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venerdì 14 Giugno 2024
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    Dai ricordi di famiglia affiora un tesoro del passato: i disegni originali del Punto Tavarnelle di zia Zelinda

    Il nipote ha donato al Comune di Barberino Tavarnelle decine di bozzetti, schizzi e disegni degli anni Trenta e Cinquanta

    BARBERINO TAVARNELLE – Elementi geometrici, decorazioni floreali, putti danzanti, animali fantastici e frutti della terra.

    alternati ad uno dei soggetti più diffusi del Punto Tavarnelle, quello della coppia, figure maschili e femminili che si incontrano, di profilo, mano nella mano, simbolo di unioni affettive, usato generalmente per il corredo della sposa.

    Con il ricamo sul foglio, come veniva chiamato alcuni decenni fa, le ricamatrici di Barberino e Tavarnelle tradussero la loro passione in una professione regolarmente retribuita.

    Si ritrovavano davanti all’uscio di casa, lavoravano su commissione per attività commerciali e imprenditoriali, come la celebre casa di moda Ferragamo, e creavano con il capo chino, il chiacchiericcio nelle orecchie che rimbalzava da una sedia all’altra e le mani che andavano più veloce della parola.

    Portando avanti una tradizione nata agli albori del Novecento per iniziativa di una suora che la insegnò per anni alle allieve dell’asilo Vincenzo Corti.

    Erano le prime artigiane del Chianti a dare vita a veri e propri capolavori in pizzo, si ispiravano alla natura, alla bellezza e all’armonia delle forme, alla vita del secolo scorso con le tutte le sue sfumature, laiche o religiose.

    E se i ricami, mirabile alternanza di “rete” e “sodo”, sono entrati a far parte di un patrimonio culturale collettivo, tramandato di generazione in generazione, a tal punto che oggi sono diffusi nelle chiese e presenti quasi in ogni casa di Barberino Tavarnelle ad arredare e arricchire ambienti, mobili, accessori, le testimonianze dei progetti su carta gialla dai quali il pizzo locale nasce sono sempre più rare.

    Sugli “incunaboli” del Punto Tavarnelle, bozzetti, schizzi tratteggiati a china su fogli spessi simili a quelli usati dal macellaio, c’è una sorta di percorso “archeologico” della memoria ancora tutto da scoprire e portare alla luce.

    I disegni, risalenti agli anni Trenta e Cinquanta, elaborati a mano libera dalle stesse ricamatrici che ancor prima di usare l’ago e il filo creavano e sperimentavano l’architettura dell’opera in chiave artistica, si sono persi nel tempo.

    Ma c’è sempre qualcuno che conserva e custodisce i ricordi di famiglia e dal passato fa emergere un piccolo grande tesoro che fa tornare indietro nel tempo.

    Daniele Camiciottoli, nipote di Zelinda Cocci, venuto a conoscenza della scuola “Impara l’arte… col Punto Tavarnelle”, progetto formativo sul ricamo lanciato dal Comune di Barberino Tavarnelle e gestito da Chiantiform, ha pensato di donare al sindaco decine di disegni dell’epoca in cui la zia, scomparsa da anni, con il talento e le competenze analoghe a quelle di una stilista appassionata di arte, come una pittrice del ricamo, produceva e creava.

    Un prezioso tassello del pizzo fatto a mano che comprende non solo le raffigurazioni grafiche con i soggetti più diversi, tra la cui la tomaia della nota scarpetta indossata dalle dive di Hollywood negli anni Cinquanta, ma anche alcune lettere che documentano l’attività professionale, il costo dei manufatti, le trattative con i committenti, tracce di rilievo che attestano il peso specifico di un mestiere al femminile che più di mezzo secolo fa apriva la strada economica, morale e sociale a molte donne del paese.

    Dalla donazione è scaturita l’idea di arricchire la collezione del Punto Tavarnelle, presente nello spazio museale della Pieve di San Pietro in Bossolo, gestito dagli Amici del Museo di Tavarnelle, con una specifica sezione atta ad accogliere i disegni originali prodotti dalle ricamatrici del passato.

    E’ così che dal sindaco di Barberino Tavarnelle, David Baroncelli, ha preso avvio una nuova ricerca volta a scavare nell’antica tradizione del Punto Tavarnelle.

    Con un appello rivolto alle famiglie invitate a cercare nel proprio passato, a  mostrare e mettere a disposizione delle aspiranti ricamatrici i noti fogli di carta gialla dai quali emerge la creatività delle merlettaie di una volta.

    Il progetto è attualmente attivo con tre corsi aperti da qualche mese e frequentati da circa 65 persone.

    Dal palazzo comunale si sottolinea “il carattere identitario del ricamo che fonde storia, artigianalità, cultura condivisa e crea nuove prospettive di promozione e valorizzazione delle tradizioni e delle abilità locali nelle quali affondano le radici del territorio di Barberino Tavarnelle e dell’intera area del Chianti”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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