IMPRUNETA – "E' un dono che facciamo alla comunità di Impruneta in memoria dell'amico Cesare Vegni. E per testimoniare una volta di più la vicinanza della nostra banca al territorio imprunetino".
Con queste parole nel pomeriggio di oggi, venerdì 13 ottobre, il presidente del Banco Fiorentino (Mugello-Impruneta-Signa) Paolo Raffini, ha presentato in Sala Don Binazzi, l'arazzo (in realtà una tela dipinta con colori vegetali a pseudo arazzo) che fa nella mostra di sé nel Museo del Tesoro della Basilica di Santa Maria all'Impruneta.
Presenti, fra gli altri, il vicepresidente Stefano Romanelli, il vicedirettore generale Roberto Castellani, il proposto della Basilica don Luigi Oropallo, l'assessore Lillian Kraft, Piero Alfani (che ha contribuito all'acquisto), Roberto Boddi (che ha coordinato le fasi del restauro), la restauratrice Concita Vadalà, i rappresentanti della Falegnameria Vegni che ha realizzato la cornice che ospita l'arazzo.

UN PARTICOLARE – Con la targa che indica la donazione in memoria di Cesare Vegni
E, molto toccate da questo gesto da parte del Banco Fiorentino, Piera e Costanza, rispettivamente moglie e figlia di Cesare, scomparso nel marzo dello scorso anno.
"Con questo gesto – ha proseguito Raffini – abbiamo voluto ricordare il presidente storico della Bcc di Impruneta. Che, e tengo molto a dirlo, anche per me è stato prima di tutto un amico. Sono stato presidente della banca del Mugello dal 2000, da allora ho conosciuto Cesare: persona seria, schietta, simpatica, che amava il suo territorio. Amante delle tradizioni ma aperto anche ai cambiamenti e allo sviluppo del credito cooperativo".
"Era un artigiano – ha detto ancora Raffini – e quando faceva i suoi interventi in Federazione era un onore e un piacere poterlo ascoltare. Era un presidente valido, un uomo che a Impruneta è stato apprezzato da tanti, per non dire tutti".
Attento alle tradizioni ma sempre con una porta aperta verso il futuro: "L'ho sentito – ha tenuto a dire il presidente Raffini – quando abbiamo intrapreso il nostro percorso di aggregazione. Aveva capito il momento del cambiamento, e ha concretamente sostenuto e difeso questo progetto di aggregazione. Per una banca che oggi è più grande, che ha messo insieme tre territori simili ma ognuno con le sue peculiarità. E devo dire grazie ai soci che hanno creduto in questo progetto. Agli amministratori".
"Oggi – ha concluso Raffini – abbiamo una banca sana, che rassicura i risparmiatori e dà benzina al territorio. La nostra penso sia stata una scelta lungimirante; e spero sarà il futuro a confermarlo. I dati che abbiamo ci rassicurano e devono rassicurare i soci. La banca è sempre stata presente e continuerà ad a esserlo: anche con queste iniziative".
"Proprio in questa sala – ha proseguito Stefano Romanelli – Cesare dette la sua "benedizione" alla fusione fra le nostre tre banche. Cesare per me era un amico, una persona di casa. Ogni giorno lavorava in falegnameria ma poi dava il cuore per questa banca. Una persona schietta e pulita come poche altre".
"È stato Piero Alfani – ha concluso Romanelli – a indicarci questo patrimonio del territorio che rischiava di andare perso. Roberto Boddi ha coordinato il tutto, la dottoressa Concita Vadalà, bravissima, l'ha restaurato, la Falegnameria Vegni ha realizzato la teca. Insomma, un bellissimo gioco di squadra".

ACCANTO ALL'ARAZZO – Da sinistra Paolo Raffini, don Luigi Oropallo, Stefano Romanelli
Poi ha preso la parola don Luigi Oropallo: "ll nostro – ha detto il proposto – non è un museo dove le cose vanno a morire, ma è un museo di vita. Si tratta di pezzi che hanno vissuto nella fede; racchiudono una storia, sono un dono fatto in tanti modi. Questo rimarrà un pezzo vivo del museo, che parla di chi è venuto prima di noi e ha vissuto nella fede e nell'amore di tanti. Quando si torna alle radici, alle sorgenti, una boccata d'aria si prende sempre".
Poi ci si è mossi verso il bellissimo Museo del Tesoro. E in un sottotetto pieno di pezzi unici, con le finestre affacciate su una piazza Buondelmonti baciata da un sole quasi estivo, il presidente Raffini e il vice Romanelli, insieme a don Oropallo e alla moglie di Cesare, Piera, hanno scoperto questa meraviglia donata all'Impruneta.
In memoria di un uomo che, per l'Impruneta, ha speso tanti anni della sua vita.
di Matteo Pucci
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