BARBERINO TAVARNELLE – L’incontro che, sabato pomeriggio, ha visto protagonisti Vito Mancuso, teologo e filosofo, e don Alfredo Jacopozzi, docente della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, è stato senza dubbio uno degli eventi più profondi e intensi, accolti negli spazi della biblioteca comunale “Ernesto Balducci” dalla sua riapertura, avvenuta poco meno di due anni fa.
L’occasione, offerta dalla presentazione dell’ultimo libro di Mancuso, “Gesù e Cristo”, ha lasciato il segno nel folto pubblico che ha preso parte all’evento, promosso e organizzato dal Comune di Barberino Tavarnelle, stimolandolo al dibattito, al confronto e alla riflessione.
Una presenza significativa della comunità , attestata dall’interesse e dall’attenzione di circa duecento persone, distribuite nelle due ampie sale letture dell’edificio di piazza Matteotti.
Sul felice esito dell’iniziativa si è espresso il sindaco David Baroncelli.
“La sorprendente partecipazione all’iniziativa – dichiara – per la quale abbiamo dovuto attivare anche un collegamento streaming nella sala “Marina Baretta”, al piano terra, per poter accogliere il pubblico e rispondere a tutte le richieste di prenotazione, è un elemento che ha caratterizzato l’iniziativa e che ci riempie di soddisfazione”.
“Ho notato con sommo piacere – riflette il primo cittadino – che qualcosa sta mutando nelle relazioni, sempre più dirette, reali, empatiche, affini al mondo delle emozioni e nel coinvolgimento a tutto tondo della comunità nei percorsi culturali che proponiamo”.
“Esserci, partecipare, intervenire diventa fondamentale per il benessere del singolo e della collettività – aggiunge – Credo si possa parlare di un atteso ritorno al desiderio di uscire di casa, di abbandonare la comfort zone e rimettersi in gioco, di prendere contatti con la realtà senza filtri, stanchi della dimensione virtuale che ha scandito per troppo tempo la nostra quotidianità , esasperati da ciò che abbiamo vissuto nel dopo Covid”.
“L’incontro con Vito Mancuso e don Alfredo – entra nel dettaglio – ci ha riempito di interrogativi, temi esistenziali da approfondire, abitare, attraversare nella complessità della nostra coscienza e nella relazione che ogni giorno siamo chiamati a costruire con la dimensione spirituale che connota la natura umana”.
“Da questo evento – tira le somme – ne sono uscito arricchito, mi accompagna la sintesi che per vivere qui, ora, in pace con noi stessi e il mondo, dobbiamo lasciarci guidare dal rispetto e dal dialogo verso l’altro, principi che dobbiamo insegnare e trasmettere come comunità educante sin dall’età dell’infanzia, dall’unicità che si valorizza con la ricchezza della diversità , dall’ascolto reciproco, dalla consapevolezza che il futuro dell’umanità dipende dall’energia che ciascuno di noi sarà in grado di infondere nell’attuazione concreta della parola pace e nel superare tutto ciò che ci allontana dall’idea del bene comune”.
“Un’umanità che non si caratterizza per il colore della pelle – conclude Baroncelli – il genere, l’estrazione sociale, l’appartenenza politica, la fede religiosa, ma per la sua capacità di accogliere, comprendere, migliorarsi moralmente ed eticamente”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA



































