Alle celebrazioni anche Il Gazzettino del Chianti. Giani: “Ponte a Ema diventi… Ponte a Ema Bartali”

PONTE A EMA (BAGNO A RIPOLI) – Cento anni fa, il 18 luglio 1914, nacque a Ponte a Ema Gino Bartali. Uno dei più grandi campioni dello sport italiano, un mito, una leggenda del ciclismo mondiale.

 

Lo chiamavano “L’intramontabile” perché continuava a vincere anche quando gli altri smettevano, “Ginettaccio” per il suo essere schietto, a volte brusco, per il suo parlare senza peli sulla lingua, per essere sempre pronto alla battuta come solo un vero toscano.

 

Vinse tre giri d’Italia, due Tour de France, quattro Milano Sanremo, quattro campionati italiani e un’infinità di altre corse  in un’epoca in cui il ciclismo era sacrificio, avventura, epopea.

 

Insieme a Fausto Coppi, eterno rivale, esaltò e fece sognare gli italiani che in quegli anni avevano fame ma credevano nel futuro, nella ricostruzione di un paese martoriato dal conflitto mondiale.

 

E campione lo fu anche al di fuori dello sport. Si dice che salvò l’Italia dalla guerra civile con le sue vittorie dopo l’attentato a Palmiro Togliatti; aiutò molti ebrei durante la persecuzione nazi fascista portando, in accordo con il cardinale Elia Dalla Costa, documenti falsi nascosti nel tubo della sella da Firenze ad Assisi.

 

Per questo la comunità ebraica lo ha dichiarato Giusto fra le nazioni. Per tutto questo, Ponte a Ema, suo paese natale, ha deciso di ricordarlo con una serie di iniziative.

 

La mattina del 18 luglio è stato aperto il museo alla presenza delle autorità di Firenze e di Bagno a Ripoli e del cardinale Giuseppe Betori.

 

Per Betori anche la celebre frase, “E’ tutto sbagliato è tutto da rifare”, ha un senso cristiano: “Il cristiano non deve accontentarsi – ha detto – La voglia di superarsi, del cambiamento, della novità è fondamentale anche dal punto di vista religioso”.

 

Bartali portava con orgoglio il distintivo dell’Azione Cattolica, considerava gli altri ciclisti come persone con le quali confrontarsi e ha sempre vissuto in maniera semplice fino a esprimere la volontà di essere sepolto vestito di un solo saio da frate.

 

Betori ha parlato anche dell’accesa rivalità con Fausto Coppi e ricordando la celebre fotografia al Tour del 1952 ha detto che non è importante chi ha passato la borraccia, ma il fatto stesso che se la siano scambiata: “Stima, fraternità, superamento di se stessi sono valori cristiani”.

 

È stata poi la volta di Eugenio Giani, che ha ricordato come il grande campione avesse espresso il desiderio che il Museo fosse qui a Ponte a Ema, dove è nato e ha sempre vissuto e non in centro a Firenze, che non avrebbe avuto senso.

 

Poi ha lanciato anche l’idea di cambiare il nome di Ponte a Ema in Ponte a Ema Bartali, come Sasso è Sasso Marconi e Caprese Caprese Michelangelo.

 

Presenti anche Francesco Casini, sindaco di Bagno a Ripoli, Enrico Minelli, assessore, alcuni consiglieri comunali e il presidente del Quartiere 3.

 

Nel pomeriggio, a contorno delle celebrazioni, un’esposizione di moto d’epoca di cui alcuni pezzi veramente rari e particolari come una moto da pistard dei primi anni del Novecento e le biciclette dei mestieri: da quella del prete a quella dell’arrotino.

 

L’inaugurazione della collettiva di pittura sul tema "Bartali e il Ciclismo", a cura di Associazione Toscana Arte-Cultura e la premiazione degli artisti.

 

Poi lo show di Giuliano Calore, il pluriprimatista campione mondiale di ciclismo estremo detentore di record assoluti. Uno che, per intendersi, a più di settant’anni ha sceso lo Stelvio con una bici senza freni e senza manubrio (CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO).

 

Sempre nel pomeriggio la presentazione del libro di Gianni Castagnoli “Bartali su strada più forte di tutti” e la sfilata della contrada dell’Alfiere di Bagno a Ripoli. Per concludere una splendida cena con ospiti della comicità toscana e i figli di Bartali, Luigi e Biancamaria, presenti fin dalla mattina.

 

“Siamo molto soddisfatti – ha detto Andrea Bresci, presidente dell’Associazione Amici del Museo del ciclismo Gino Bartali – Il regalo più bello per Gino (scomparso nel 2000) sarebbe stato un compleanno così” (CLICCA QUI PER VEDERE LA VIDEO INTERVISTA).

di Stefano Casprini

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