giovedì 13 Agosto 2020
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    Come rientrare a scuola a settembre; dibattito pubblico (insegnanti-genitori) all’SMS Bagno a Ripoli

    Organizzato dal Centro Studi Marcello Trentanove, che ha elaborato anche un documento. Oggi alle 21.30, ingresso consentito (su prenotazione) a 42 persone. Visibile anche in streaming

    BAGNO A RIPOLI – “Settembre, tutti a scuola: per una riapertura completa ed efficace”.

    E’ questo il tema dell’incontro-dibattito (con insegnanti e genitori) pubblico organizzato per stasera, alle 21 all’SMS di Bagno a Ripoli, dal Centro Studi di Educazione alla Socialità Marcello Trentanove.

    Parteciperanno i dirigenti scolastici degli Istituti Comprensivi “Mattei” e “Caponnetto”; i rappresentanti dei genitori dei Circoli; l’assessore alle politiche scolastiche del Comune di Bagno a Ripoli.

    L’ingresso è contingentato, per le normative Covid, a 42 persone su prenotazione (3479090301). Il dibattito sarà visibile anche sulla piattaforma Zoom (ID: 5987319623 – password: 81sXpq).

    La stessa Fondazione ha elaborato un documento sulla questione, pieno di spunti e riflessioni. Ve lo proponiamo qui di seguito in forma integrale.

    Proprio nel segno della lezione di Marcello Trentanove, riteniamo di dovere tempestivamente intervenire di fronte alle pesanti conseguenze del Covid-19 nella comunità politica, economica e sociale di Bagno a Ripoli.

    Conseguenze orientate da strategie predisposte a livello nazionale per fronteggiare la drammatica situazione sanitaria e dalla sconvolgente congiuntura sociale ed economica che ha colpito il nostro paese.

    Intendiamo contribuire ad avviare un processo di rinascita produttiva ed economica, attraverso un percorso che si presenta difficile e accidentato per la nostra comunità, fra certezze da verificare e dubbi da superare.

    Questa pandemia può e deve spronarci a vivere una nuova avventura umana rinnovando la nostra migliore tradizione culturale. Del resto, la conoscenza, il sapere e la formazione sono da molto tempo i motori della nostra avventura collettiva.

    La prima emergenza che ci pare necessario affrontare riguarda la situazione scolastica.

    Durante la fase iniziale della grave pandemia, buona parte dell’opinione pubblica ha condiviso il fatto che la priorità assoluta fosse “salvare la vita delle persone” e che fosse necessario per il prossimo futuro porre una maggiore attenzione alla sanità ed alla scuola, riconosciuti come elementi strategici della nostra vita sociale, invertendo la tendenza a tagliare risorse che ha caratterizzato gli ultimi decenni.

    Il dibattito pubblico di questi ultimi mesi ha registrato la positiva decisione di potenziare il personale nella sanità e nella scuola. 

    Pensiamo tuttavia che ci siano da segnalare in modo costruttivo alcune criticità, soprattutto per quanto riguarda la scuola.

    Purtroppo l’anno scolastico è terminato senza che la scuola abbia riaperto le aule agli studenti, come è avvenuto in altri paesi europei, pure seriamente colpiti dalla pandemia.

    Si è rimediato utilizzando per quanto possibile la didattica a distanza, con inevitabili, e del resto prevedibili, diseguaglianze tra gli alunni dovute alle differenti situazioni economiche e familiari.

    Ma soprattutto la formazione dei bambini e dei ragazzi ha risentito della mancanza dei rapporti sociali e degli scambi tra i ragazzi e tra questi e gli adulti che solo le scuole aperte a tutti possono garantire.

    Per questo è urgente attivarci per creare le condizioni igienico sanitarie per riaprire prima possibile le nostre scuole e non disperdere questo ricco patrimonio culturale della comunità al servizio della conoscenza e della formazione dei nostri ragazzi.

    Questa situazione di estrema difficoltà rischia di protrarsi anche oltre l’apertura delle scuole prevista nel prossimo mese di settembre, se non verranno adottate le misure che autorevoli pedagogisti ed economisti hanno da tempo prospettato: occorre investire rinnovando le strutture scolastiche in modo da creare nuovi spazi idonei ad affrontare l’emergenza sanitaria che tuttora perdura; occorre limitare il numero degli alunni per classe, cogliendo l’occasione per eliminare definitivamente le classi-pollaio dal panorama dell’istruzione pubblica; occorre infine trovare nuove soluzioni (ad esempio, sfruttando meglio gli spazi all’aperto), attraverso un rinnovamento della didattica, come già si comincia a fare con la sperimentazione in atto nel nostro territorio.

    Le linee guida uscite in questi giorni non sono molto tranquillizzanti: a fronte di pochissime risorse e senza aggiunta di personale docente e non docente danno, tra le altre cose, ai dirigenti ed alle scuole l’autonomia di sfalsare gli orari di entrata ed uscita e riorganizzare gli spazi.

    Con spirito di collaborazione dobbiamo fare tutti la nostra parte (scuole, Comune, genitori, associazioni e cittadini tutti) rianimando i comportamenti di una comunità educante solidale anche nell’immediato presente.

    Sotto questo profilo sono di buon auspicio gli incontri in conferenza telematica avvenuti fra dirigenti scolastici, insegnanti e genitori dei circoli onnicomprensivi Teresa Mattei e Antonino Caponnetto e per porre qualche rimedio agli effetti della chiusura della scuola.

    Nel dibattito appassionato, è stata apprezzata, fra l’altro, la proposta della dirigenza della scuola di predisporre, un nuovo paradigma organizzativo per armonizzarlo con le disponibilità di strutture e mezzi da reperire nel territorio.

    Contrastano con questi propositi le notizie che arrivano dalle autorità scolastiche regionali e provinciali circa la formazione delle classi per il prossimo anno.

    Corre voce che nelle scuole del nostro territorio si procederà ad accorpare alcune classi, portando il numero degli alunni fino a 28-30 per classe, contro ogni evidenza sanitaria e ogni logica di buona amministrazione.

    Come si legge, infatti, in un comunicato dei docenti dell’Istituto Gobetti-Volta, dove sembra che sia previsto il taglio di quattro classi, “moltiplicare il numero di alunni per classe (componendo classi troppo affollate, anche tramite accorpamenti) è senza dubbio una scelta improduttiva, almeno per chi tenga più ai risultati educativi da raggiungere che ai risparmi da ottenere”.

    Anche la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Caponnetto, in una lettera pubblicata su alcuni periodici a carattere locale, scrive: “Porto l’esempio della mia scuola, alla Scuola Primaria Michelet abbiamo ricevuto, in tempi pre-Covid, 30 iscritti per le future prime delle elementari. Avremmo avuto la possibilità di formare due classi da 15 alunni e rientrare tranquillamente nei parametri previsti dai protocolli sanitari di distanziamento sociale, oltre al fatto che la qualità della didattica ne avrebbe risentito. Invece a livello ministeriale mi informano che la classe sarà una di 24 alunni. Dovrò quindi spostare 6 alunni alla Marconi e in più avrò a disposizione 1,5 docenti in meno”.

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    Analogamente ci sembrano poco appropriate alcune previsioni che maturano in ambienti ministeriali circa la riduzione dell’orario scolastico, in modo da consentire lo scaglionamento degli ingressi in entrata e in uscita.

    Ci sembra evidente che previsioni di questo genere, concretandosi in una oggettiva perdita di tempo-scuola e di formazione per tutti gli alunni, si traducono in uno scadimento della qualità della scuola e in ulteriore strumento di discriminazione e di disuguaglianza tra gli alunni medesimi.

    Ciò che si profila, se non verrà adottata una correzione di rotta, rischia di farci smarrire l’alto livello qualitativo delle nostre istituzioni scolastiche, dai nidi dell’infanzia alle primarie dell’obbligo scolastico.

    Livello avviato già dagli anni sessanta con un rinnovamento metodologico e pedagogico e con una vivacità di esperienze e sperimentazioni in corso tuttora.

    Occorre perciò essere già attivi nel prossimo periodo estivo, prevedendo incontri fra genitori e insegnanti per verificare possibilità e modi di nuove sperimentazioni in relazione alle esigenze poste dall’emergenza sanitaria e dalla necessità di ricorrere a piccoli gruppi di alunni per una didattica rinnovata e sicura per tutti.

    Il Centro si dichiara disponibile ad una collaborazione con i genitori, i docenti, gli organi della scuola e le istituzioni locali.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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