Barberino Tavarnelle: a 69 anni si è spento Andrea Mori, una delle anime della MORI-TEM

Insieme al fratello Giorgio ha fondato e fatto crescere una delle aziende leader nella produzione di impianti enologici e oleari. Il ricordo di familiari e amici. Funerali lunedì 2 novembre

BARBERINO TAVARNELLE – Si è spento a soli 69 anni Andrea Mori, una delle “anime” della MORI-TEM, storica azienda che da quasi mezzo secolo produce impianti enologici e oleari a Barberino Tavarnelle.

Ne è stato infatti il fondatore, il cuore e l’anima, insieme al fratello Giorgio Mori: attualmente ne era vicepresidente.

A darne l’annuncio è stata la stessa azienda, che ha sede nella zona industriale della Sambuca: “Oggi (venerdì 30 ottobre, n.d.r.) per la nostra famiglia è un giorno molto triste, purtroppo Andrea ci ha lasciato”.

“Ha lottato con tutte le sue forze – hanno aggiunto – mostrando un attaccamento alla vita, alla famiglia e al lavoro che conserveremo per sempre dentro al nostro cuore”.

“Grazie infinite per tutto quello che hai fatto per noi in tutti questi anni – hanno concluso – Ci mancherai tantissimo”.

Ospitiamo qui di seguito i ricordi di alcuni, fra i tantissimi, che lo hanno conosciuto e apprezzato. E ne tracciano un profilo che, a molti, sarà familiare.

La salma è esposta presso la chiesa Pieve di San Pietro in Bossolo, a Tavarnelle: dove lunedì 2 novembre alle 10.30 si terranno i funerali.

PATRIZIO MORI

“Una persona dedita al lavoro, alla famiglia e alla vita – lo descrive così il nipote, Patrizio Mori – Ha lottato contro la malattia fino a quando ce l’ha fatta, venendo a onorare il suo impegno in azienda”.

“Una persona gentile e di cuore – lo ricorda così – Lui era il caposaldo in officina, nella parte produttiva: non era conosciutissimo da tutti i clienti, ma per tutti coloro che lavorano con noi era un punto di riferimento”.

“Da un punto di vista pratico sapeva sempre dove mettere le mani – prosegue – Di base era un grande tornitore, ma sapeva fare tutto in produzione. Non andava in giro per il mondo per l’azienda, è sempre stato una pietra miliare all’interno dello stabilimento”. 

“Lavoro e famiglia – conclude Patrizio – Sono queste, in sostanza, le due parole che lo descrivono meglio”.

LUIGI SECCI

“Ero molto amico di Andrea – prosegue Luigi Secci, amico da una vita – Giocavo con il fratello Giorgio a calcio; con Andrea ho giocato un anno, negli Allievi, lui era portiere”.

“Si fidanzò con la Silvana, di Barberino Val d’Elsa, che come me è del 1956 – racconta – e che poi è diventata sua moglie. Ci si divertiva perché gli dicevo che aveva preso una… tafana”.

Erano infatti i tempi della grande rivalità fra i due paesi, e per i tavarnellini i vicini sono sempre stati i “tafani”, nome derivato dallo stemma della famiglia Barberini.

“Ho il ricordo di questo sorriso incredibile – racconta ancora Luigi – di una risata che ti rallegrava. Caratterialmente era abbastanza chiuso, ma mi divertivo a dirgli che il figlio Giacomo era un mezzosangue, mezzo tafano e… mezzo tavarnellino. Gli dicevo che era stato un precursore della fusione dei due comuni”.

“C’era questo rapporto speciale – conclude – Anche se si stava mesi senza vedersi, quando andavo lì al capannone (e lo trovavi sempre lì, a lavorare) mi sorrideva sempre. E mi portava a trovare il figlio in ufficio…”.

RICCARDO E ALSESANDRO MUGNAI

Questo il ricordo di Riccardo e Alessandro Mugnai: “Era bello vederti ridere e lo facevamo ad ogni costo pur sapendo che rientravi spossato da lavoro, al punto da costringerti a scendere “a chiacchiera” perché ti staccavamo la corrente di casa e da lì risate e battute erano le protagoniste fino a tardi. Era bello quando quel tornio si fermava per un saluto, un caffè, un consiglio, un favore per i quali eri sempre disponibile. Era bello perché quella empatia alimentava la gioia del nostro stare insieme. Ciao Andrea e grazie di esserci stato in tanti momenti”. 

LIDO ORSI

Lido Orsi gestisce una pizzeria che, nel nostro territorio, è un punto di riferimento, nella frazione del Fiano. Siamo nel comune di Certaldo, ma da Barberino Tavarnelle sono tantissimi a frequentarla. E Andrea era fra questi.

“Era di quelli che venivano da decenni sempre a mangiare la pizza qui da noi – dice Lido – Eravamo molto legati. Ci si chiamava per soprannome: per noi era “il nonno”, per lui i miei genitori erano “il nonno” e “la nonna”. E io? Mi chiamava “il rincoglionito”, e giù a ridere”.

Non era un cliente nel senso stretto della parola Andrea Mori qui alla pizzeria del Fiano: “Per noi è stato come una persona di famiglia. Ogni sabato era qui da noi, senza sgarrare. Andava matto per la prosciutto e funghi, ma anche per nostra la minestra di pane. Quando si faceva lo chiamavamo, ultimamente avevamo chiamato Giacomo, il figlio, per portargliela”.

“Quando all’inizio veniva da solo – conclude Lido – arrivava alle dieci e mezzo la sera e si metteva in cucina a mangiare con il mio babbo. Quando poi ha iniziato a venire con la famiglia, arrivavano alle 18. Tutta la famiglia Mori ha iniziato a venire da noi dopo di lui. Siamo addolorati, ci dispiace davvero tantissimo”.

GIUDITTA NESI

Giuditta Nesi ha l’età del figlio di Andrea, Giacomo, che oggi vive accanto a lei, in via Naldini, a Tavarnelle. In quella che prima era la casa di tutta la famiglia Mori.

“Eravamo vicini di casa fin da piccini – racconta – Io e Giacomo siamo cresciuti insieme. Eravamo sempre l’una a casa dell’altro. Andrea e la Silvana li vedevo sempre”.

“Lui sempre con il sorriso – lo ricorda così – E sempre di fretta, anche quando veniva qui in negozio da me. Sempre di corsa, ma sempre con il sorriso: questa è l’immagine che mi porto nel cuore”.

MARCO BARONCELLI

Se si parla di dedizione al lavoro e di aziende storiche a Barberino Tavarnelle (e alla Sambuca) non può non venire in mente il nome di Marco Baroncelli e del Centro Ristoro Valdipesa.

Da oltre 40 anni i pranzi di centinaia, migliaia di lavoratori escono dalle sue cucine. A poche decine di metri dallo stabilimento della MORI-TEM.

“La storia fra noi e i Mori nasce nel 1978 – dice Baroncelli – perché quando ci fu la lottizzazione della Benvenuto Cellini loro avevano uno dei primi capannoni nella strada che scende dove siamo oggi. L’unico pozzo per l’acqua, quando ancora non c’era l’acquedotto, era il nostro; quindi c’era un tubo che portava acqua dal nostro pozzo al capannone dei Mori e a quello di un falegname”.

“Loro facevano tardi a preparare i macchinari – ricorda Marco – e il mio babbo rimaneva fino a tardi a fargli i panini: sono lavoratori formidabili, un po’ come noi. Qui in zona eravamo in tanti così: sacrificando affetti, amicizie e ferie per il lavoro”. 

“Con i Mori siamo sempre stati fianco a fianco – sono ancora parole di Marco – I loro dipendenti sempre a pranzo da noi. Con Andrea c’era un rapporto particolare, perché spesso veniva nel primo pomeriggio: per una birretta, a prendere le sigarette. E se avevamo problemi con qualche macchinario ci dava una mano. Oppure ci forniva dei ricambi”.

“Negli anni ci ha trovato soluzioni – sorride Marco al ricordo – dato materiali che magari gli avanzavano. Una persona eccezionale. Sempre con la sigaretta in bocca, sempre con la spolverina verde e i trucioli nei capelli. Sempre indaffarato: sapevi dove trovarlo perché sapevi che era al lavoro. Appassionato di meccanica, di materiali, del trovare le soluzioni”.

“La domenica – conclude –  quando lavoravo qui in azienda da solo, in realtà non lo ero. Perché sapevo che di là dalla strada c’era lui in ditta. Mi manca (e mi mancherà) un pezzo”. 

SILVIO BORTOLIN

“Se devo descriverlo mi viene in mente una parole: umiltà”: a parlare è Silvio Bortolin, trevigiano, che cura l’export per la MORI-TEM verso i Paesi balcanici.

“Ho lavorato per anni a contatto con Andrea – ci dice – e posso solo dire che gli volevo tanto bene”.

“Andrea era umiltà e semplicità – prosegue – era un tutt’uno con la polvere dell’officina e il ferro dei suoi attrezzi. E’ stato una lezione di vita”.

“Ha vissuto la storia di MORI-TEM in modo diverso dal fratello Giorgio – conclude – Ci sono tanti fratelli nella storia dell’uomo, che spesso faticano ad accettare il rapporto. Lui no, ha sempre trovato il suo posto e il suo ruolo. Lo ripeto, perché è così che lo ricorderò per sempre: Andrea Mori è stato una lezione di umiltà”.

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