“Siamo spiati e minacciati”, due famiglie denunciano la vicina di casa

La donna è stata arrestata ma poi rimessa in libertà. Gli avvocati pronti a ricorrere in appello

GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Tutto accade in una tranquilla strada di Grassina, con rapporti di vicinato che dire da incubo è dire poco. Due famiglie raccontano di essere stati presi a male parole per mesi dalla signora che abita a pochi metri da casa loro e che sarebbe arrivata anche a minacciarli.

 

Secondo le accuse la signora avrebbe spiato, fotografato, apostrofato con enorme disprezzo gli abitanti di due abitazioni in zona San Martino. Sono piovute querele, la vicenda è finita in tribunale e la signora è stata prima portata in carcere a Sollicciano e poi ospitata in case di cure psichiatriche. Ma un giudice pochi giorni fa ha sentenziato che “il fatto non sussiste” e la signora è tornata nella sua abitazione come nulla fosse successo.

Gli avvocati delle due famiglie prese di mira sono pronti ora a ricorrere in appello: “La signora è tornata a casa, sembra che ci sia un momento di tregua, non sappiamo quanto durerà. Siamo in attesa di leggere le motivazioni di una sentenza che ci lascia perplessi e siamo pronti a fare appello”, dicono allo studio legale Pellegrini.

 

Tutto ha inizio, per gli assistiti dell'avvocato Valerio Pellegrini, nella primavera del 2015. Loro sono una coppia di sessantenni che è venuta ad abitare in una dependence  avuta in comodato dalla proprietaria (anche lei nel mirino della vicina). Per una qualche ragione la signora, una chimica in pensione, li ritiene “abusivi”, avanza diritti su quella proprietà e si ripetono gli episodi (gli avvocati ne ha annotati almeno una ventina) in cui urlando la vicina li insulta chiamandoli ora “Deficienti” ora “Brutti schifosi” ora “maledetti”.

 

Negli atti del processo si raccontano diversi episodi di aggressioni verbali a cui a volte si sono accompagnate minacce come il 2 maggio 2015 quando la vicina ha in mano un oggetto che poteva essere, secondo i testimoni, una roncola e urla: “Deficiente vuoi capire che te ne devi andare, sennò ci penso io”.

 

Affiancata anche dal marito, ex primario ospedaliero, la signora avrebbe spiato e ripreso con telecamere i suoi vicini e anche i loro ospiti, tra loro un bambino di sei anni che nel vedere la scena si sarebbe anche messo a piangere “Vai a fare in c… te e quella tr… della tua mamma”, avrebbe risposto senza tanti complimenti la chimica come raccontano allo studio Pellegrini.

 

Per qualche mese in quella strada tranquilla di Grassina era tornata la pace. Il 18 novembre 2015 la donna era arrestata, condannata in primo grado insieme al marito per stalking e interferenze illecite nella vita privata.

di Lisa Baracchi

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