai ievitabili con le moderne tecniche di produzione,. Visto che ("in particolare le aziende più piccole") le operazioni da fare sono tali che non è possibile espletarle con manodopera propria.

 

"Siamo arrivati a questo – ha spiegato Berziga – perché i vini attuali chiedono cura della pianta e rispetto dei tempi. Prima erano più dilatati. Adesso dall'oggi al domani certe operazioni devono essere fatte i tempi brevissimi. Non è possibile farlo senza rivolgersi a queste aziende: spesso in provincia di Firenze sono ex aziende edili che si soco riciclate. E che sono in grado di occupare centinaia di persone in contemporanea".

 

Molto critico sulla nuova legge sul caporalato ("Eccessivamente penalizzante per le aziende") Berziga ha raccontato quello che ha fatto Confagricoltura in questo senso: "Abbiamo fatto protocolli interni con i sindacati in cui si cerca di dare delle soluzioni. La prima è avere un albo, un elenco di aziende conto terziste. Perché anche lì ci sono banditi".

 

"E qui – ha rimarcato – c'è il problema dell'appalto genuino. Per partire bene bisogna che l'azienda conto terzista abbia dipendenti in regola, che hanno superato le visite mediche, abilitata, iscritta alla camera di commercio, a posto sulla sicurezza, con una sede dignitosa e reale. E deve mettere a disposizione le buste paga".

 

"Vedremo come prosegue questa inchiesta nel Chianti Senese – ha concluso Berziga – Quello che non vorremmo è che si andasse a criminalizzare senza senso (è già stato fatto in passato) le aziende".

di Matteo Pucci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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