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domenica 25 Settembre 2022
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    Novella, Marianna, Katia e Maurizio: le storie di quel che rimane dopo l’alluvione di Ferragosto a Grassina

    Siamo andati nelle loro case (e negozio), fra Bubè e via di Tizzano, per farci raccontare cosa rimane a quasi tre settimane di distanza da una notte terribile

    GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – L’odore acre si sente ancora, a quasi tre settimane da quella sera di ferragosto. Di cose ne sono state fatte, ma l’odore ancora persiste.

    “Stiamo ancora lavorando, ripulendo e asciugando grazie anche ai nostri vicini che si sono prodigati da subito per aiutarci. Forse vediamo la luce in fondo al tunnel, ma è stato incredibile”.

    A parlare è Novella Calvelli, mentre ci racconta qual è la situazione a casa sua. Siamo tornati a trovarla dopo che il suo video postato in rete, come quello di tante altre famiglie della zona, aveva mostrato gli effetti del nubifragio che si è abbattuta la sera del 15 di agosto su Grassina e, più in generale, sul territorio ripolese.

    Anche la sua famiglia ha subito pesanti danni, come tanti abitanti della via Pian di Grassina e delle vie adiacenti, nella zona di Bubè.

    “Ci sono famiglie nella nostra strada – continua a raccontarci Novella – vicini di casa, che sono dovuti andare in affitto perché hanno avuto l’appartamento completamente allagato. Da noi ha distrutto la taverna e il garage, oltre che allagare il piano terra dove abitano i miei genitori”.

    “Quella sera – ricorda – con mio marito eravamo fuori a cena. Sapevamo da mio padre che pioveva, ma ancora la situazione non era precipitata. Poi un nostro vicino di casa, che aveva ancora la linea telefonica funzionante, ci ha telefonato avvertendoci di quello che stava succedendo, dicendoci di non tornare perché la strada era impraticabile”.

    “L’acqua proveniente dalle colline dietro casa nostra – aggiunge Novella – aveva preso forza, e in pochi minuti aveva creato un fiume che ha attraversato il nostro giardino andando ad allagare completamente la cantina e la taverna”.

    “I miei genitori – dice ancora – che erano scesi a controllare la situazione, sono riusciti a uscire poco prima che la violenta ondata travolgesse tutto”.

    “Poi – riprende – dalle scale interne della taverna, l’acqua è salita fino al loro appartamento al piano terra, allagandolo per una decina di centimetri in tutte le stanze”.

    “Via Pian di Grassina era una distesa di fango – dice ancora – sono riuscita a raggiungere casa camminandoci immersa fino alle ginocchia, dopo che rientrando avevamo lasciato l’auto in sicurezza”.

    “Nei giorni successivi – conclude Novella – è stato fondamentale il lavoro dei volontari, oltre che dei vigili del fuoco. Per vuotare la taverna hanno dovuto segare i mobili e anche la porta di ferro del garage, che si apriva verso l’esterno ed era stata spinta dalla forza dell’acqua verso l’interno. C’era fango ovunque, per giorni hanno continuato a pulirlo. Adesso i locali sono stati vuotati e puliti, salvando pochissime cose e provando a lavare qualcosa. Ricordi di una vita oltre che danni materiali”.

    Anche Katia e Maurizio Borini, che abitano a poche decine di metri da Novella, ci mostrano le fotografie del loro garage e di ciò che resta delle tre auto che hanno perso quella sera.

    “Eravamo partiti il giorno prima per le ferie e per fortuna almeno abbiamo salvato un’auto” ci racconta Katia.

    “La mia mamma – continua – ci ha telefonato dicendoci che alcune abitazioni vicine erano allagate. E anche il nostro garage: la mia auto e quelle dei miei genitori hanno galleggiato, spostandosi e urtandosi all’interno. Una situazione inimmaginabile. Nei giorni dopo i volontari e le autospurgo hanno lavato via il fango, ma ancora oggi alcune cantine sono da pulire”.

    Sul marciapiede è rimasta polvere, sembra sabbia, che scricchiola sotto le scarpe.

    Non solo abitazioni, garage e cantine private nella zona di Bubè. Via di Tizzano, in direzione Capannuccia, quella sera si era trasformata in un fiume che ha invaso anche i locali del negozio “Alimentari Luana”, di Marianna e Samuele Cellai, che lo gestiscono insieme alla mamma.

    “Siamo rimasti chiusi per i due giorni successivi, l’acqua era arrivata sopra al primo cassetto degli scaffali – ci racconta quando andiamo a trovarla Marianna – Quella sera io e mio fratello eravamo tranquilli a casa, quando una nostra cliente che abita qui vicino ci ha chiamato piangendo, per allertarci che tutto si stava allagando”.

    “Non abbiamo realizzato subito quanto grave fosse la situazione – ammette – e siamo partiti per venire a dare un’occhiata. Quando siamo arrivati l’acqua usciva dal negozio, dentro era entrata ovunque”.

    Ci raccontano del fondamentale aiuto che hanno ricevuto da parte di amici e conoscenti, oltre che dalle forze messe in campo nei giorni successivi: l’acqua da togliere lasciava il posto al fango da ripulire.

    Poi hanno iniziato a contare i danni: soprattutto la merce, sugli scaffali e nel congelatore che non ha funzionato a causa dell’assenza di energia elettrica, oltre ad un frigorifero.

    All’interno del negozio, da una parte, vediamo ancora appoggiate le paratoie che si sono procurati, ma che quella sera non erano montate: “Adesso le lasciamo a portata di mano ancora per un po’ di tempo, non si sa mai…” ci dice Marianna mentre la salutiamo.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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