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martedì 28 Giugno 2022
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    Pietro di Giovannantonio: l’esperienza con gli Hare Krishna, il pittore come… fotografo

    BONAZZA (TAVARNELLE) – Apre le porte di casa al Gazzettino del Chianti Pietro di Giovannantonio, pittore di origine napoletana trasferitosi in Toscana negli anni Ottanta. Un uomo che della sua più grande passione ha fatto un lavoro.

    Ciò che colpisce subito anche dall’esterno è la casa stessa, tutta particolare. Infatti è da circa vent’anni che Pietro, insieme ai suoi due figli, vive nella torre di Bonazza, suggestiva frazione di Tavarnelle.

    Dalla torre il panorama è spettacolare: si ha una visione a 360 gradi del paesaggio circostante. Una distesa infinita di colline, disturbata soltanto dal volo degli uccelli.

    Ma questo non è soltanto un posto in cui godere della splendida vista e “staccare la spina” dagli impegni quotidiani. Per Pietro è uno studio, un laboratorio. E lo si capisce dal pavimento schizzato di colore, dai pennelli sparsi per terra e, cosa più evidente, dal cavalletto su cui sta una tela ancora incompleta.

    “Rappresenta – spiega il proprietario della torre – la posizione del pittore nella società contemporanea. Il soggetto tiene in mano due pennelli e ha uno sguardo pensieroso, quasi assente. Prima l’artista era anche filosofo ed intellettuale. Invece adesso riveste un ruolo del tutto marginale, si sente escluso”.

    A Napoli Pietro ha frequentato il Liceo Artistico e poi l’Accademia delle Belle Arti. Di questa ricorda con particolare affetto l’insegnante, fermo sostenitore della pittura intellettuale. Giunto in Toscana, si è avvicinato alla cultura orientale facendo esperienze di yoga con gli Hare Khrishna ed occupandosi dell’illustrazione dei testi antichi di questa religione presso l’Accademia di San Casciano.

    Ha partecipato a molti concorsi nazionali, tra i quali la mostra “Arte per la pace” presso Palazzo Venezia a Roma e quella collettiva di Genova.

    Un amico ne ricorda con orgoglio la vittoria per due anni consecutivi, rispettivamente nel 2010 e nel 2011, del primo premio nell’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta, che si propone di diffondere in Italia la cultura vedica. Inoltre Pietro è considerato il migliore a livello internazionale nel riprodurre i quadri raffiguranti Swami Prabhupada, fondatore del movimento Hare Khrishna.

    “Punto di riferimento per me – ci dice Pietro – è la grande scuola italiana. In particolar modo mi identifico con i pittori veneziani, grandi coloristi, e con quelli napoletani, per via della loro versatilità. Basti pensare a Luca Giordano, che ha lavorato a dipinti così diversi tra di loro”.

    “Io stesso – prosegue – sono intellettualmente curioso nella pittura. Apprezzo tutta l’arte: mi occupo di quella classica, moderna ed orientale. Sebbene cambino i soggetti, l’elemento di coerenza è rappresentato dallo stile, sempre italiano”.

    “Ormai – conclude – non è più possibile dare una definizione di arte. Però posso provare a descrivere come la vedo io. Secondo me, il pittore non è un fotografo che immortala una scena. Il pittore è un interprete della realtà, è colui che inserisce nella propria opera uno stato d’animo, un’atmosfera, un’emozione”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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