Art Art Impruneta tra storia e nostalgia: “Sessantotto Cinquantanni”

La mostra alla Galleria Iac dal 12 maggio, per raccontare la contestazione giovanile e le lotte sociali

IMPRUNETA – L'Associazione Culturale Art Art Impruneta invita all'inaugurazione della mostra "Sessantotto Cinquantanni", sabato 12 maggio ore 18. L'allestimento, come al solito curato da Patrizia Sabella, vuole valorizzare le opere di disegno, scultura e pittura di: Umberto Arciero, Giampaolo Beltrame, Manuela Masi, Fiorella Noci, Alessandro Scemi, Sylvia Teri, Paolo Vermigli. Ad introdurre la mostra, quale critica d'arte, ecco l'occhio esperto di Sonia Salsi:

 

"Declinare in linguaggio artistico Sessantotto Cinquantanni non può non avere contenuti “politici”, nel senso etimologico del termine, in quanto correlati alla “polis”, la Grande Città del mondo contemporaneo. I nostri artisti ne colgono i più variegati aspetti, soffermandosi sul “tema fondativo” del Sessantotto, l'esigenza di libertà nelle più varie declinazioni: femminismo, rapporto di coppia, movimenti hippy, pacifismo, lotte sociali… o propongono opere non direttamente legate alla ricorrenza cinquantennale quanto, piuttosto, ad una riflessione su una maturazione personale".

 

"L'Associazione Art Art, con questa Collettiva, intende sollecitare una riflessione su una ricorrenza che, al di là di valutazioni positive o negative, ha costituito un passaggio cruciale per tutti gli aspetti della Contemporaneità: sociali, economici, politici, e, ovviamente, culturali ed artistici", conclude Salsi.

Il valore sociale che una tal mostra d'arte racchiude è sottolineato anche dal Presidente Joele Risaliti: "Il Sessantotto è considerato tutt'oggi l'anno di svolta per eccellenza del nostro Secondo Novecento. Riferimento o fallimento, ognuno conservi la propria memoria ed abbia le proprie idee. Il Sessantotto è stato comunque un tentativo epocale di affermare valori civili volti al miglioramento della società, di quelle classi subalterne o delle realtà colpite dagli istinti pregiudiziali di comunità ancora arcaiche. Dedicargli una mostra, per la ricorrenza dei cinquant'anni, significa incentivare la riflessione ed affermare quella dimensione critica umana emersa con forza proprio in quel 1968."

 

di Redazione

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