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domenica 26 Giugno 2022
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    Vigili del fuoco, sono tornati a casa gli “angeli” di Rigopiano: c’era anche un tavarnellino

    Le telecamere Rai al loro rientro. Riccardo Leoncini: "Estrarre quel bambino... come vedere nascere un figlio"

    TAVARNELLE – C’erano anche le telecamere del TGR della Rai della Toscana oggi, lunedì 23 gennaio, al rientro delle squadre dei vigili del fuoco di Firenze e Pisa, di ritorno a casa dopo i giorni della grande fatica nelle operazioni di salvataggio all’Hotel Rigopiano.

    Un luogo che ormai ognuno di noi ha, purtroppo, da giorni presente nella sua quotidianità. La neve, le scosse di terremoto, la valanga che travolge tutto in uno scenario surreale. Poi le prime squadre nella notte, sugli sci.

    L’alba del giorno dopo, spettrale. E le ricerche, le polemiche, chi ce l’ha fatta, chi invece no. Chi (tantissimi) ancora è disperso. Con le loro famiglie che vivono un’angoscia totale. Indescrivibile.

    Facce stanche quelle dei vigili del fuoco dell’unità specializzata per questo tipo di ricerche (Usar). Scendono dai mezzi come se tornassero da una battaglia. Durata cinque giorni che sembrano una vita intera.

    Facce piene di tutte quelle ore in mezzo alla neve, alle macerie, attaccati a un filo di speranza che per nove persone (più le due che non sono rimaste sotto la valanga) per fortuna si è trasformato in realtà.

    A rendere possibile questa trasformazione i tanti, tantissimi, che hanno lavorato (e stanno lavorando) senza sosta, senza sentire la fatica, la paura, il dolore.

    Uomini del soccorso alpino, dei nuclei speleologici, carabinieri, finanzieri… . E, appunto, vigili del fuoco. Del resto si sa, come dice quel coro… “Il pompiere paura non ne ha”.

    Fra loro anche un tavarnellino, un vigile del fuoco che molti conoscono per il suo senso del dovere, l’altruismo, anche la battuta sempre pronta: Riccardo Leoncini, detto “Leo”.

    E’ lui a rispondere alla prima domanda davanti ai microfoni di Rai 3. E la sua risposta… dice tutto: “Personalmente il ricordo è di quando ho tirato fuori il bambino fra le macerie. Mi ha abbracciato per essere tirato fuori. E lì è come se fosse nato un altro figlio”.

    “In questa tragedia per ora anche una vita trovata – dice un suo collega, ricacciando indietro le lacrime – è energia, è forza, è emozione”.

    Chiude ancora Riccardo Leoncini, rispondendo alla domanda: è più il sollievo di tornare dalle famiglie o il rammarico di non essere rimasti lì?

    Sorride Riccardo. Un sorriso stanco con gli occhi che però brillano. E che dicono che, nonostante tutto, nonostante la stanchezza, la fatica, sarebbe già pronto a ripartire.

    “Bella domanda – risponde con sincerità – Il cuore è rimasto laggiù, con i colleghi che sono lì. Dopo cinque giorni 24 ore al giorno però è veramente dura. Penso che in cinque giorni avremo dormito una decina d’ore e mangiato tre panini…”.

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