Dall’8 al 23 marzo al Crc di Antella gli incredibili scatti del suo ultimo viaggio. In Camerun

ANTELLA (BAGNO A RIPOLI) – Un appuntamento ormai molto atteso da tutta la popolazione, ma non solo, vista la consueta affluenza di pubblico.

 

Al via l’8 marzo la nuova mostra fotografica di Massimo Casprini, la IV edizione di “E’ donna”, che sarà inaugurata proprio nel giorno della festa della donna alle 16.30 presso il Circolo Ricreativo e Culturale di Antella.

 

“Camerun…oltre la civiltà della bambagia”, il sottotitolo che annuncia un mondo sconosciuto e quasi irraggiungibile. Un viaggio studio quello di Massimo Casprini nel cuore dell’Africa nera, lontano dalle mete turistiche consuete, per scoprire e fotografare popolazioni semisconosciute e primitive.

 

"In effetti un viaggio – ci racconta Casprini, scrittore e viaggiatore consolidato, che solo di viaggi in Africa ne ha già fatti già una ventina – questo che ho fatto a gennaio scorso in Camerun, davvero difficile, forse il più difficile di quelli che ho fatto finora. Senza dubbio molto impegnativo, in quanto il Paese non è assolutamente organizzato per accogliere turisti. Mancano alberghi e qualsiasi punto di ristoro e le distanze sono molto lunghe, da percorrere su strade inesistenti, che impongono velocità molto ridotte".

 

"Quindi – dice – il viaggio è stato organizzato come una vera spedizione con una jeep, un autista, un interprete, portatori e cuoco al seguito, e abbiamo dovuto portare tutti i viveri e soprattutto una gran quantità d'acqua. Abbiamo fatto lunghe ore di marcia nella savana e nella foresta per raggiungere popolazioni interessantissime e fuori dal mondo, che conducono ancora uno stile di vita primitivo".

 

"In questi luoghi lontani da tutto – prosegue incantandoci nel racconto – abbiamo piazzato il campo con le nostre tende e assicuro sono state esperienze incredibili. Ricordo le donne Koma nelle alte montagne di Alantika, che non hanno vestiti, ma si coprono il sesso con gonnellini di foglie. Ricordo i pigmei Bakà ai confini con il Congo, fra le ultime tribù ancora esistenti, che vivono di raccolta di bacche e di caccia e vivono in capanne di fatte di frasche, nascosti nella foresta equatoriale con pochissimi contatti col mondo esterno".

 

Un viaggio straordinaio quello dell'antellese Casprini: "Ricordo i magnifici colori dei vestiti e i curiosi cappelli fatti di una mezza zucca decorata di rosso delle donne Hidè, che nascondono bellissime acconciature fatte di bellissime treccine, oppure i tatuaggi e le scarnificazioni delle donne Mamba, come simboli per l’attrazione del maschio. Ricordo tante altre etnie ognuna con i propri usi e tradizioni: i pastori Nbororo, i nomadi Fulan, i Bantù… Ricordo anche l'accoglienza fattaci dal Re di Odjilla nel suo palazzo, dove vive con 50 mogli e 113 figli".

 

"Continuando un percorso iniziato nel 2005 – dice ancora Massimo Casprini – con rassegne fotografiche sulla donna della Birmania, della Cambogia, Laos, Mongolia, Viet Nam ed Etiopia, quest'anno propongo una mostra sulla donna nel Camerun, che verrà inaugurata dal Console Onorario del Camerun in Italia, Ildo Morelli. Oggi, in Camerun, detto anche la Piccola Africa, sopravvivono molte tradizioni che la donna subisce con atavica rassegnazione: il crudele rito del "petto stirato" e quello dell'iniziazione, la sottomissione a una volontà maschile, l'accettazione della poligamia senza limiti, le dolorose mutilazioni del corpo per il piacere dell'uomo, l'obbligo di un lavoro pesante e perpetuo. A questi si aggiunga la mancanza dei diritti primari, quali l'alimentazione, la salute e l'istruzione e il quadro è completo. Molte altre cose avrei da raccontare…".

 

Dunque una mostra assolutamente inedita e da non perdere, alla scoperta il Camerun e le sue donne, con usi e tradizioni lontanissime dal nostro mondo. Una vera occasione di visita a un paese difficile, attraverso circa 70 scatti, tutti di realizzati da Massimo Casprini.

 

"Il Camerun è un Paese davvero affascinante con un vasto territorio – ricorda – che si estende dal 2° al 13° parallelo nord e racchiude le caratteristiche ambientali dell'intero continente: il deserto nella regione saheliana, la savana sull'altopiano, la foresta equatoriale e la zona costiera con spiagge bianche. Si affaccia sul Golfo di Guinea e confina con Nigeria, Ciad, Repubblica Centrafricana, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale. Non tutti sanno che il suo nome deriva da Rio dos Camarões, il fiume dei gamberi, che gli fu dato dai portoghesi nel 1472, quando approdarono per la prima volta alla foce del fiume Wouri (dove oggi sorge la città di Douala), che trovarono ricco di questi grossi crostacei".

 

"La gran parte della popolazione – dice Casprini – composta da oltre duecento etnie e gruppi linguistici diversi, vive in capanne, tucul e saré, fatti di fango, dove mancano elettricità e norme igieniche. Le cause maggiori di mortalità sono: quella infantile, la malaria e il colera. In verità il paese dispone di notevoli ricchezze (oro, petrolio, mercurio rosso, cotone, arachidi, caffè, legname pregiato, frutta esotica), ma sono scarsamente sfruttate e solo a beneficio di pochi. L'intera economia è ancora sotto il controllo dei francesi e degli inglesi".

 

"Tutte le strade – conclude il fotografo-viaggiatore – sono in condizioni disastrose e impercorribili durante la stagione delle piogge. Esistono solo due tronchi di ferrovia costruita dai tedeschi agli inizi del Novecento per complessivi 890 chilometri. La religione animista è molto praticata e convive con quella cattolica e quella musulmana. L'istruzione e la sanità sono a pagamento. ll Camerun ha ottenuto l'indipendenza nel 1960 e dal 1982 è al potere Paul Biya".

 

Un mondo pressoché sconosciuto ai più quello del Camerun, che sopravvive perché lontano dalle rotte turistiche e dal mondo civilizzato: visitiamolo insieme a Massimo Casprini, al Crc di Antella fino al 23 marzo.

di Cecilia Barbieri

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