domenica 9 Maggio 2021
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    “Quando a Tignano si giocava il torneo di calcetto”: fra ricordi, nostalgia, emozioni

    Il borgo diviso in quattro rioni "inventati di sana pianta", giocatori dai 14 ai 60 anni, don Marchiotto che accetta di fare l'arbitro: il racconto di Giacomo Luddi

    TIGNANO (BARBERINO TAVARNELLE) – Condividiamo con piacere un bellissimo ricordo, nostalgico ed emozionante, del torneo di calcetto che negli anni Novanta ha animato la frazione di Tignano, dove si svolgeva, e non solo.

    A tratteggiare questo quadro, dal sapore amarcord, è Giacomo Luddi: avvocato, classe 1971, tignanese “doc”.

    Una volta sposato, si è trasferito prima a Firenze e poi a San Martino a Cozzi, (dove abita tuttora), ma Tignano ce l’ha nel cuore.

    “Avevo dimenticato quasi tutti i particolari, ma un amico me li ha fatti ricordare”. Inizia così il flashback di Giacomo di quegli anni felici.

    Entra nel vivo: “A Tignano nel 1990 arrivano, nella proprietà parrocchiale, il mitico campino di calcio in terra battuta e la pista di pattinaggio”.

    “Ci viene l’idea di istituire un torneo di calcetto – racconta Giacomo – Io e Riccardo Casamonti (il regista vignaiolo, lo raccontiamo qui), entrambi poco più che ventenni, andiamo casa per casa all’ora di cena a chiedere chi vuole partecipare”.

    “Dividiamo sulla carta il paese in quattro rioni – ricorda – inventandoli di sana pianta: la Chiesa, “Pianponzi”, la Piazza, il Castello. I rioni diventano le quattro squadre di calcio”.

    “Riusciamo a convincere quasi tutti – prosegue – I giocatori vanno dai 14 ai 60 anni. D’altra parte la popolazione non è molta e devono giocare quasi tutti perché la cosa sia fattibile”.

    “Qualcuno ha i piedi buoni – sorride – ma un fisico compromesso dall’età o dagli eccessi. Altri non hanno cognizione di come si calci un pallone. Non ha importanza. Qualcuno ha detto di sì controvoglia, ma è tardi per tirarsi indietro”.

    “Una volta prese le adesioni e le quote di partecipazione, si acquistano magliette e trofei. Mancano il regolamento e l’arbitro – prosegue Giacomo – A Riccardo viene l’idea di convincere il mitico don Marchiotto. Sì, l’arbitro sarà lui, vera istituzione super partes. Don Marchiotto accetta. La sua adesione contribuisce a convincere gli ultimi indecisi”.

    La mente continua a viaggiare: “Quando inizia il torneo, comincia ad animarsi tutta la popolazione. La prima partita suscita molta curiosità, ma è dalla seconda che il pubblico comincia a schierarsi, tanto che i rioni, creati dal nulla sulla carta, sembrano ormai contrade storiche del palio di Siena”.

    “In men che non si dica abbiamo bambini e anziani ad aspettare tutte le sere il torneo – ogni dettaglio è, ora, vivido – Alla “Capannina” si comincia a friggere zonzelle da distribuire sugli spalti. L’Ornella (venuta a mancare un anno fa, la raccontammo qui) rifornisce i gelati da gustare durante l’esibizione. I calciatori iniziano a giocare alla morte: vincere ormai è questione di rispetto verso il proprio rione”.

    “Il paese si accende – dice ancora Giacomo – prende vita, e da allora tutti gli anni il torneo di Tignano diventa istituzionale. Gli spettatori arrivano anche da Tavarnelle e Barberino”.

    “Ma il vero colpo di genio – dice ancora, con orgoglio – è l’idea di istituire la giuria di qualità: il regolamento prevede che sia una commissione formata anche da anziani del paese appassionati di calcio ad attribuire un punteggio per il premio del miglior giocatore del torneo”.

    “Il dibattito tecnico pre-partita e post-partita diventa un rituale irrinunciabile – sembra ieri, per Giacomo – Così “Tellino” (che non c’è più…) e lo zio Gigi (oggi 98 anni!), ogni anno, a primavera, cominciano a chiedere: Quando lo fate i’ torneo? Che giocatori ci sono quest’anno?”.

    “Di tutto questo non rammentavo alcuni dettagli – riprende – Il torneo non c’è più da moltissimo tempo, ormai”.

    “Dietro a quell’avventura non c’era nessun interesse economico – precisa – C’era solo tanta voglia di vita, il desiderio di appartenere a qualcosa: un desiderio che tutti possiedono, ma che soltanto i giovani sono in grado di accendere davvero”.

    Un pensiero speciale va a quei tignanesi che, purtroppo, sono venuti a mancare: “Ho ancora in mente sulle panchine ad aspettare il fischio d’inizio soprattutto chi oggi non c’è più, anche se li vedo felici ancora lì: l’Ornella, la mamma e la mia nonna Maria, il grande “Tellino” e lo straordinario Fabio Eleuteri, che dalla seconda edizione arbitrò con classe indossando sempre le sue mitiche ciabatte”.

    “E infine il grande “Giacomino” (Giacomo Meratti) – ci tiene ad aggiungere Giacomo Luddi, non senza commozione – un ragazzo che ha sempre giocato e che, purtroppo, è venuto a mancare giovanissimo, il 13 giugno 1998. Da allora il torneo di Tignano fu chiamato “Il torneo di Giacomino””. 

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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