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sabato 13 Agosto 2022
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    “L’agonia del torrente Arbia, dove non ci si trova d’accordo neanche per salvare i pesci dalla siccità”

    "L'odore malsano dell'acqua stagnante, un brodo tiepido dove ancora ci sono in movimento cavedani, trote, barbi, sospesi in quel poco spazio fra il fondo e il pelo del torrente"

    CASTELNUOVO BERARDENGA – Riceviamo e pubblichiamo dal sempre attentissimo Andrea Pagliantini, una vera e propria “sentinella” nel territorio del Chianti senese.

    Lo strazio e il grande scempio che ebbe l’Arbia quando le sue acque si tinsero di rosso, per lo scontro, nella piana di Montaperti fra le truppe fiorentine e senesi, nel 1260, ha, in epoca attuale, lo strazio e il grande scempio di un letto del torrente che si percorre normalmente con un buon paio di scarpe da trekking, con qualche pozza, più o meno grande, piena di muschio.

    L’odore malsano dell’acqua stagnante, un brodo tiepido dove ancora ci sono in movimento cavedani, trote, barbi, sospesi in quel poco spazio fra il fondo e il pelo del torrente.

    La grande siccità, sta distruggendo anche le forme di vita tipiche dei nostri corsi d’acqua.

    E ciò in altre parti della Toscana, viene evitato, con l’aiuto di volontari, della polizia provinciale, di associazioni di pescatori, che tolgono i pesci dai torrenti in secca e li portano negli invasi più vicini e accoglienti.

    Per il torrente Arbia, non avviene niente di tutto questo e il rimbalzo di competenze (che sono sempre altrui) che si potrebbe scatenare, non è certo molto edificante.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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