Hashish e marijuana, vasta operazione dei militari di Grassina: due arrestati, 18 denunciati, 50 segnalati

GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Giovanissimi, poco più che ragazzini, ma già accaniti consumatori di droghe leggere.

 

Che, per permettersi il consumo quotidiano delle sostanze illecite e racimolare i soldi per il loro acquisto, si recavano a scuola non solo per sedersi tra i banchi ma per dedicarsi anche alla loro attività illecita di cessione di sostanza stupefacente (marijuana e hashish)  ai loro compagni di scuola (minorenni) all’interno degli istituti scolastici di Bagno a Ripoli (il Volta-Gobetti) e Firenze (Istituto Saffi e Istituto  C.F.P.).

 

Un "giro" proseguito fino a quando i militari della Stazione carabinieri di Grassina, guidati dal maresciallo Antonio Bonafede,l a termine di intensa attività d’indagine iniziata nel settembre 2014, hanno messo fine allo spaccio.

 

Con l'arresto di due persone (maggiorenni), indagandone 18  tutti minorenni (denunciati a piede libero) e segnalando 50 minori come consumatori di sostanza stupefacente alla Prefettura di Firenze.  

 

L’attività d’indagine, diretta e coordinata dal pm Roberta Pieri della Procura della Repubblica dei Minorenni di Firenze, è iniziata quando, i carabinieri del comando di Grassina hanno arrestato un giovane grassinese, C.S. di 19 anni, colto in flagranza all’interno della casa del popolo di Grassina.

 

L'arresto era scattato mentre cedeva la sostanza stupefacente ad altri due giovani del posto, tra cui un minorenne, frequentatori delle scuole di Bagno a Ripoli e Firenze.

 

L'attività d’indagine, portata a termine anche grazie alla collaborazione del personale della casa del popolo di Grassina, ha permesso di risalire e sottoporre a indagine un giovane straniero residente a Bagno a Ripoli, B.S. di 20 anni, risultato poi essere il reale rifornitore di numerosi minorenni.

 

A cui, nei pressi degli istituti scolastici, cedeva sostanza stupefacente che i giovani studenti a loro volta rivendevano all’interno della scuola a compagni e amici loro coetanei.

 

Da lì si è scoperto che a spacciare erano in diciotto (tra i 12 e i 19 anni tra cui due stranieri), tutti studenti di poco profitto. Che, seppur conoscendosi l’uno con l’altro, non agivano in modo coordinato tra loro, ma al fine di dividersi gli acquirenti si erano organizzati in gruppi, “piccole cellule” (precisamente quattro e operanti negli istituti scolastici) avendo ognuno la propria cerchia di acquirenti/amici.

 

Tutti i componenti delle "cellule" usavano modalità e accortezze identiche per non essere scoperti. Per esempio tutti utilizzavano l’applicazione WhatsApp (e a volte Facebook) per accordarsi per la vendita senza mai fare esplicito riferimento alla sostanza stupefacente ma utilizzando altri sostantivi del tipo “mi porti un cd… due cd”.

 

Tutti si preoccupavano di cancellare le conversazioni e contatti telefonici che registravano sotto nome diverso dall’utilizzatore; all’interno di ogni gruppo ogni componente aveva specifici compiti: c’era chi aveva il compito di “rifornitore” della sostanza, chi aveva il compito di dividere la sostanza in dosi, chi deteneva il denaro.

 

In alcuni casi i ragazzi si comportavano anche in modo minaccioso nei confronti di alcuni acquirenti a cui avevano ceduto sostanza stupefacente a credito.

 

La cessione dello stupefacente avveniva solitamente o prima di entrare in classe la mattina presto, o durante la ricreazione, o appena terminate le lezioni. La sostanza stupefacente veniva consumata o nei bagni o durante l’ora di ricreazione.

 

A volte la cessione dello stupefacente avveniva la mattina direttamente presso l’abitazione del minore acquirente, dove si riunivano gruppi di ragazzi che mettendo insieme il denaro, approfittando dell’assenza dei genitori, aspettavano il loro amico spacciatore e si dedicavano al consumo di stupefacente marinando la scuola.

 

Nei quattro mesi d’indagine, che hanno portato all’esecuzione di quindici perquisizioni personali e domiciliari presso le abitazioni dei minori, sono stati accertate circa 500 occasioni di cessione di sostanza stupefacente.

 

Molte avvenute all’interno di tre istituti superiori, uno di Bagno a Ripoli e due di Firenze, ed altri nelle immediate vicinanze dei predetti istituti.  Un giro d’affari avente ad oggetto la vendita di circa 2 Kg di sostanza stupefacente tra marjuana e hashish ammontante ad un controvalore di circa 10.000 euro.

 

Sono stati identificati più di 50 clienti, tutti coetanei  dei venditori segnalati alla Prefettura come consumatori, ed alcuni di loro sono stati trovati ancora in possesso di sostanza stupefacente acquistata dagli indagati.

 

Inoltre, durante la fase delle indagini, in uno degli istituti scolastici, il Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli, al fine di contrastare le indagini in corso ed intimorire gli acquirenti per non farli testimoniare davanti ai militari, sono comparse sui muri dell’edificio le scritte “Acab”, “Fasci appesi” e “Marijuana Libera”.

 

Una dimostrazione "plastica" che i giovani, seppur minorenni, avevano costituito un vera e piccola organizzazione dedita allo spaccio di sostanza stupefacente ricorrendo, nel caso, anche, con le giuste proporzioni, a metodi minacciosi e intimidatori utilizzati dalle vere e proprie organizzazioni criminali.

 

Durante le indagini, comunque complesse in quanto svolte con le dovute accortezze e limitazioni inerenti il rispetto della normativa in vigore nei confronti di soggetti minorenni, i militari dell’Arma hanno avuto la piena collaborazione e discrezione da parte dell’istituto Volta/Gobetti di Bagno a Ripoli (e in particolare dalla dirigente scolastica professoressa Pistolesi).

 

Ma anche da parte di tutti i genitori dei minori, indagati o acquirenti, i quali non hanno nascosto di essere già a conoscenza della problematica, forse non nelle giuste proporzioni, e tutti, nessuno escluso, hanno manifestato la loro gratitudine nei confronti dell’operato dei carabinieri, presentandosi anche spontaneamente in caserma per riferire notizie e chiedendo aiuto per i loro figli, diventando per i carabinieri preziosi confidenti risultati poi fondamentali per le indagini.

di Redazione

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