Anche a Impruneta iniziata la raccolta per introdurre l’educazione civica a scuola

Si potrà mettere la propria firma presso l'Urp comunale per i prossimi sei mesi

IMPRUNETA – Il 24 luglio la giunta comunale di Impruneta ha dato avvio alla raccolta firme riguardante la proposta di legge inerente l’inserimento dell’educazione civica, con voto autonomo, nei quadri orario delle scuole.

 

“Si tratta di  una proposta di legge, di iniziativa popolare,  risalente a tre mesi fa – ci spiega l’assessore all'istruzione Sabrina Merenda –  sostenuta anche dal sindaco Dario Nardella, insieme ad altri sindaci italiani. La proposta ha posto il Comune di Firenze e gli altri Comuni limitrofi a muoversi verso l’obiettivo di raccogliere  le firme necessarie per concretizzare la proposta stessa. La raccolta è iniziata il 20 luglio per propagarsi nel tempo, nella speranza di determinarsi".

 

"Se verrà confermata – dice ancora Merenda – l’educazione civica rientrerà nei quadri orari di 33 ore annuali della scuola (un’ora a settimana). Il tutto rimodulando gli orari delle discipline storico-filosofiche-giuridiche già esistenti. L’insegnamento potrà essere affidato ai docenti abilitati nelle classi di concorso sopra citate. In realtà la proposta non è una iniziativa nuova, anzi la prima introduzione risale al 1958. Soppressa poi negli anni ’90, perché ritenuta superflua, si è comunque tentato nel 2010 si reintrodurla inglobandola con altre materie e dandole una denominazione diversa, Cittadinanza e Costituzione”.

 

Era formata da cinque ambiti di conoscenza:  Educazione Ambientale; Educazione Stradale; Educazione Sanitaria; Educazione Alimentare; Costituzione Italiana.

 

A parlare di questi argomenti divisi per sezione, erano disponibili tutti i professori di Storia e Geografia. Pian piano poi, essendo senza voto, e non rientrando strettamente nel piano educativo, si è assottigliato sempre di più il tempo dedicatogli, fino a comportare una rivalutazione.

 

"La domanda che subito ci facciamo è la seguente – rimarcano dalla giunta imprunetina – perché ad un certo punto con un mondo che avanza, che annienta le distanze fisiche tramite la tecnologia e la globalizzazione, un mondo dove i ragazzi possono informarsi accedendo ad Internet si è ritenuto fondamentale fare un passo indietro, affidandosi nuovamente a uno strumento ‘classico,’ dato da un sapere attivo, insegnato a scuola?".

 

"In primis – proseguono – perché il futuro della nostra società e generazioni è sempre sostenuto da questi splendidi educatori, che ogni giorno pensano non solo alla formazione didattica dei nostri figli, ma anche a quella umana. Parlare di Umanità ha a che fare con l’educazione alla cittadinanza? Sì perché il comune vivere esige rispetto di regole, sensibilità per queste, umanità per il prossimo con cui condividiamo uno spazio. Stiamo assistendo ad un imbarbarimento civile, dove sempre più spesso le nuove generazioni, non hanno rispetto per le regole del comune vivere o non  hanno minimamente idea di cosa sia il bene comune, o dei principi base della nostra Costituzione e più semplicemente  non  conoscono e rispettano le regole del comune vivere o cosa si racchiuda sotto la voce Diritti Umani".

 

"Ovviamente spetta alla famiglia – rilanciano – prima cellula sociale ed educante formare il bambino verso determinate regole comuni, ma anche a tutte le altre ‘agenzie’ di formazione, in primis la scuola, che propone così un nuovo strumento di conoscenza ai bambini e ragazzi di ogni età, rivalutando valori, etiche, regole rimaste nell’ombra".

 

"Personalmente – dice ancora Sabrina Merenda – ritengo sia importante, perché può servire a formare dove manca, o a supportare dove esiste già, una coscienza civile, capace di creare le basi per un cambiamento futuro positivo. Le tematiche che l’Educazione Civica affronterà, qualora la proposta di legge si attui, sono da identificare, studiare, ampliare, perché il mondo è cambiato rispetto a qualche decennio fa e oggi si può partire da problematiche più ‘semplici’, come la raccolta differenziata, o le regole del traffico, per arrivare a parlare di evasione fiscale, corruzione, razzismo, omofobia, bullismo; fino ad evidenziare la necessità di parlare di violenza alle donne o dedicare intere lezioni per il rispetto delle problematiche dei portatori di handicap. In modo ambizioso si potrebbe parlare di regolazione dei social e dell’utilizzo appropriato del linguaggio a seconda dei contesti. Bello sarebbe portare alla rimozione del linguaggio aggressivo".

 

"La proposta – conclude – ha intanto bisogno di sostegno e firme da parte del cittadino che nel caso del nostro Comune potrà andare a porre presso l’Ufficio Urp negli orari di apertura dello stesso per una durata di sei mesi. Spero sarete numerosi e ovviamente vi terrò aggiornati nelle fasi evolutive della proposta stessa, con tute le sfumature annesse".

di Redazione

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