“Basta farle sparare un colpo e confrontare i bossoli con quelli che abbiamo”

Quello dell'ex giornalista de La Nazione Mario Spezi, grassinese doc, è stato, negli anni un rapporto molto stretto con le vicende del "Mostro di Firenze": un legame che l'ha anche portato dietro le sbarre, arrestato nell'aprile del 2006 con l'accusa di depistaggio.

 

Rimase in prigione per 23 giorni prima di essere definitivamente scagionato dalla Corte di Cassazione. In collaborazione con lo scrittore statunitense Douglas Preston ha scritto il romanzo-inchiesta "Dolci colline di sangue", pubblicato negli Usa con il titolo "The Monster of Florence" che presto diventerà un film.

 

Chi quindi meglio di lui può commentare a caldo la notizia del giorno, ovvero il ritrovamento di una Beretta calibo 22 in un deposito prove a Potenza (clicca qui per leggere l'articolo) che potrebbe essere quella degli otto duplici omicidi del "Mostro di Firenze"…?

 

"La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto la notizia – racconta Spezi al Gazzettino – è stata molto semplice: mi sembra molto strano che una pistola che ha ucciso sedici persone sia rimasta in giro".

 

Poi, sempre sulla linea della semplicità, Spezi ci spiega che "basterebbero dieci minuti per capire se potrebbe essere davvero quella utilizzata dal "Mostro di Firenze". Quella Beretta aveva il percussore difettoso, che lasciava tracce inconfondibili sui bossoli: basterebbe esplodere un colpo e poi vedre il bossolo, confrontandolo con quelli che abbiamo".

 

"In questo modo – conclude Spezi – si verificherebbe intanto se la cosa possa essere plausibile davvero. A quel punto si possono approfondire gli esami balistici: del resto però, essendo in Italia, perché fare… le cose semplici?".

 

di Redazione

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