Alessandro Bertolazzi: il ritorno a “casa” con la statuetta… dell’Oscar

Serata speciale al Teatro dell'Antella per il vincitore del Premio Oscar 2017 per il make up: il suo racconto

ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – La statuetta dorata, quella originale delle star hollywoodiane, scintilla su un piedistallo sul palco del teatro dell'Antella.

 

E il cittadino ripolese “da Oscar”, Alessandro Bertolazzi, premiato dal sindaco Francesco Casini, ieri sera al teatro dell'Antella con le chiavi della città, racconta che in quella statuetta si può tranquillamente dire che c'è anche un po' di Bagno a Ripoli.

 

Bertolazzi ha conquistato la mitica statuetta per il miglior make up in Suicide Squad, il film di David Ayer, dove la difficoltà maggiore era “riuscire a trasformare la bellezza luminosa dell'attrice australiana Margot Elise Robbie”.

 

Davanti a un pubblico attentissimo il truccatore spiega che quello che è riuscito a fare nel film ha le sue radici nell'esperienza accumulata in terra ripolese, nel laboratorio dove per 20 anni ha lavorato, il suo “nido”, una stanza, quadrata, molto attrezzata, che si trovava accanto alla sua casa a Osteria Nuova.

 

“All'epoca lavoravo molto sugli effetti speciali”, racconta e un amico dal pubblico interviene per spiegare che insieme facevano un gioco: “Mi mostrava due foto e io dovevo indovinare quale era la ferita vera e quale quella ricostruita da lui con il trucco. Bene, io a volte sbagliavo. Alessandro ha coltivato la sua passione con determinazione”.

 

Le domande riportano Bertolazzi, piemontese di nascita, ai suoi anni vissuti a Bagno a Ripoli: “Qui è nato mio figlio che ha il più fiorentino dei nomi, Lorenzo. Sono legato a questo territorio da ricordi incancellabili come quando ci ritrovavamo con gli amici alla chiesa di San Giorgio a Ruballa e i bambini giocavano andavano a suonare le campane. Non c'entravamo nulla con la chiesa ma quello era un luogo di ritrovo bellissimo”.

 

La sua trentennale carriera è passata dal teatro prima di arrivare al cinema, Bertolazzi ha lavorato con registi come Dario Argento, Pupi Avati, Tornatore, Woody Allen, con attrici come Monica Bellucci (“è lei che è stata il mio ponte con il resto dell'Europa. Ci siamo da subito trovati bene a lavorare insieme”), Naomi Watts o Penelope Cruz.

 

“Il cinema – dice – è un'industria dove ognuno ha il suo ruolo ben preciso, ma il progetto viene bene se c'è un lavoro di collaborazione, si costruiscono risultati validi quando c'è rispetto per tutte le persone del team. Serve armonia e passione, altrimenti non ci si fa”.

 

Infine un omaggio all'arte italiana, verso la quale Bertolazzi sente di avere un debito: “Quando un ragazzo mi chiede come si diventa truccatori io gli dico di guardare tutti i film e andare per musei a studiare le opere d'arte a vedere come i pittori interpretano le emozioni".

 

"Quando sono arrivato negli Stati Uniti e ho visto l'organizzazione, la raffinatezza tecnica che gli americani ci mettevano nel lavoro cinematografico ero terrorizzato – confessa Bertolazzi – mi sono detto che dovevo fare quello che sapevo fare, metterci l'eredità dell'esperienza in teatro e tutto quello che avevo imparato dall'arte italiana”.

di Lisa Baracchi

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