Fuoriusciti dal Pd di Bagno a Ripoli, durissima nota del segretario comunale

"Le loro motivazioni? Non originalissime. A me hanno chiesto un incontro solo quando avevano già deciso"

BAGNO A RIPOLI – Una durissima nota del segretario comunale del Partito democratico, Gian Bruno Ravenni (in foto primo da sinistra, con il segretario regionale Pd Dario Parrini e il sindaco Francesco Casini), che commenta quanto accaduto nei giorni scorsi, con la fuoriuscita dal Pd di consiglieri comunali e militanti.

 

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Ve la pubblichiamo qua sotto, in forma integrale.

 

Non sono fra coloro che pensano che la compattezza politica del Partito Democratico valga bene qualche perdita, qualche allontanamento.

 

Il partito che voglio, e che ho cercato, nel mio piccolo, di costruire, è plurale e inclusivo, un luogo dove si discute, ci si scontra, dove ci sono maggioranze e minoranze e tutti sono ugualmente legittimati, a condizione che poi concordiamo sul fatto che gli avversari sono fuori, non dentro il partito.

 

Per questo motivo l'uscita dal Partito, a Bagno a Ripoli, di nove iscritti e militanti, mi addolora profondamente e non mi consola il fatto che l'uscita avvenga per soprattutto per incomponibili dissensi sulla linea del partito e del suo Segretario politico, a livello nazionale

 

Non mi consola perché quando ho accettato, nel dicembre 2015, l'incarico di Segretario dell'Unione Comunale, dopo la lunga crisi aperta dalle dimissioni di Daniele Olschki, la difesa dell'unità del partito era il principale degli obiettivi che mi erano stati assegnati. Devo prendere atto di non essere riuscito a raggiungerlo.

 

Nel lungo e appassionato documento col quale i nove motivano la loro decisione ci sono molte e serie motivazioni politiche. Bisogna però dire che non sono originalissime, sono tutti temi ampiamente presenti nel dibattito politico a sinistra, dentro e fuori il PD.

 

Sono i temi che sono stati sollevati dalle due mozioni di minoranza in seno al PD, quella che fa capo al ministro Orlando e a Michele Emiliano. Se avessero voluto proporre una più ampia discussione nel partito su quei temi, io avrei accolto volentieri quella sollecitazione.

 

Magari poi sarebbero usciti lo stesso ma ci avrebbero aiutati a capire meglio le loro motivazioni, il loro giudizio sulla “irriformabilità” del PD, sulla inutilità di una battaglia all'interno, sarebbe stato un momento di confronto ma anche di maturazione per tutti.

 

E invece a me hanno chiesto un incontro solo quando la partita era chiusa. Con due di loro, i consiglieri Briziarelli e Franchini, ci siamo visti il 30 sera, alla Casa del Popolo di Grassina, mi volevano vedere “per correttezza”. Alla fine dell'incontro, che non è stato brevissimo, mi è stato detto che avrebbero riflettuto sulla mia richiesta di non uscire e sulle valutazioni che ho proposto, ma se c'è stata è stata una riflessione rapida perché la mattina dopo ho ricevuto per mail la lettera di dimissioni.

 

Io credo invece che “per correttezza”, il confronto con me e con il Partito Democratico di Bagno a Ripoli, specie per i consiglieri che da quel Partito erano stati candidati e sostenuti, avrebbe dovuto cominciare assai prima, e le occasioni non erano certo mancate. Tra maggio e giugno ci sono state due assemblee comunali del PD di Bagno a Ripoli. Ero stato io a volere quella del 15 maggio all'Antella.

 

Avevo promosso e sostenuto, a Bagno a Ripoli, la mozione Orlando, uscita dai congressi e dalle primarie largamente minoritaria ed avevo ritenuto mio dovere rimettere il mandato nelle mani dell'Assemblea, che però, all'unanimità, me lo ha restituito. E invece silenzi, mugugni e assenze. In preparazione del botto, che doveva essere improvviso e bello grosso, altrimenti che botto è.

 

Il fatto è che, senza un chiaro progetto per ricostruire rapidamente, dopo i botti restano i cocci e io spero sinceramente che quelli che hanno fatto i cocci sappiano come ricomporli, alla svelta, e in qualche cosa che sia migliore, più largo, partecipato e aperto di quello che hanno rotto, perché alle elezioni mancano otto o nove mesi soltanto. Lo sappiamo bene tutti: con le divisioni si perde e si consegna il paese alla destra di Berlusconi, Salvini e Meloni. Chiunque contribuisca, con la migliore buona coscienza e con le migliori ragioni del mondo, a questo esito, si assume una grave responsabilità.

 

In una recente intervista al Fatto Quotidiano, alla domanda su dove lui avesse piantata la sua tenda, Gianni Cuperlo ha risposto: “Nel campeggio più grande e popoloso che è ancora il PD. Ho fatto ogni sforzo per non rompere quella comunità ma la fatica è grande perché si ha la percezione che alcuni al vertice pensino come Arbore che “meno siamo meglio stiamo”. (Il Fatto quotidiano, 1/7/2017)

 

Temo purtroppo che questa pensiero, che io non condivido affatto, non appartenga solo ad “alcuni al vertice”. Lo vedo purtroppo diffuso anche alla base, in molti luoghi di quella che venne efficacemente definita , al tempo dei governi Prodi abbattuti dalle divisioni interne alla sinistra, “la sinistra masochista”. Credo sia urgente impegnarsi per fermare questa deriva. Io, con la mia tendina piantata nel “campeggio più grande e popoloso” , intendo lavorare per questo.

Gian Bruno Ravenni
Segretario dell'Unione Comunale del PD di Bagno a Ripoli

di Redazione

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