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domenica 21 Luglio 2024
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    Don Razvan Laurescu: andiamo “scoprire” il nuovo parroco di Tavarnelle

    Ha sostituito una "istituzione" come don Franco Del Grosso. Classe 1980, arriva dopo una splendida esperienza parrocchiala e Carraia, Casaglia e Legri

    BARBERINO TAVARNELLE – A inizio settembre, con l’arrivoo di don Razvan Laurescu, si è aperto un nuovo capitolo per la parrocchia dei SS. Pietro e Lucia a Tavarnelle.

    Essendo trascorsi già tre mesi e mezzo dall’inizio dell’incarico, molti tavarnellini hanno già avuto modo di conoscere (e apprezzare) il nuovo parroco, arrivato a sostituire una “istituzione” come don Franco Del Grosso.

    Gli chiediamo se voglia fare due chiacchiere con il giornale, per presentarlo “ufficialmente” a tutta la comunità. E, seppure non sia solito parlare di sé, gentilmente si concede.

    Classe 1980, originario della Romania, don Razvan ci racconta di aver maturato la decisione di diventare sacerdote in parrocchia, a quindici anni, facendo il chierichetto.

    Dopo aver frequentato il seminario minore in Romania, nel 2001 è arrivato in Italia, precisamente a Firenze. Dove ha completato la sua formazione studiando teologia.

    Divenuto sacerdote nel 2006, negli ultimi nove anni è stato parroco a Carraia, Casaglia e Legri, nel comune di Calenzano.

    Qui ha dato e ricevuto tanto affetto. E, in costante collaborazione con i parrocchiani, come un’orchestra che segue i cenni del direttore, ha fatto tantissime cose.

    A partire dalla settimana di oratorio per i bambini per arrivare al campo scuola in montagna, solitamente sull’Abetone, insieme ai ragazzi.

    Passando per la Giornata mondiale della gioventù a Lisbona, quest’estate, e il viaggio in Romania nel 2019, a Iași, la città di origine del don.

    “Abbiamo unito l’utile al dilettevole – ricorda quei bei momenti – Abbiamo prestato servizio con la Caritas e abbiamo visitato il Paese, immergendoci nella storia, nell’arte e nei sapori locali. Conoscere una realtà diversa apre la mente”.

    In Romania don Razvan ha tutta la sua famiglia: la mamma, la sorella, il fratello e i due nipoti. Ma in un certo senso anche qua in Italia ne ha una, anzi, più di una: “Nelle parrocchie in cui sono stato ho trovato tante persone che mi hanno fatto sentire come a casa”, ci confida.

    Qualche mese fa il vescovo gli ha indicato un altro luogo in cui ricostruire il suo “nido”, appunto Barberino Tavarnelle, per certi versi simile a Carraia: “A Carraia – dice – si fermavano i carri e i cavalli prima di affrontare la salita verso il Mugello. Tavarnelle era un punto di ristoro sulla via Cassia”.

    Gli chiediamo le sue prime impressioni sui tavarnellini: “C’è ancora timidezza – risponde – Ci stiamo studiando reciprocamente: credo che sia necessario un tempo di conoscenza. Per quel che ho potuto vedere, c’è tanta partecipazione”.

    Anche se è prematuro parlarne, il discorso va su eventuali idee e progetti: “La parrocchia è una famiglia di famiglie – dice – Una realtà in cui tutti dobbiamo capire cosa possiamo dare, perché non possiamo soltanto prendere”.

    “Inoltre – aggiunge – dobbiamo comprendere qual è la nostra identità, che cosa possiamo dare in più rispetto a quello che possono dare gli altri: partire da Gesù e tornare in Gesù”.

    Cosa si augura? “Riscoprire il senso di appartenenza e vivere le cose con gioia”, ci risponde don Razvan, con la sua naturalezza e delicatezza.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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