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lunedì 20 Maggio 2024
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    “L’orso e la proposta di matrimonio”. Uno spettacolo toccante sulle relazioni umane

    Il debutto stasera al Cinema Teatro della Filarmonica di San Donato in Poggio. I due atti unici, curati alla regia da Francesco Mattonai, sono ispirati ai capolavori di Cechov

    SAN DONATO IN POGGIO (BARBERINO TAVARNELLE) – Due diverse opere, due capolavori del grande Anton Cechov, “L’orso” e ‘La proposta di matrimonio”, rinascono attraverso un fine e originale espediente drammaturgico in un’unica commedia per la regia e l’adattamento di Francesco Mattonai.

    È la nuova produzione siglata da Teatro Riflesso, affermata scuola di teatro e compagnia teatrale residente a Barberino Val d’Elsa, che andrà in scena questa sera, venerdì 10 marzo, alle ore 21 al Cinema Teatro della Società Filarmonica “Giuseppe Verdi” di San Donato in Poggio.

    Sul palcoscenico chiantigiano, dopo una pausa di tre anni, causata alla pandemia, il ritorno degli storici interpreti della compagnia fondata nel 2008.

    Si tratta di Alessandro Scavone, che da 15 anni porta avanti l’attività artistica, produttiva e formativa, in quanto ideatore di un’esperienza creativa che oggi conta centinaia di allievi distribuiti nelle sei sedi tra Val di Pesa e la Val d’Elsa, e i compagni di avventura Alessio Buti e Irene Biancalani.

    Al centro della lente di ingrandimento sui vizi e le virtù del contesto sociale dell’epoca, spicca il tema della distanza relazionale.

    Da un lato nel primo atto, “L’orso”, i personaggi, sfaccettati finemente, caratterizzati da una cifra prettamente grottesca, partono da due punti distanti fra loro, da due dimensioni emotive, arrugginite dalla solitudine e dall’incapacità di comprendere empaticamente il prossimo, per poi battuta dopo battuta incontrarsi, prendersi per mano ed innamorarsi.

    Nel secondo, “La proposta di matrimonio”, i cui toni comici si fanno più fragorosi e immediati, succede l’esatto contrario.

    La coppia protagonista, avida al punto da non riuscire a vivere e condividere sentimenti ed emozioni vere, autentiche, anziché approdare alla promessa d’amore, come lascerebbe presupporre la storia già dal titolo dell’atto, finisce per precipitare nell’ambiguità, nella paura e vestire i panni del peggior fallimento che la relazione umana possa conoscere: l’incomunicabilità e l’individualismo, la rottura di ogni valore che nutre il dialogo del vivere civile fondato sul rispetto, la fiducia reciproca.

    Alessandro Scavone

    “Seppur non abbiamo mai interrotto l’attività di formazione teatrale che anche nel periodo più complesso e stringente della pandemia si è tenuta on-line – spiega Alessandro Scavone – questo per noi rappresenta un emozionante ritorno sulle scene, il debutto di una produzione che avevamo preparato e voluto fermamente poco prima che partisse l’emergenza sanitaria, poi bloccata dai fatti che tutti conosciamo”.

    “Siamo felici di poter condividere la nostra grande passione per il teatro e la gioia di mettere in scena uno spettacolo – continua Scavone – che, attraverso il registro comico, pacato nella prima parte, palese e travolgente nella seconda, parla, racconta, narra della vita e delle complessità dei rapporti interpersonali a tutte le età, ad ogni latitudine in termini di tempo e di spazio”.

    “Abbiamo lavorato molto sulla caratterizzazione dei personaggi, sulle dinamiche fisiche, sul movimento – sottolinea – sono felice di aver messo a frutto un’esperienza, ispirata culturalmente dalla lettura dei testi di Cechov che adoro, e di averla tradotta in un nuovo allestimento insieme agli insegnanti storici di Teatro Riflesso che ringrazio per tutto il lavoro realizzato in questa occasione e nel corso degli anni, Irene Biancalani e Alessio Buti”.

    “A loro e al regista Francesco Mattonai – conclude – va tutto il mio apprezzamento e il desiderio profondo di continuare a collaborare, produrre, creare, riempire di emozioni e verità lo specchio della vita che la potenza espressiva del teatro sa riflettere e comunicare con il sorriso”. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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