IMPRUNETA – Sollecitato in modo diretto, con una lunga lettera inviata al Gazzettino del Chianti dal titolare di una delle storiche fornaci di Impruneta, Marco Masini, il candidato sindaco per il MoVimento 5 Stelle Gerardo Patruno risponde alle critiche in merito alle proposte del M5S sul tema del cotto.
"Siete mai entrati in una fornace? – chiedeva Masini in un passaggio della sua lettera aperta – Siete a conoscenza di quanto tempo un artigiano impieghi per fare un vaso? Quante sia il processo di lavorazione? Quale sia il valore di un oggetto unico al mondo, perché fatto interamente a mano? Non credo".
Così è dal Gazzettino del Chianti che arriva la risposta di Patruno: "Il nostro progetto – inizia il candidato sindaco – non intende svalutare la principale attività del paese a vantaggio di un ipotetico indotto tutto da verificare. Tuttavia ci resta difficile immaginare qualcosa che possa rilanciare l'economia generale senza pensare alla terracotta come veicolo principale".
"In realtà – prosegue – in rispetto al vostro lavoro, stiamo cercando di renderci estranei e acritici verso ogni considerazione relativa alla qualità del prodotto, riservandoci di tutelare soltanto la provenienza dei prodotti e della materia usata per realizzarli. Intendo dire che siamo i primi a sapere cosa non possiamo e non dobbiamo fare".
"L'unica regola da applicare – continua Patruno – è la garanzia che i prodotti siano fatti a Impruneta. Tuttavia non possiamo neanche fingere di non sapere che alcune industrie non risiedono più nel nostro comune, e che dovremmo includerle come nuove zone certificate sotto indicazione e consiglio di voi produttori imprunetini".
"Ciò che vogliamo creare è un contenitore – spiega Patruno – il cui contenuto sarà fatto di prodotti che dovranno garantire di essere autoctoni e non per forza di cose "di alta qualità". Questo non significa che vogliamo svilire e svalutare il vostro prodotto, ma che non possiamo avere il potere decisionale di includere o escludere determinati prodotti. Il nostro impegno sarà quello di garantire il funzionamento dell'operazione e di assistere il flusso turistico nel migliore dei modi".
"Siamo i primi a sperare che ci sia un numero consistente di prodotti certificati CAT – rilancia – ma abbiamo anche il dovere politico di esporre anche i prodotti non certificati se il loro storico confermerà i requisiti richiesti. Così come non verranno ammessi i prodotti, pur certificati CAT che provengono da altre regioni italiane o che non usano la Terracotta locale. Infine, il nome outlet è stato scelto affinché i turisti siano già preparati all'acquisto".
"Comunque – conclude Patruno – il progetto è ancora nella sua fase embrionale, e ci sarà bisogno di un confronto diretto con voi produttori prima di proseguire".
di Redazione
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