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lunedì 26 Settembre 2022
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    A tutela del Punto Tavarnelle: l’appello del Comune, la risposta di tanti cittadini e cittadine

    Il ricamo tipico tavarnellino ha un valore culturale per l'intera comunità. Il Comune lavorerà per conservare e dare valore alla testimonianza di un patrimonio unico al mondo

    BARBERINO TAVARNELLE – Il merletto delle dive del cinema nasce una seconda volta a Barberino Tavarnelle. 

    Compaiono alla spicciolata tra le colonne digitali della pagina Facebook del sindaco David Baroncelli, che si è messo alla ricerca di un tesoro della tradizione a rischio di scomparsa, le ultime eredi del Punto Tavarnelle, il ricamo nato negli anni del Novecento dall’inventiva di una suora che coinvolse e diede lavoro a tante donne del Chianti fiorentino.

    Lo chiamavano il ricamo su carta e riuscì a spopolare talmente nel “lifestyle” degli anni Cinquanta da travalicare i confini nazionali e conquistare lo star system internazionale.

    Furono le grandi dive del cinema, come Audrey Hepburn e Sofia Loren, solo per citarne alcune, ad indossare i capolavori fatti a mano dalle ricamatrici di Tavarnelle che avevano la dolce abitudine di ritrovarsi sull’uscio di casa per dedicarsi ad una grande passione, fatta di perizia e socialità.

    Ogni manufatto realizzato con il punto Tavarnelle è un frammento di vita che porta con sé una storia, una testimonianza che il Comune di Barberino Tavarnelle si propone di raccogliere, conservare e tramandare. 

    Punto Tavarnelle

    Ogni ricamo su carta che emerge dall’oblio del tempo, tirato fuori da un cassetto, da una madia, è il tassello di un archivio della memoria che permette di riflettere sul passato di una comunità la cui ricchezza è data dal livello di coesione sociale, dall’identità che si mantiene vitale nel cuore della tradizione.

    Dai lavori collettivi in piazza, un filo che tirava l’altro esattamente come le chiacchere scambiate sottovoce, quasi sussurrate, da piccoli gruppi di amiche, i ricami spaziano e si mettono in mostra tra le sale del museo d’arte sacra di Tavarnelle, dove sono esposti insieme alle grandi tavole dell’arte medievale, e le case dei barberinesi e dei tavarnellini.

    Non c’è famiglia che non conservi una tovaglia, non abbia arredato la propria abitazione con una tenda impreziosita dai manufatti delle ricamatrici del Punto Tavarnelle.

    “Abbiamo lanciato un post per ricercare le ultime eredi che sapessero ancora mettere in pratica questa splendida testimonianza di manualità che racconta le nostre origini – dice il sindaco David Baroncelli – all’appello hanno risposto tante persone che ringrazio di cuore, nonne e mamme che lo hanno ereditato e lo praticano ancora e altre appassionate, fra le più giovani, che hanno chiesto di creare occasioni e incontri per non disperdere questo patrimonio e imparare a ricamare come si faceva una volta”. 

    Sulla pagina Facebook del primo cittadino pullulano immagini con i capolavori del Punto Tavarnelle, pezzi unici pubblicati dalle cittadine di Barberino Tavarnelle che conservano orgogliosamente nei propri ambienti domestici quali pregiati ricordi di famiglia.

    Il Punto Tavarnelle ha un valore culturale per l’intera comunità. Non solo favorì l’occupazione femminile incrementando il lavoro professionale ma permise il raggiungimento di obiettivi di emancipazione e indipendenza economica e morale alle giovani di allora che nel dopoguerra dovettero imparare, e anche in fretta, l’arte dell’arrangiarsi.

    Il museo d’arte sacra, adiacente alla Pieve di San Pietro in Bossolo, gestito dalla parrocchia di Tavarnelle e dagli Amici del Museo di Tavarnelle, custodisce le testimonianze di quasi un secolo fa.

    Gli antichi ambienti dello spazio museale accolgono scarpe, articoli da corredo, tovaglie, copriletti, tende, tovaglioli, asciugamani, lenzuola, abiti da sposa, abbigliamento per il bebè.

    La cultura dell’ago e filo continua a sopravvivere e diventa opera d’arte grazie ad alcune anziane alle soglie dei cento anni che creano ancora e sferruzzano desiderose di trasmettere i loro segreti e dare un futuro al grande amore per il ricamo.

    “La memoria è quel grande laboratorio sempre attivo al quale ci rivolgiamo per conoscere e comprendere il nostro passato e orientare la direzione del nostro domani – continua il primo cittadino – saperlo valorizzare e ritrovarlo significa tessere e ricucire, mettere insieme tutti i fili per rendere più forte e unita la tela dei nostri ricordi”.

    “Lavoreremo perché di questo sapere si conservi testimonianza – conclude il sindaco – per dare valore all’essenza dello stare insieme perché, come diceva Cesare Pavese, un paese vuol dire non essere soli”.

    Ricamatrici alla Sambuca, anno 1955

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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