Il passaggio della guerra sulla collina di Baroncelli: emozioni condensate in un libro

Mercoledì 21 dicembre all'Sms di Bagno a Ripoli si presenta "Questa striscia di terra": esaurito, è stato ristampato

BAGNO A RIPOLI – A grande richiesta mercoledì 21 dicembre alle 17 presso il circolo Sms di Bagno a Ripoli verrà presentato "Questa striscia di terra", prezioso libro scritto a quattro mani da Maria Pagnini e Gabriella Nocentini, dove si racconta il passaggio dell'ultima guerra su di una collina di Bagno a Ripoli, quella di  Baroncelli.

 

L’opera di Maria e Gabriella era andata esaurita da tempo, fino alla recentissima ripubblicazione.

 

Un piccolo libro molto ricercato, tanto che la casa editrice SoleOmbra ha deciso di ripubblicarlo proprio per Natale.

 

Cinque anni raccontati in un libro, cinque anni di guerra che hanno visto come teatro Bagno a Ripoli, dove si racconta un interessante, e per certi versi, inedito pezzo di storia.

 

E chi la racconta è un testimone d'eccezione, un grande vecchio: Francesco Antonini, il geriatra di fama internazionale scomparso qualche anno fa.

 

“Si parla del campo di concentramento di Villa la Selva – ci dice Maria Pagnini, una delle autrici – e si vedono immagini mai viste. Poi si racconta la storia di Bruno Pagnini, un giovane contadino di Bagno a Ripoli che dopo l'8 settembre viene fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania".

 

"Si racconta anche di Teresa Mattei – prosegue – la prima ragazza-madre in Parlamento, che propone a Togliatti di portare ogni nuovo bambino nato nelle braccia del sindaco per farlo “diventare cittadino”. E poi di Doriano Galli, il ragazzo di Grassina che smina da solo due ponti del paese e che nel 1946 chiede al sindaco dei locali per fare la scuola serale per chi lavora. Un precursore di Don Milani”.

 

E poi tante altre storie ancora, che saranno presentate da uno storico d’eccezione, il professor Giovanni Cipriani dell'Università di Firenze.

 

La storia è stata raccontata inseguendo i cinque anni tra il 1940 e la fine della Seconda Guerra mondiale. Cinque anni, tra le carte dell’archivio comunale e i ricordi vissuti, perché le autrici hanno scelto di dare forma alle memorie secondo una struttura davvero originale.

 

A Maria Pagnini dobbiamo infatti la prima parte del libro, nella quale eventi, persone e cose vengono raccontati seguendo i flussi vitali, con uno stile letterario semplice e asciutto, capace di catturare il lettore.

 

Mentre Gabriella Nocentini, grazie ad un attento lavoro di archivio e divulgazione storica, dimostra che la prima parte non era frutto dell’immaginazione, ma documenti alla mano, storia vera.

 

La Nocentini ha rivelato infatti come gli archivi possano sopperire ai limiti della memoria degli uomini. Villa la Selva, centro di "Quella striscia di terra", teatro della reclusione degli internati politici del regime fascista prima e della deportazione degli ebrei poi, è rimasta per lungo tempo letteralmente sconosciuta.

 

Primo a ritrovarla fu il professore tedesco Klaus Voigt che nel 1982, desiderando visitare i luoghi del suo studio a Bagno a Ripoli, non seppe rintracciare nessuno in grado di indicargliela.

 

Non tutti sanno che Villa La Selva ospitò uno dei tanti campi di concentramento voluti in Italia da Mussolini, e fu uno dei tre campi attivi in Toscana, attivo dal 1940 fino al luglio del 1944. Se il campo di Rovezzano vicino a Compiobbi era destinato agli antifascisti italiani pericolosi, a quello di Bagno a Ripoli erano indirizzati per lo più ebrei stranieri, che da qui partivano verso altri campi italiani o tedeschi.

 

Vi transitarono “sudditi di stati nemici” e fra questi un gruppo consistente di ebrei, slavi, norvegesi, danesi, rumeni, greci ortodossi e greci ebrei, antifascisti. All’inizio del 1942 anche ebrei anglo-libici e anglo-maltesi. Ce ne furono tantissimi e di molti se ne è persa la memoria, almeno nella collettività.

 

Purtroppo, nonostante il grande lavoro delle autrici e nonostante il numero di persone internate nel campo, ad oggi è stato possibile rintracciare solo una delle persone che furono rinchiuse a Villa La Selva.

 

Oltre a questo, resta anche il rimpianto delle tante persone che avrebbero potuto fornire testimonianze significative, ma che nessuno ha mai cercato. Oggi più che mai è fondamentale recuperare e raccontare queste vicende, prima di tutto per amore di verità e giustizia e poi affinché ci venga restituita la nostra memoria.

 

Questo libro ha dunque tra gli altri il merito di contribuire a innalzare la targa commemorativa di Villa la Selva e continuare negli studi storici, approfondendo un periodo buio della nostra storia moderna.

 

Un lavoro di squadra quello delle autrici, e un lavoro di ricerca e di recupero delle informazioni davvero immenso, cercando di riannodare i fili del passato, non solo raccontando la storia di quel luogo, ma soprattutto cercando di reinserirlo nel contesto sociale, a cui esso appartiene e restituendo alla comunità parte della storia di quegli anni.

 

Oltre alla bibliografia, Pagnini e Nocentini hanno lavorato alacremente per accrescere cultura e memoria della nostra comunità, una sorta di riappropriazione collettiva di un tassello di storia per lungo tempo dimenticato, e hanno anche continuato ad attrarre l’attenzione degli studiosi su questo doloroso argomento.

 

 

di Cecilia Barbieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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