BAGNO A RIPOLI – "Quali sono i criteri per l'accoglimento delle domande per le case popolari ERP? Cittadini italiani e stranieri hanno gli stessi obblighi?"
Sono le domande di fondo alla base di una interrogazione presentata in consiglio comunale dal consigliere di Forza Italia ripolese Massimo Mari ("Ne presenterà una uguale a Impruneta il collega Roberto Viti di Obbiettivo Comune").
"Nel modulo della domanda di partecipazione del bando per la formazione della graduatoria per gli alloggi popolari e secondo la normativa vigente – dice Mari – è richiesta per i cittadini non italiani, comunitari ed extracomunitari, una documentazione del Paese di origine, debitamente autenticata e tradotta in lingua italiana dall'autorità consolare, riguardo all'assenza di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su immobili ad uso abitativo ubicati nel loro Paese che deve riguardare ogni singolo componente del nucleo familiare, oppure in caso di possesso occorre presentare documentazione che ne attesti l'indisponibilità".
"Ho notato la presenza in alcune domande – prosegue Mari – autocertificazioni di vario tipo: dichiarazioni giurate, certificazioni consolari prese da semplici dichiarazioni personali, oppure attestazioni comunali del tipo: “il sig….. non è soggetto ad alcuna tassa sulla casa”. Secondo il DPR 445/2000 si deve acquisire una certificazione dello Stato estero corredata di traduzione dall'autorità consolare, che è una cosa diversa dalle casistiche riportate, nelle quali infatti o è il richiedente che presenta una autocertificazione giurata o sono i Consolati che attestano anche sulla base di dichiarazioni rese dal soggetto interessato che quel cittadino non ha titoli di proprietà".
"Ai Consolati – ricorda Mari – è demandato solo il ruolo di traduzione e non quello di certificazione. Alla luce della casistica riportata vorrei sapere quali saranno gli indirizzi di discrezionalità da parte dei funzionari e i dirigenti dei Comuni del Lode Fiorentino al fine di accettare o meno l'inserimento in graduatoria ERP dei cittadini stranieri".
Infine Mari chiede "anche se non previsto dalla normativa vigente, se non si ritenga opportuno che anche il consiglio comunale si esprima su questa discrezionalità che non dovrebbe essere di sola competenza tecnica, ma investe anche aspetti politici".
di Redazione
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