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lunedì 27 Giugno 2022
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    “Non fu stalking”: Comune di Barberino Tavarnelle perde causa contro un geometra di Poggibonsi

    Risaliva ai tempi del Comune di Barberino Val d'Elsa, che aveva vinto in primo grado. Appello e Cassazione hanno ribaltato tutto. Il legale del professionista: "Ha vissuto molto male questa vicenda"

    BARBERINO TAVARNELLE – Con la definitiva sentenza della Corte di Cassazione, pochi giorni fa si è conclusala vicenda processuale in cui è stato coinvolto Massimo Grisanti.

    Il geometra 53enne di Poggibonsi, accusato di “stalking” ai danni dell’allora Comune di Barberino Val d’Elsa, è stato dichiarato innocente dalla Corte d’Appello e ora anche dalla Cassazione.

    Il 6 marzo 2018 il Tribunale di Firenze accusò Grisanti del reato di interruzione di pubblico servizio. In quanto, nei sei anni compresi tra il 2011 e il 2017, il professionista aveva inviato numerosi fax, lettere e mail agli uffici del comune e aveva chiesto frequentemente di accedere agli atti.

    E lo condannò, oltre che al pagamento delle spese processuali, alla pena di sei mesi di reclusione. Con la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento di 5.000 euro a titolo di provvisionale da versare alle parti civili.

    Stando alle motivazioni del Tribunale di Firenze, il geometra “con richieste continue e spesso immotivate di accesso agli atti formulate ai sensi dell’articolo 22 della legge n. 241 del 1990 in relazione a cinque vicende indicate nel capo di imputazione, turbava gravemente la regolarità dei servizi del comune di Barberino Val d’Elsa e, in particolare, dell’area urbanistica di tale comune, impegnando nella loro totalità i servizi tecnici e legali dell’ente”.

    Nel capo di imputazione si legge, per esempio: “Trasmetteva 22 fax e mail tra il 19/7 ed il 21/7/2011 al sindaco, uffici comunali e polizia municipale del citato comune”.

    E ancora: “Dal 16/7/2012 al 11/10/2013 trasmetteva per lettera e svariati fax ai citati uffici richieste di ordinanza”.

    Poi: “Trasmetteva 10 fax ai citati uffici tra il 24/7/2012 ed il 4/2/2013 con perentorie richieste di accesso agli atti”.

    Dunque un’iniziale vittoria del comune di Barberino Val d’Elsa, costituitosi parte civile nel processo.

    “Una vicenda complessa – dissero dal palazzo comunale l’8 marzo 2018 – che ha turbato e danneggiato la regolarità dei servizi. E che adesso può ritenersi giuridicamente definita “.

    “È stata una condotta professionale contro l’amministrazione comunale di Barberino Val d’Elsa – aggiunse l’allora sindaco Giacomo Trentanovi – attaccata direttamente sia nella parte politica che in quella amministrativa, rivolgendo accuse specifiche ai dipendenti degli uffici e intralciando l’ordinaria attività amministrativa”. 

    “L’amministrazione e la comunità barberinese è stata danneggiata – rimarcò – e dovrà essere risarcita”. 

    “È fondamentale – concluse il primo cittadino – che questa vicenda sia stata riconosciuta da una sentenza del Tribunale di Firenze e possa giungere ad una conclusione positiva nei confronti della pubblica amministrazione e del lavoro svolto in tutti questi anni con professionalità, attenzione e competenza da parte dei dipendenti e dei dirigenti dell’area urbanistica e lavori pubblici del comune di Barberino”.

    Invece Appello e, infine, Cassazione, hanno sconfessato la sentenza di primo grado.

    Un anno fa (precisamente il 17 febbraio 2020), la Corte d’Appello si espresse in tutt’altro modo, assolvendo Grisanti dal reato a lui ascrittogli. E le motivazioni sono ben chiarite dalla sentenza, di cui di seguito si riportano alcuni passaggi nodali.

    “In primo luogo – scrisse la Corte – è emerso che tutte le questioni che venivano sollevate nelle istanze proposte dall’attuale imputato erano legittimamente rivolte a sollecitare la pubblica amministrazione a procedere ad accertamenti e valutazioni previste dalla legge”.

    “In tal senso – proseguiva – il numero di istanze e/o la loro complessità tecnica e le conseguenti difficoltà che creavano ai dipendenti per esaminarle e rispondere, così come lo “stato d’ansia” che le richieste così avanzate potevano generare nei dipendenti comunali, non costituiscono ragioni valide per rendere l’esercizio di un’attività legittima un reato”.

    “Dall’istruttoria svolta – scriveva ancora la Corte in secondo grado di giudizio – non è emerso neppure che Grisanti Massimo aveva invaso una pluralità di uffici o servizi comunali, perché le comunicazioni e le istanze proposte dal medesimo erano indirizzate agli organi comunali competenti per materia rispetto al loro contenuto”.

    “I testimoni esaminati – si leggeva – hanno riferito che l’ufficio comunale non è mai stato costretto a chiudere al pubblico anticipatamente a causa della condotta di Grisanti Massimo né che, in conseguenza dei colloqui che gli impiegati intrattenevano con il medesimo a causa delle sue istanze, si formavano “lunghe code” che congestionavano l’ufficio impedendone il loro normale funzionamento”.

    “E’ emerso – scriveva ancora la Corte – che l’attuale imputato si comportava educatamente nei confronti degli impiegati, che seguiva il regolare protocollo. E’ pacifico che il geometra Grisanti agiva in veste di consulente incaricato da soggetti effettivamente interessati alle vicende”.

    Pochi giorni fa, esattamente l’11 febbraio, la corte di Cassazione ha confermato definitivamente l’assoluzione di Grisanti, condannato al pagamento delle spese processuali il comune di Barberino Val d’Elsa (oggi Barberino Tavarnelle).

    Che ha già provveduto a restituire a Grisanti i 5.000 euro corrispondenti alla provvisionale da lui erogata.

    “Grisanti ha vissuto molto male la vicenda perché è un soggetto che si dà molto da fare sul territorio – a parlare è Antonio Voce, legale del geometra – E’ una persona molto legata alle istituzioni. Lavora con estrema passione ed è sempre alla ricerca della verità”.

    “Il suo interesse per l’urbanistica lo ha portato spesso a scontrarsi con diversi Comuni della zona – prosegue – a cui chiede, nei tempi e nei modi previsti dalla legge, una serie di questioni complicate (conosce molto bene la materia di cui si occupa), per le quali spesso i Comuni vanno in difficoltà”.

    “Come detto dalla Corte d’Appello – aggiunge – non c’è stata interruzione di pubblico servizio da parte di Grisanti. La sua è stata una richiesta corposa, ma sempre lecita”.

    “Dall’azione del Comune di Barberino Val d’Elsa – conclude il legale – altri Comuni si sono fatti forza. Con questi sono in corso altri procedimenti: uno su Siena, un altro su Firenze. Ma ormai la Cassazione ha creato un precedente: aspettiamo di leggerne le motivazioni”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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