PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – "Come era prevedibile il punto prelievi di Ponte a Niccheri continua ad essere preso d’assalto dai cittadini, costretti a fare i conti con gli sbarramenti agli accessi attivati dalla direzione sanitaria a partire dal 14 giugno fino al 30 giugno con 80 prelievi (invece che i 170 al giorno) e dal 1 luglio fino al 31 agosto ridotti ulteriormente a 60 prelievi".
Andrea Calò, Rsu Cobas Usl Toscana Centro, torna alla carica per la gestione dei prelievi di sangue nell'area fiorentina (e chiantigiana).
IL "CASO PRELIEVI"
"Non si rassegna la cittadinanza – dice – a vedere sparire pian piano un servizio specialistico dall’ospedale, nonostante che l’azienda continui a “sbandierare” che sono funzionanti sul territorio tutte le strutture del privato sociale convenzionate con le Usl".
"Questa mattina alle 7 – – sottolinea Calò – abbiamo inscenato una protesta di fronte al punto prelievi con un volantinaggio rivolto alla cittadinanza affinché il punto prelievi non venga smantellato. Il fronte sociale a difesa del servizio sanitario pubblico si sta allargando. Anche questa mattina abbiamo potuto constatare di persona il disagio e il danno che tale decisione sta creando fra i cittadini di tutte le età con varie patologie e bisogni sanitari e le enormi difficoltà che si trovano a gestire gli infermieri lasciati soli a dare spiegazioni plausibili ai cittadini".
"Lo spettacolo che è apparso ai nostri occhi è stato come al solito desolante – rincara Calò – abbiamo assistito alla ressa, allo smarrimento delle persone, alla caccia al numerino, alla “trattativa” che molte cittadini hanno fatto con i nostri operatori affinché procedessero ai prelievi oltre il numero 60. Nonostante lo sbarramento stamani ne sono stati fatti 121 mentre tanti altri cittadini, dopo ore di attesa, tra malumore, rabbia, disagi e sgomento sono stati costretti a rinunciarvi: una vergogna".
LA QUESTIONE CUP
"Mentre al pian terreno dell’ospedale una parte della cittadinanza “lottava” per avere il numerino di accesso al punto prelievi – prosegue – è scoppiato al piano primo il caso Cup: su cinque postazioni solo due aperte, gli operatori in servizio costretti a lavorare al disotto dei minimi essenziali. Anche in questo caso una vergogna!".
"Fin da subito – spiega Calò – alle 7.45, i cittadini hanno circondato le uniche due postazioni aperte mettendo in difficoltà gli operatori i quali erano alle prese con i computer in tilt. Una situazione paradossale i ambienti non a norma sul piano della sicurezza e salute. Anche in questo caso si è venuta a formare una lunga coda interminabile, con ressa, disagi di ogni sorta e soprattutto rabbia fra gli utenti, in qualche caso culminata con insulti alla efficienza della Usl poiché la gente in coda vedeva tre postazioni vuote e non utilizzate".
"Una vicenda scandalosa e imbarazzante per i nostri lavoratori – rilancia – che poteva essere evitata e che ha precise responsabilità poiché già venerdì 30 giugno qualità delegato Rsu Cobas pubblico impiego, avevo inviato una nota alla direzione generale, ai direttori dipartimenti e di struttura e dei servizi amministrativi che il modello organizzativo da loro predisposto a luglio 2017 con dueunità al mattino e una al pomeriggio era inadeguato, impraticabile e pericoloso e non in grado di rispondere ai bisogni delle utenze e degli stessi lavoratori".

IL CUP – Dell'ospedale Santa Maria Annunziata
"Alle 10.30 – dice ancora Calò – quando la situazione stava precipitando al Cup, mi sono recato alla direzione sanitaria ospedaliera, non trovando il responsabile dei servizi amministrativi ho chiesto di intervenire urgentemente, sia a tutela dei due malcapitati operatori che degli stessi cittadini. Solo alle 11 è “arrivata” una terza unità convinta da “chi sa chi” ad anticipare l’entrata in servizio".
"Certo – accusa – stupisce la modalità con la quale l’azienda gestisce i servizi alla persona eppure la Carta dei servizi sanitari approvata dalla Regione Toscana prevede che le aziende sanitarie informino e garantiscano in modo corretto gli accessi e la fruizione dei servizi sanitari offerti ai cittadini nonché la qualità dei servizi , in particolare per quanto riguarda il rapporto con i cittadini e a noi dei Cobas non sembra proprio che questo accada a Ponte a Niccheri".
"La Carta dei servizi pubblicata sul sito della Regione Toscana – sottolinea – dice anche cosa deve fare la USL per migliorare il rapporto con i cittadini ovvero è tenuta ad attivare una “…verifica sulla qualità percepita dagli utenti nei confronti dei servizi sanitari attraverso la realizzazione di indagini di gradimento…”. Chissà se la Usl Toscana Centro in questo caso lo farà, certo è che non possiamo accettare che l’ospedale, i servizi e le attività e lo stesso personale vengano continuati ad essere gestiti in questo modo: con superficialità e irresponsabilità".
"Rimane una domanda alla quale l’azienda deve una risposta – conclude Calò – come mai pur essendo stata preavvisata di questo disastro non è intervenuta a correggere l’organizzazione per lo meno al Cup. E domani cosa accadrà?".
CUP: LA REPLICA DELL'AZIENDA SANITARIA
"Quest’anno, nei mesi estivi il Cup situato all’interno del presidio ospedaliero Santa Maria Annunziata, sarà sempre aperto. Saranno gli operatori a garantire la continuità del servizio che, a differenza degli anni passati, osserverà la chiusura pomeridiana solo nelle settimane centrali di agosto, quando l’utenza diminuirà di circa il 30%".
A dirlo, in una nota, è l'Azienda Sanitaria Toscana Centro, accusata pesantemente dai Cobas, sia su gestione prelievi che Cup all'ospedale di Ponte a Niccheri.
"Il Cup di Ponte a Niccheri – si legge ancora – effettua mediamente ogni giorno circa 500 prenotazioni di secondo livello: visite e indagini diagnostiche prescritte dagli specialisti ambulatoriali. E’ ogni giorno aperto dodici ore (dalle 7.40 alle 18.30) dal lunedì al venerdì e solitamente agli sportelli sono presenti 4-5 operatori al mattino e due al pomeriggio. Due nuove assunzioni hanno consentito la continuità del servizio anche nei mesi di luglio ed agosto".
"In questo periodo – si legge ancora nella nota – si sta inoltre svolgendo la “formazione” del personale addetto alle prenotazioni per un ulteriore miglioramento del servizio all’utenza con un impegno straordinario da parte di tutti. Stamattina (lunedì 3 luglio) allo sportello erano presenti solo due operatori – perché gli altri stavano seguendo il corso formativo – e l’assenza improvvisa del terzo collega ha rallentato le procedure di prenotazione, solitamente molto rapide dal momento che i terminali non effettuano, come avviene nei Cup territoriali, anagrafe sanitaria".
“Il Cup di Ponte a Niccheri – spiegano i responsabili – applica correttamente la delibera regionale secondo la quale i cittadini che hanno effettuato la prima visita specialistica devono aver garantita subito la prenotazione di secondo livello e poter quindi accedere al Cup dedicato senza disagi”.
di Redazione
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