PONTE A EMA (BAGNO A RIPOLI) – Un territorio che si identifica con il numero tre. Come i pivieri del Trecento che facevano capo alle tre pievi di Antella, Ripoli e Villamagna.
Come i grandi poli insediativi del Novecento: Antella, Grassina e Bagno a Ripoli. Come i lati di un immaginario triangolo che raccoglie la terra ripolese con un lato adagiato sull'Arno, uno sui crinali di Villamagna e Montemasso, l'altro sul corso dell'Ema.
Il racconto della “Breve storia di Bagno a Ripoli” di Gian Bruno Ravenni, presentata martedì sera all'Oratorio di Santa Caterina, parte dalle molteplici triadi ripolesi e si sviluppa in tante storie che hanno lasciato un segno.
Come quella della sede della Mutuo Soccorso Filarmonica e Corale, che diventerà la Casa del Popolo e che durante gli anni del fascismo non divenne mai Casa del Fascio e conservò la sua autonomia, come ricorda il sindaco Francesco Casini.
Oppure la storia del sindaco Cocchi che si oppose al sindaco democristiano di Firenze La Pira in difesa dei terreni agricoli minacciati dalla costruzione di un nuovo quartiere, Sorgane, le cui dimensioni furono poi ridotte di due terzi.
E poi la battaglia per definire il tracciato della nuova Autostrada del Sole (e avere il casello in Valdema) che rimanda alla mente di tutti il dibattito attuale sulla terza corsia.

PRESENTAZIONE – All'Oratorio di Santa Caterina
Il professore di storia dell'Università di Firenze, Giuliano Pinto definisce le due linee guida del libro di Ravenni: lo stretto legame che Bagno a Ripoli ha sempre avuto con la città di Firenze e la storia della mezzadria.
“L'economia del territorio è stata condizionata dalla sua vicinanza con la città come testimoniano l'industria laniera della Gualchiere, il lavoro delle filatrici come delle lavandaie di Grassina”, spiega il professor Pinto.
E ancora, la città che si espandeva “mangiava” il territorio ripolese, i mercati cittadini, dove vendere i prodotti dell'agricoltura, erano a portata di mano, la città forniva, con la sua spazzatura, anche il concime per i campi.
Un secondo filo conduttore della “Breve storia di Bagno a Ripoli” sono i sette secoli di mezzadria, un'eredità che si legge ancora nei contorni del paesaggio ripolese, dal racconto degli atteggiamenti paternalistici di chi come quel monaco della Badia di Ripoli definiva i contadini: “Infingardi, dappochi e lenti agiati, che non sanno troppo bene l'arte loro”, allo svilupparsi delle idee socialiste e di quella dialettica politica che nel secondo dopoguerra diede una decisa connotazione di sinistra al Comune di Bagno a Ripoli.
Ma il racconto di quel che è accaduto, tracciato in pochi, forti tratti, serve al presente, Ravenni invita a conoscere lo spirito del territorio ripolese, a ripercorrere il passato, a comprendere i caratteri originali, come spiega lui stesso, la sua è “una storia di costruzione”.
“Ci sono in questo volume strumenti utili – commenta la vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni – per improntare azioni di governo che tengano conto del passato e della vocazione di questo territorio”.
di Lisa Baracchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA























