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venerdì 14 Giugno 2024
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    “Ponte a Niccheri: le sale operatorie erano chiuse per il malfunzionamento dell’impianto di condizionamento”

    Francesco Congiu, infermiere in terapia intensiva, delegato sindacale della FP Cgil, spiega i motivi per cui nei giorni scorsi si è dovuto rimediare con procedure di emergenza "a un problema ciclico"

    PONTE A NICCHERI (BAGNO A RIPOLI) – Nei giorni scorsi l’Asl Toscana Centro ha dato conto di come la struttura dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri abbia reagito alla chiusura provvisoria di tre sale operatorie, riuscendo ad effettuare le delicate operazioni programmate.

    Abbiamo quindi cercato di capire, al di là del plauso alle capacità di “reazione” di chi lavora all’OSMA, i motivi della chiusura delle sale.

    Ed a spiegarceli è Francesco Congiu, grevigiano, infermiere in terapia intensiva, delegato sindacale della FP Cgil.

    “Alcune sale operatorie – inizia Congiu – come dissi già a maggio, ciclicamente ogni anno chiudono per giorni interi per causa di un malfunzionamento dell’impianto di condizionamento”.

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    “Che non riesce a mantenere le temperature più basse – spiega – come richiedono gli standard, in modo da abbassare il rischio infettivo e garantire il comfort del personale durante le procedure”.

    “Questa volta è successo lo stesso – puntualizza – ben tre sale operatorie sono rimaste chiuse per questo problema. Non è normale che succeda e risucceda ogni anno e non si prevedano investimenti in tal senso”.

    “Molto spesso – prosegue raccontando le carenze vissute ogni giorno – alcuni ascensori non sono funzionanti, e non possono essere utilizzati perché guasti o in attesa di riparazione. Anche questa criticità, che ha visto già due episodi, fortunatamente non ha causato danni a persone: ma ci auguriamo non si ripeta”.

    “Se si circola in ospedale in questo momento – sono ancora parole di Congiu – situazione che ormai dura dall’inizio dell’estate (e forse andrà a peggiorare), si avverte un caldo atroce lungo i corridoi”.

    “E non sono mancate – fa sapere il delegato sindacale della FP Cgil – problematiche gravi anche nei reparti: in chirurgia d’urgenza c’erano stanze in cui i pazienti e operatori boccheggiavano, in alcune il problema è stato risolto tramite l’attivazione dell’area tecnica”.

    “In molti altri reparti – denuncia – il caldo è asfissiante. E a rimetterci sono i pazienti e gli operatori. È un disagio che non fa lavorare in condizioni idonee nessuno, ed è rischioso soprattutto per le persone fragili e debilitate”.

    “Nel 2023 – sottolinea Congiu – un ospedale pubblico non può non garantire condizioni ambientali e climatiche dignitose: è necessario un piano di riqualificazione di molte zone e setting ospedalieri da parte dell’azienda. Gli investimenti oltre che nel personale devono essere stanziati anche per le strutture: qualunque persona non sarebbe contenta di essere assistita in condizioni climatiche disagianti”.

    “Gli investimenti – riprende – fatti con i soldi pubblici, vengono stanziati piuttosto per progetti di dubbia utilità e funzionalità. Come il Centro Medico Avanzato (CMA) a Figline Valdarno, dove viene aperto un servizio sanitario h12 per luglio e agosto, senza assunzione di personale ma chiedendo a chi già lavora, nel proprio reparto o sul territorio, di fare turni nel giorno libero e pagandoli il doppio rispetto al normale”.

    “In questo modo – rimarca – c’è un pericoloso spreco di risorse economiche, che potrebbero essere investite in modo diverso, e un aumento dei carichi di lavoro per gli operatori sanitari con incremento di stress e fatica fisica”.

    “A detta della Regione Toscana – ribadisce – è un investimento a tutela dei cittadini, ma la domanda sorge spontanea: perché non è stato aperto in inverno quando non c’è turismo e le villeggiature della zona sono vuote? I segni e sintomi per accedere a questo servizio parlano da soli. I cittadini sono intelligenti per capirlo”.

    “Serve un esame di coscienza – conclude Congiu – e forse una presa in considerazione dei veri servizi sanitari a rischio di collasso, sia a livello strutturale che di organico”.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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